Francesca Mirabile
Lo spiritello di pietra
Acciaio e carta
Veduta della mostra PORTOFRANCO
Photo credit: Cosimo Filippini
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON FRANCESCA MIRABILE
E se provassimo ad immaginare un luogo dove passato presente e futuro coesistono in un istante perpetuo?
Sanno i coprotagonisti di essere protagonisti? Figure che nascono e abitano momenti diversi qui confluiscono in immagine e materia.
Vorrei invitarli a cena, presentarli l’un l’altro.
E se il banchetto fosse un tentativo di evocare il buco nero? Non ci sarebbe tempo che scorre per me e i miei commensali.
Studies for Faustian Bargain
2026
Silkscreen 68,5 x 48,5 cm each
Courtesy of the artist and Zilberman Berlin | Istanbul
Photograph: Kayhan Kaygusuz
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON IZ ÖZTAT
Dal mio trasferimento da Istanbul a Berlino nel 2023, mi sono confrontato con le narrazioni fondanti in lingua tedesca, come il mito di Faust e la tradizione dei burattini di Kasperle, per tracciare come plasmino la coscienza nazionale e formino cittadini accondiscendenti. In un panorama culturale in cui lo Stato detta le lezioni morali da trarre dalla sua storia, mi riapproprio di queste narrazioni per documentare la crescente oppressione della Germania. Citando incisioni e xilografie storiche, il trittico Studies for Faustian Bargain (2026) è un passo in questo processo, utilizzando il patto faustiano per interrogare l’agency artistica, la complicità, e le implicazioni ideologiche dei finanziamenti statali.
Cinzia Benigni
Un bacio
2024
Photo credit e courtesy: l’artista
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON CINZIA BENIGNI
Non stavo ancora pensando alle cadute, inghiottita da quella piccola sedia dove mi accomodai, un po’ di traverso.
Ci cascavano in testa e tutto intorno dei fiorellini bianchi e rosa, e istintivamente li raccolsi e li infilai sui polpastrelli, per giocarci e vederli da vicino.
Volevo sentirli sulle dita e tra le dita, così lisci e paffuti, e ne presi dolcemente uno dopo l’altro, come fosse un rito, e ne cercai ancora da collezionare, in quel pomeriggio di chiacchiere all’ombra del sole battente, dopo che ci eravamo trasferiti sul retro con l’insalatina bambina e il muretto a secco di pietra azzurra e stratificata di Pino.
C’era un tavolino nel mezzo, nel quale si potevano incastonare quei fiori che cadevano, a loro desiderio… “Flora, come si chiamano?”
“Laurier rose…”
Li volevo trattenere sulle dita e mi affascinava assistere alla “caduta” spontanea di un fiore e di un’arancia, persino! Una grossa arancia polposa, tonda tonda, anzi due.
Le vidi verso sera arrivando da una scaletta, dall’alto del sentiero che dalla mia camera portava alla strada, tenendo al guinzaglio il Tempo e cercando di non inciampare; erano entrambe bellamente spiaccicate, una a terra e una sul muretto, persino a spicchi si erano aperte nell’urto e così sembravano lanterne sciolte; io le trovai amabili, quelle arance, che tanto mature, succose e pesanti si erano staccate, cadendo giù.
E il tonfo nella caduta aveva modificato la loro forma: diventando il banchetto di numerosi insetti, mosche, api e formiche, le più prevedibili…
Ma mi sorprese una farfalla, accostata a quell’arancia: da dove la potevo osservare era inclinata, come un viso prima di un bacio, e sembrava gentile, e ricordo di aver pensato che potesse provare qualcosa di simile alla felicità.
E l’albero ne era pieno di arance mature e anche l’oleandro era gonfio di fiori e pure l’ortensia rosa vicino alla fontana di Felix illuminata dal sole calante sembrava una pelle luminosa!
Quel giorno i fiori caduti scivolarono proprio sui nostri discorsi, le arance caddero per le farfalle… e mi domandai: “Chissà se lo sanno, quell’attimo prima di partire per sempre, chissà se lo sentono, se poi la sentono anche loro, la vita.”
Hermann Bergamelli
Dicembre 2005
Archivio di famiglia
Ph. credit & courtesy: Marianna Paladini
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON HERMANN BERGAMELLI
Per impugnare una spatola, lascia che la presa sia naturale. Il manico riposa tra pollice e indice, non è trattenuto, è sostenuto. Il medio accompagna; anulare e mignolo stabilizzano senza irrigidire. Il polso non fa resistenza, è pronto a cedere. La presa invigorisce nel palmo, che non si chiude mai del tutto. Se stringe, rompi il flusso, se cede, perdi il contatto.
Rimani nel mezzo, dove la mano è viva e flessibile.
Francesco De Grandi
L’armata degli Assurdi
2025
Olio su tela
190×290 cm
Collezione privata Palermo
Courtesy: l’artista
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON FRANCESCO DE GRANDI
Cerco una Pittura onesta, che parli la mia lingua.
Una lenta digestione della pittura romantica, traviata dal pop, drogata di ketamina, fecondata dai barbari. Meditazioni mistiche e violente: sacrificio e identificazione nel corpo di Cristo. Pittura anabattista, gnostica, eretica, pasoliniana. Pittura non identificata come Mathis Grünewald, post-punk-mistica come Lindo Ferretti, chansonnier come i Baustelle, resistente come John Berger, pittura ipertrofica come Mel Gibson, outsider come Manuel Ocampo, primitiva come Fra’ Angelico, nobile come Balthus. Una Pittura parafiliaca un catalogo morboso di modi e tecniche, infinito rimando di seduzione, immaginazione e amplesso, tra devozione, carne, rovina e desiderio.
Carlo e Fabio Ingrassia
L’orizzonte breve
2025
Pastello su cartone e legno patinato
7 x 8,5 cm ; 6,9 x 9,3 cm
Courtesy: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
Ph: Andrea Rossetti
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON CARLO E FABIO INGRASSIA
[Excerpt]
CARLO AND FABIO INGRASSIA
TWINS TWICE
“Tiny miniatures, two double-ended pencils, a dexterity that tricks the eye, mirror images and non-mirror images,
symmetry of movement, white coats covered in dust, breaking free from the confines of the page…”
Jonathan Monk
Elena Duque
The process of building one of my “homes”
Portales, July 2024
Courtesy: the artist
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON ELENA DUQUE
Le radici sono per gli alberi, ma anche per gli esseri umani: per sentirsi connessi al territorio in cui vivono, per sentirsi radicati. Le mie radici sono sempre state esposte all’aria, poiché la mia vita è stata legata a molti luoghi. Ho cercato di trovare un senso di appartenenza, ma c’è sempre stato un altro posto di cui sentire la mancanza in Spagna, ma anche in Venezuela. A un certo punto ho capito che la mia strategia per sentirmi radicato è il cinema. Girando film creo un luogo (che esiste solo nei fotogrammi di una pellicola, o in un hard disk) a cui appartengo, la mia unica casa.
Paola Di Bello
Detail from ‘Community Specific Archive’
2026
Collage of photographic prints and various museum materials
Courtesy: the artist and CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione, University of Parma
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON PAOLA DI BELLO
I materiali che ho scelto − ritratti, ma anche paesaggi − li fotografo decontestualizzando il soggetto attraverso l’inquadratura di alcuni dettagli della fotografia originaria. Isolo, taglio, evidenzio, ribalto. Il chi, come, cosa, dove, quando e perché della fotografia primaria non sono più leggibili, né comprensibili. Non hanno più alcuna importanza.
In fondo sono fotografie di fotografie. Che poi tutta la fotografia, da sempre, decontestualizza e ricontestualizza, è questa la sua azione primaria, la sua forza.
…al momento, le mie sono fotografie ancora in potenza, materia grezza, cruda.
Eppure, basta cambiare punto di vista per dare consistenza ad altri mondi.
Laurent Le Deunff
La grisaille persiste encore, avec toutefois une possibilité d’éclaircies
Le Parvis, 2025
Courtesy: Le Parvis, Ibos & Semiose, Paris
Photo: Valérie Servant
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON LAURENT LE DEUNFF
Non mi sento mai solo quando lavoro.
Sono circondato da fantasmi.
RM photographed by Mathilde Agius, 2023
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON RM
Quando il progetto nacque nel 2015, RM si scriveva per esteso: Real Madrid. A Napoli l’avrebbero chiamato un parallelo, come si indicano i prodotti contraffatti e spesso di lusso. Una retta parallela, destinata a non intersecarsi con l’autentico, ma mantenendosene a distanza costante.
Nel 2022, questa scrittura è dovuta cambiare, seppur restando aperta a più pronunce. Sia /reˈal maˈðɾið/ o /ˈreɪəl məˈdrɪd/, ma anche altre, più difficili da controllare.
Nato come piattaforma per lavorare collaborativamente, RM funziona ora come un’identità autonoma seppur confusa, una vetrinetta domestica da decorare o da sgomberare. Come una parola di senso incompiuto.
¡Hala! ...suppongo?