The Blank ha realizzato il catalogo THE BLANK CONTEMPORARY ART VOL. 1, edito in occasione dei primi sette anni di attività del network.
Il volume documenta, attraverso testi e immagini, tutti i progetti realizzati e le attività svolte dai membri della rete di The Blank, testimoniando il fermento culturale che ha contraddistinto Bergamo.
Una sezione è dedicata alle dichiarazioni di amici, artisti, collezionisti, curatori e critici con cui The Blank ha avuto il piacere di collaborare in questi anni.
13 artisti hanno contribuito alla realizzazione di altrettante copie, rese uniche da un intervento dedicato:
Apparatus 22, Salvatore Arancio, Dario Bitto, Gabriele De Santis, Oscar Giaconia, May Hands, Israel Lund, Diego Marcon, Andrea Mastrovito, Francesco Pedrini, Erik Saglia, Giuseppe Stampone, Josh Tonsfeldt.
[ == VISUALIZZA LE 13 COPIE D’ARTISTA == ]
The Blank per l’occasione si è costituita come casa editrice indipendente, fondando il marchio TB Editions.
Per riservare l’opera contattare:
associazione@theblank.it
tel. +39 035 19903477
Di seguito il PDF in cui visionare gli arazzetti ancora disponibili:
Riccardo Beretta_Arazzetti disponibili
Benefit Dinner:
h. 20.00
Spazio ALT
Via Gerolamo Acerbis, 14, 24022 Alzano Lombardo BG
Anche quest’anno The Blank organizza The Blank Benefit, l’importante appuntamento a sostegno delle attività dell’associazione e del suo network, una serata che riunisce gli amanti dell’arte e della cultura contemporanea.
In occasione delle prossime celebrazioni per il bicentenario dalla morte di Giacomo Quarenghi, (Rota d’Imagna, 1744 – San Pietroburgo, 1817), architetto poliedrico che ha lavorato tra Bergamo e San Pietroburgo considerato tra i massimi esponenti dell’architettura neoclassica in Russia, The Blank ha instaurato un’importante collaborazione con Riccardo Beretta.
Riccardo Beretta (Como, 1982) è un giovane artista italiano con un percorso già consolidato nel panorama artistico internazionale, i cui lavori sono stati presentati in importanti istituzioni europee, asiatiche e americane.
Attualmente è rappresentato dalla galleria Francesca Minini (Milano) e Plutschow Gallery (Zurigo).
L’artista ha realizzato per The Blank Benefit 2016 cinquanta arazzetti in velluto ricamati, ciascuno reso unico da un intervento pittorico e da una lavorazione manuale, disponibili per i sostenitori dell’associazione e gli amanti dell’arte contemporanea.
L’opera, del formato 32×32 cm, si collega alla serie “MUSEUM arazzetti” dedicata ai grandi autori del mondo dell’arte, (tra i quali Franz West, Pino Pascali, Fausto Melotti, Luigi Ghirri) alla quale Riccardo Beretta lavora dal 2011.
L’ opera può essere appesa, oppure imbottita, diventando una sorta di cuscino.
Ogni arazzetto, fornito con relativa autentica e confezione esclusiva, è acquistabile con una donazione minima di 350,00 euro, che consente inoltre l’ingresso valido per due persone alla Benefit Dinner, che si svolgerà giovedì 15 dicembre nella cornice dello Spazio ALT.
L’UMANITÀ IN CAMMINO
QUALE DESTINO PER L’EUROPA?
L’Europa non è un’area delimitata da una linea che circoscrive terre, né una moneta unica, né un territorio, ma è innanzitutto uno spazio di civiltà , di evoluzione culturale, un orizzonte ove l’umanità ha raggiunto, pur dialetticamente, un alto grado di conoscenze nelle varie forme, ma specialmente di quelle che plasmano l’anima: Filosofia, Religione, Diritto, Arte, Scienze, in funzione reciproca, come sintetizza Albert Einsten: “ La scienza senza la filosofia è arida, la filosofia senza la scienza è vuota. La scienza senza la religione è zoppa,la religione senza la scienza è cieca”.
L’identità dell’Occidente si sgrana nei suoi valori di democrazia, di diritti umani, di pari dignità dell’uomo e della donna, di uno Stato di diritto, di tolleranza religiosa, di abolizione della pena di morte, del welfare. Tutto in funzione della dignità della persona.
Di seguito la locandina scaricabile con il programma completo degli incontri
locandina_2016_2017
Opening: venerdì 16 dicembre 2016, ore 18.30
Martedì – sabato: 15.30 – 19.30
INGRESSO LIBERO
via Torretta, 4
24125- Bergamo
tel. + 39 347 8206829
www.galleriamarelia.it
info@galleriamarelia.it
a cura di Paola Silvia Ubiali
Presentazione di Claudio Cerritelli
Come molti altri artisti della sua generazione, Gino Luggi (Bisenti 1935 – Milano 2015) si affranca rapidamente dall’iniziale formazione di matrice figurativa per indirizzarsi verso una tendenza aniconica, cementata nel 1995 dall’adesione al Movimento Internazionale Madi. Tra i numerosi membri di questo ampio raggruppamento artistico, Luggi è probabilmente quello che più di tutti è riuscito ad interpretarne la vocazione ludica, già proposta come fondamentale nella filosofia del movimento, dal fondatore Carmelo Arden Quin.
L’opera di Luggi infatti si articola sostanzialmente su principi di idea, forma, gioco, luce. Se pensiamo alle idee come a istintive raffigurazioni della mente che, tramite il vissuto e le esperienze, conducono l’individuo alla successiva elaborazione progettuale, ci si rende conto di come esse stiano logicamente alla base di ogni tipo di espressione artistica. Ciò che distingue il lavoro di Luggi (e degli artisti Madi in genere) rispetto a quello di altri che operano entro il perimetro dell’arte non aniconica con qualsiasi mezzo fotografico, pittorico, scultoreo o quant’altro, è il venir meno del concetto di riproduzione o interpretazione delle cose del mondo, in quanto nulla, di ciò che ci circonda, è in questi lavori, neppur lontanamente riconoscibile.
Come ben ne scrive Claudio Cerritelli nel 2016: “Si tratta di strutture aperte che aleggiano evocando energie che si proiettano lontano dal senso di stabilità rassicurante, per sprigionare magnetismi tra spazi circoscritti e forze cosmiche traiettorie che captano mondi sconosciuti, vibrazioni collegate a luoghi ignoti, dimensioni imponderabili del visibile”.
Non si tratta quindi del completamento decorativo di una superficie, sia essa parete, tela, tavola, foglio; nel lavoro di Luggi infatti il supporto non può essere separato dall’opera stessa in quanto manca la presenza di un gesto che vada a sovrapporsi a un qualcosa. Alla base della filosofia del Movimento Madi vi è l’assunto che l’opera d’arte debba essere un “oggetto” indipendente, con una valenza in sé, che rappresenti il puro “prodotto” dell’intelletto e delle capacità immaginative dell’artista. Un oggetto che non abbia alcuna utilità funzionale, come potrebbe essere un’opera di design, ma porti invece una sua utilità intellettualistica e, che come ogni opera d’arte degna di questo nome, possa elevare spiritualmente il fruitore, affrancandolo, anche solo temporaneamente, dalle contingenze della vita quotidiana. L’opera di Luggi, originale interprete del pensiero Madi, a suo modo lo permette, sia tramite il gioco di superfici che invitano al tatto e di forme che guidano la percezione, sia attraverso fluorescenze, ombre e trasparenze che provocando curiosità, liberano la fantasia e stimolano la sfera ludica dell’individuo, importantissima a qualunque età.
La mostra si divide in due sezioni: nella prima sono presentati alcuni lavori scelti del periodo pre-Madi a partire dagli anni Sessanta; mentre la seconda approfondisce l’attività di Luggi all’interno del Movimento, e cioè dagli anni Novanta agli anni Duemila.
Gino Luggi. Nota biografica
Gino Luggi nasce nel 1935 a Bisenti, Teramo. Negli anni Cinquanta studia pittura e scultura tra Roma e Parigi e in seguito vive tra Parma, Mantova e Milano. Sin dal 1964 espone a diverse rassegne in Italia e all’estero affrancandosi da matrici surrealiste per avviare una ricerca sull’astrazione che lo condurrà a realizzare sin dalla metà degli anni Sessanta opere inoggettuali. Nel 1970 viene invitato al Salon d’Automne al Grand Palais di Parigi, dove tornerà nel 1977 e nel 2000. Negli anni Ottanta lavora sulla partitura geometrica del foglio e comincia ad operare sulla sezione aurea del quadrato, sperimentando anche supporti diversi da carta e tela in funzione della risposta alle differenti sollecitazioni di superfici rigide. La conseguenza di tale percorso è lo sconfinamento nella tridimensionalità, l’adozione di forme poligonali, l’articolazione spaziale dell’oggetto. Oltre alla sempre maggiore definizione del rigore mentale e attitudinale cui l’artista sottopone le sue opere, vi è anche l’indagine sulla texture e l’uso del colore; infatti l’adozione dei colori primari e complementari lascia successivamente il campo alla predilezione dei polari bianco-nero, con qualche incursione di acceso cromatismo funzionale all’esaltazione dei nodi tensiostrutturali dell’opera. L’interesse per la costruzione di rilievi mobili si manifesta nei coplanales che agiscono sull’ambiente circostante, esplicano le potenzialità delle dinamiche relazionali dei piani differentemente tagliati, piegati, sovrapposti secondo direttrici lineari sempre variate, mai inerti. L’oggetto stesso è un sistema di relazioni che si sottrae all’universo chiuso e monodico dell’opera per coinvolgere lo spazio e il referente visivo. Il lavoro sul binario positivo-negativo delle superfici e del doppio registro cromatico assicura l’alternanza dialettica e insieme la sintesi dinamica della struttura creata. Nel 1995 aderisce al Movimento Madi Internazionale e da questa data partecipa a tutte le manifestazioni dedicate al raggruppamento artistico in Italia e all’estero. Muore a Milano nel 2015.
Claudio Cerritelli. Nota biografica.
Claudio Cerritelli (1953) si è laureato in Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Bologna dove si è perfezionato in Storia dell’Arte Contemporanea. Dal 1986 è titolare di una Cattedra di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove vive e lavora. Critico e storico dell’arte, è autore di monografie sull’opera di artisti contemporanei, inoltre è curatore di rassegne storiche in spazi pubblici e privati.
Saggi e interventi sono apparsi su riviste d’arte come Flash Art, Le Arti, Questarte, Figure, Il Verri, La Casa di Dedalo, Apeiron, Iterarte, Titolo.
Ha collaborato all’edizione della Storia dell’Arte italiana (Electa-Bruno Mondadori, vol. IV, 1992); a La Pittura in Italia- Il secondo novecento, ed. Electa 1993; a Europa 1700-1992/ Il ventesimo secolo, ed. Electa 1993.
Dal 1988 è curatore del Premio di Pittura, Scultura ed Arte Elettronica Guglielmo Marconi, promosso dall’Università degli Studi di Bologna, dalla Fondazione Marconi e dal Circolo Artistico di Bologna. Dal 1992 è coordinatore della Commissione Cultura dell’Accademia di Belle Arti di Brera e curatore delle mostre “Arte in Biblioteca”.
Dal 1993 dirige la rivista di critica e teoria delle arti “NUOVA META”.
Opening: sabato 26 novembre, ore 18.00
Lunedì – venerdì: 16.00 – 19.00
Sabato: 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00
Via Moroni 16,
24122 – Bergamo
tel. +39 347 2415297
viamoronisedici@gmail.com
www.viamoronisedici.it
a cura di Alexandra Russi
Il Cinocefalo è un po’ immagine e un po’ statua
un po’ divinità egizia e un po’ idolo
un po’ umano e un po’ animale
e per noi oggi è un po’ il babbuino che vediamo allo zoo
(Michele Savino)
Cinocephalus hamandryos è il luogo in cui gli un po’ di Michele Savino trovano spazio per raccontarsi. Ma, se una parte di qualcosa non può mai descrivere il tutto, allora questo racconto sarà inevitabilmente anche il luogo della non definizione e dell’incertezza che cela però infinite possibilità nella memoria di chi ne fa esperienza.
La ricerca artistica di Michele Savino ha a che fare con la dimensione del tempo e dell’attesa; la sua è una creazione artificiale di un’impressione dell’agire del tempo sull’opera d’arte. I suoi soggetti sono quindi figure ambigue, avvolte nel mistero di un tempo passato tanto presente quanto però impossibile. Non c’è certezza di quello che riusciamo a vedere, tutto è interpretabile e mai chiaramente comprensibile, possiamo solo distinguere delle immagini-idoli che si impongono al centro delle tavole e riescono, attraverso il loro carattere criptico, a trasformarsi in simboli.
Le opere di Michele Savino innescano processi di decifrazione continua di stratificazioni di tempi e di significati che, nella loro complessità, regalano però respiro allo sguardo. Nonostante la centralità dei suoi soggetti, non c’è un elemento unico da guardare, esiste invece una venerazione totale dell’opera d’arte. Il suo fare pittura assume quindi una dimensione quasi scultorea che conferisce sacralità alla tela ed eleva l’immagine rappresentata a sostituto della cosa reale. Il concetto di finzione squarcia allora questo racconto: le immagini create dall’artista sono figure dannose e bugiarde, ma al contempo vere; sono verità più sincere del reale, volte alla creazione di un doppio in cui il primitivismo delle forme è capace di definire non solo se stesso ma anche l’altro in un rapporto complesso di relazioni tra passato, presente e futuro e tra realtà e finzione. Le sue opere accettano il tempo che scorre, che le usura e che magari le riduce a reperti; quello stesso tempo però, viene prima superato nella materia e poi negato dalla presenza dell’immagine creata.
Quello di Michele Savino è un lavoro di creazione di un nuovo e di stratificazione del vecchio: l’artista regala infatti al frammento restituito dal passato, un nuovo tempo e una nuova realtà-finzione che possa però conservare il fascino e il potere di un’antica immagine ancestrale.
Michele Savino nasce nel 1989 a Bergamo, dove vive e lavora.
Inizia a dipingere a quindici anni da autodidatta, mentre frequenta il Liceo Scientifico; successivamente si diploma all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo nel 2011 e all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano nel 2013.
I molteplici interessi in campo naturalistico sono fonte di ispirazione per la ricerca artistica di Michele Savino, che, oltre ad aver allevato per anni rettili ed anfibi, coltiva bonsai, cactus e piante carnivore, cercando di convertire queste suggestioni in pittura. Le immagini che si creano ambiscono così ad essere realtà autonome, dove ogni riferimento si perde all’interno di una figurazione indefinita, ma mai astratta; l’artista non si limita all’imitazione del soggetto, bensì alla creazione di uno nuovo che conservi il potere di un’immagine ancestrale.
Queste opere ricercano nel passato il fascino misterioso del reperto, del frammento restituito dal tempo, di un’ipotetica immagine all’origine di ogni creazione.
Selezione di mostre personali. Novembre 2016/gennaio 2017: Cinocephalus hamandryos, a cura di Alexandra Russi, viamoronisedici/spazioarte, Bergamo. Novembre/dicembre 2016: Coppie d’idoli, ATS Bergamo, Bergamo. Settembre 2015: Idoli e moduli, a cura di Selene Marchesi, Palazzolo sull’Oglio (Brescia). Novembre 2011: Sono esonerato da educazione fisica, a cura di Luciano Passoni, ARS arte+libri, Bergamo.
Selezione di mostre collettive. Ottobre 2016: BergArte, a cura di Alberto Soci, Ex-ateneo, Bergamo Alta. Settembre/ottobre 2016: Gli artisti bergamaschi per Nepios, a cura di Gianni Bergamelli, Luogo Pio Colleoni, Bergamo. Maggio 2016: GIACOMQ, a cura dell’Accademia Carrara di Belle Arti, GIACOMQ.laboratorio per la ricerca artistica, Bergamo. Maggio 2011: 16 artisti + 1 per la ricerca, con performance gocce d’aria di Michele Savino, a cura di Maria Beatrice Bonzani, progetto a sostegno dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, iniziativa promossa da THE BLANK in occasione di ARTDATE 2011, viamoronisedici/spazioarte, Bergamo. Giugno 2010: Senza titolo (Daniele Maffeis, Michele Savino, Simone Tormento), a cura di Stefano Romano e Francesca Martinoli, Traffic Gallery, Bergamo. Gennaio 2010: Settimanale # 1 occhi chiusi occhi aperti (Daniele Maffeis, Miriam Peroni, Michele Savino), a cura di Stefano Romano e Francesca Martinoli, viamoronisedici/spazioarte, Bergamo.
Principali pubblicazioni. Ottobre 2016: immagini a pagina 52 e testo a pagina 53 del catalogo BergArte, mostra e catalogo a cura di Alberto Soci, WH Books International, Londra, 2016. Settembre 2016: testo a pagina 138 e immagine a pagina 139 del catalogo Gli artisti bergamaschi per Nepios, mostra e catalogo a cura di Gianni Bergamelli, Bergamo, 2016. Ottobre 2013: testi a pagina 185 e 280 del catalogo bilingue Artisti nello spazio da Lucio Fontana a oggi: gli ambienti nell’arte italiana, mostra e catalogo a cura di Marco Meneguzzo, Bruno Di Marino, Andrea La Porta, Silvana Editoriale, Milano, 2013. Giugno 2012: immagine a pagina 116 del catalogo Premio Combat 2012 Prize, mostra e catalogo a cura di Paolo Batoni, Sillabe, Livorno, 2012.
Per tre domeniche la Libreria Ars Arte+Libri invita a tre pomeriggi di letture musica.
– Domenica 4 dicembre, ore 16.00
ELIO GRAZIOLI legge: Temporale di Cees Nootemboom
GIANLUCA SPITALIERI legge: Fuori Orario di Gianluca Spitalieri
– Domenica 11 dicembre, ore 16.00
FLORIANA GIACINTI e DANIELE CREMASCHI leggono: L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello, atto unico
– Domenica 18 dicembre, ore 16.00
LUCIANO PASSONI legge: Sulla differenza tra idiota e angelo di Peter Sloterdijk
FEDERICA MUTTI legge: Il cavallo matto o il cavallo zoppo di Federica Mutti
SIMONA CUSMANO, clarinetto
lunedì – giovedì: 13.00 – 18.00
venerdì – sabato: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00
via Pignolo 116, Bergamo
tel. +39 035 247293
“Grazie” è femminile e plurale.
Il suo singolare è “grazia”, e qui acquista un’altra valenza, di tipo teologico: è la Grazia che ci salverà, di tipo comportamentale: si muoveva con tanta grazia, di tipo giuridico: le fu concessa la Grazia.
Un suo purale potrebbe essere: era tra le sue grazie, che vorrebbe dire che gli voleva bene.
È, grazie, una parola della relazione e dello scambio: cosa si dice Giovannino alla zia che ti ha dato le caramelle?
– Grazie zia.
È una parola dell’affetto.
Ma rischia di diventare un “intercalare del discorso” che si priva a poco a poco di significato. Rischia di diventare come: cordiali saluti alla fine di una lettera che vale come il punto. O come il: come stai? negli incontri di cui, poi, non si fa caso alla risposta.
Nei rapporti interpersonali, paritetici o nell’intimità spesso grazie è detto sussurrato, più che dalla bocca è detto dagli occhi.
Il “prego” (suo fratellino minore) è superfluo.
Anche prego è una bella strana parola. È singolare e maschile e, al di fuori dallo scambio Grazie – Prego, ha ben tutt’altro significato.
Che dire quindi?
Così inciso (scolpito con una certa forza) nella pietra che per decenni è stata il banco (maschile) o, se vogliamo, la cassa (femminile) della libreria Ars mi fa un certo effetto!
E allora, Grazie Giovanni, grazie a te.
… e grazie a voi.
ore 19.00
INGRESSO € 10 (tessera museo 2017 – visita guidata – aperitivo)
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 2 DICEMBRE:
info@altartecontemporanea.it
tel. +39 3349233010
Via Gerolamo Acerbis 14
24022, Alzano Lombardo (BG)
Le opere della mostra “Lo specchio concavo” esposte al Museo ALT saranno raccontate dai curatori Sara Benaglia e Mauro Zanchi e dai collezionisti Tullio e Simona Leggeri.
Sarà una bella occasione per trascorrere una serata insieme e scambiarsi gli auguri!
Seguirà aperitivo a base di prodotti tipici bergamaschi e consegna di un omaggio Natalizio.
Via Pignolo, 76 – 24121 Bergamo
tel. +39 035 248772
www.fondazionebernareggi.it
Installazione opera natività “Dare alla luce”, 2016 di Enrico Cattaneo
Xilografia su cartone ondulato e colori ad olio.
“Il figlio dell’uomo viaggiatore, una creatura plasmata da una terra anonima.”
Con l’occasione di riflettere sul tema della natività ho cercato sul web un’immagine che potesse reinterpretare il sacro scenario. Domandandomi quale potesse essere la nuova Betlemme ho trovato una fotografia che ha ormai fatto il giro mondo in cui si vede il primo bambino nato in un campo profughi a Idomeni (frazione della Grecia), mostrando la cruda condizione in cui un neonato si ritrova nei suoi primi istanti di vita, dove la simbolica capanna si è trasformata in una tenda precaria e lavato con acqua gelida non troverà fonte di conforto.
Attraverso un materiale povero e sporco, Enrico Cattaneo cerca di elevare questa immagine terrena verso qualcosa di simbolico, eterna, che al meglio possa raccontare di queste nascite in una terra instabile, senza radici, dove diventa impossibile poter raccontare di vero e proprio luogo d’origine.
lunedì – venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
INGRESSO LIBERO
Banca Popolare di Bergamo,
Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo
Nelle aree della Banca aperte al pubblico prosegue l’esposizione delle opere della Collezione della Banca secondo il layout recentemente inaugurato.
Di seguito è possibile scaricare la Guida tascabile della collezione.