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    What’s on
    APPARATUS 22
    [= APPARATUS === 22 ===]
    NEWSLETTER OTTOBRE 2017
        [== LINK ==]

    APPARATUS 22 – ESTRATTO DALLA SCENEGGIATURA DI ALL (A TUTTI GLI ARTISTI CHE HANNO LAVORATO NEL XXI
    SECOLO) | 2017 | INSTALLAZIONE AUDIO

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON APPARATUS 22

    Crystal memo 8
    3 luglio

    Black hats
    Black market
    Black sheep
    Black book
    Black day
    Black-and-blue
    Black mark
    Black look
    Black eye
    Black mirrors
    Blackmail
    Black magic – anche se qui sembra che ci sia una tensione bellissima

    quasi ogni cosa associata alla parola nero significa qualcosa di negativo.
    Questo è razzista? qualcuno chiede.
    Beh, credo che l’atto razzista non sia consistito nel coniare queste nozioni, ma nell’attribuire il termine “black” – con i suoi significati figurativi di scuro, straniero e altro e “white” – con i suoi significati figurativi di noto, conosciuto e chiaro, a gruppi di persone la cui pelle è rispettivamente “marrone” o “crema”.

    IRENE FENARA AND YASEN VASILEV ARTISTS IN RESIDENCY
    [= IRENE === FENARA ==== AND == YASEN === VASILEV = ARTISTS = IN ===== RESIDENCY =]
    TB RESIDENCY
    16.10.17 - 18.11.17
        [== LINK ==]

    La Residenza d’artista proposta da The Blank Contemporary Art è arrivata alla sua quinta edizione. I vincitori sono Irene Fenara (Bologna, 1990) e Yasen Vasilev (Sofia, 1988), scelti tra più di 150 candidature internazionali.

    Il progetto di Project Proposal Residency è pensato come un momento di incontro e di lavoro, un’occasione per condividere idee ed esperienze.
    Durante il periodo di permanenza, gli artisti hanno modo di interagire con The Blank ed entrare in contatto con le realtà culturali che a Bergamo si occupano di arte contemporanea.
    La Residenza di The Blank ha sede in via Giacomo Quarenghi, una tra le strade più multiculturali, vive e dinamiche della città di Bergamo.
    L’Open Studio, organizzato a conclusione della residenza, è l’occasione per presentare i progetti e l’esito della ricerca condotta.

    Il progetto di Residenza si inserisce a pieno con le finalità dell’associazione di diffondere e ampliare la passione e la curiosità verso l’arte contemporanea ed il suo concetto di rete composto da istituzioni (musei, gallerie e spazi non profit) e da persone.

    Le edizioni precedenti di Project Proposal Residency hanno visto protagonisti Arianna Ferrari e Alexandros Pissorious (2013); Christian Fogarolli e Ian Kaesbach (2014); Elida Brenna Linge e Roberto Fassone (2015); Apparatus22 e Dario Bitto (2016).

    CAMPI
    [== CAMPI ==]
    BACO
    21.10.17 - 02.12.17

    Inaugurazione: sabato 21 ottobre 2017, ore 10.30
    Orari: sabato 10.30 – 12.30
    Le proiezioni hanno inizio alle ore 11:00
    Palazzo della Misericordia, via Arena, 9 – Città Alta, Bergamo



        [== LINK ==]

    A cura di Sara Benaglia e Mauro Zanchi

    In base all’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione, le persone trattenute nei “centri di permanenza temporanea” in Italia sono già state oggetto di un provvedimento di espulsione precedente. Accade che gli immigrati privi di documenti, per garantirsi una nuova possibilità rispetto a un eventuale reingresso in Italia, dichiarino false generalità e una non veritiera nazionalità di provenienza. Essendo per legge già state espulse, le persone detenute in questi “Campi” risultano “inesistenti” sul territorio dello Stato. Dal punto di vista giuridico si verifica una situazione di eccezione, per cui l’esistenza fisica viene separata dallo statuto giuridico. Nel testo della legge i profughi e i clandestini non vengono chiamati “cittadini stranieri” ma si ricorre sempre a definizioni del genere: “la persona trattenuta”. Attraverso l’espulsione, i profughi sono spogliati di ogni statuto giuridico e trattenuti in luoghi (“spazi d’eccezione”) dove non dimorano dei soggetti giuridici ma delle nude esistenze, che non possono appellarsi agli stessi diritti dei cittadini italiani. Gli “espulsi” sono rinchiusi nei campi, ma sono già altrove. Non sono giuridicamente all’interno dei confini nazionali dell’Italia, ma in una terra di mezzo, in attesa che si verifichino le condizioni pratiche della loro espulsione.

    Chi è l’espulso trattenuto, quindi? L’individuo privo di cittadinanza è uno “straniero senza nome”, non nominato dalla legge, e per trenta giorni vive in uno spazio di vuoto giuridico totale. È ridotto a “nuda vita di fronte al potere sovrano”, senza difese. Queste problematiche mettono a nudo ciò che sta dietro la figura del cittadino. Nel diritto romano arcaico l’homo sacer era un uomo che chiunque poteva uccidere senza commettere omicidio. BACO vuole porre la sua attenzione sui temi dell’illegalità del profugo e dell’immigrato, ponendo a confronto i modi in cui operano arte visiva, fotografia di reportage e radio.

    Il titolo scelto per la rassegna è legato alla definizione di campo quale paradigma biopolitico della modernità, sostenuta da Giorgio Agamben in Homo Sacer. Campi è una rassegna di videoarte, dove gli artisti cercano di comprendere attraverso la loro ricerca le dinamiche e le questioni inerenti alle migrazioni, agli sbarchi dei profughi, alle detenzioni nei campi, allo “stato di eccezione”. Il percorso visivo della rassegna pone l’attenzione anche sul non detto, quello rimasto sospeso e in sospensione tra le innumerevoli parole e immagini propinate dai politici e dai media in questi anni di grandi fenomeni migratori: Iorio e Cuomo hanno riflettuto sulle dirette televisive dall’isola più a sud d’Europa; Guy Ben Ner si è rapportato, attraverso una lezione di cinema nel centro di detenzione per richiedenti asilo nel deserto del Negev (Israele), con profughi sudanesi e eritrei; Regina José Galindo ha posto l’accento sulle contraddizioni mosse dai conflitti migratori nella Repubblica Dominicana; Adrian Paci ha dato voce al non detto rimasto impresso nella memoria del corpo di una donna palestinese, giunta da poco in Italia dalla Siria grazie ai corridoi umanitari; gli Invernomuto hanno realizzato una tragicommedia musicale italo-etiope-jamaicana, nata dalla vendicazione della morte di un soldato durante la missione di conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista; Gabriella Ciancimino ha posto l’attenzione sulle migrazioni dei semi delle piante pirata, portate dai venti dall’Africa in Italia.
    In contemporanea alla rassegna è presente una mostra con opere fotografiche di Rocco Rorandelli – appartenente al collettivo fiorentino Terra Project e collaboratore con l’International consortium of investigative journalists e varie organizzazioni non governative – e sono trasmesse alcune puntate di Radio Ghetto, la quale, operando dal Gran Ghetto di Foggia, dà voce agli immigrati che lavorano alla raccolta dei pomodori in Puglia.
    Nella realizzazione della rassegna, BACO_BaseArteContemporaneaOdierna ha coinvolto la bergamasca Cooperativa Ruah, che si occupa di accoglienza migranti, affinché la fruizione delle opere proposte abbia come utenti anche i soggetti primi delle opere scelte, per portare in luce e provare a mettere in discussione la radice europea e anglosassone della nostra cultura.
    Il progetto “Campi” è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione MIA di Bergamo e con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, con il contributo della Fondazione Comunità Bergamasca e dell’A2A Energia S.p.a.

    Calendario rassegna video-opere:

    21.10.2017 Sudeuropa di Iorio e Cuomo
    04.11.2017 Combustibile di Regina José Galindo
    11.11.2017 Escape Artists di Guy Ben Ner
    18.11.2017 Rasha di Adrian Paci
    25.11.2017 All’ Allerbaggio di Gabriella Ciancimino
    02.12.2017 Negus di Invernomuto

    Mostra fotografica

    21.10 – 02.12.2017 Rocco Rorandelli. Campi migranti

    Rocco Rorandelli (Italia, 1973) ha iniziato a lavorare come fotografo documentarista dopo i suoi studi in Biologia, che lo hanno aiutato a sviluppare un profondo interesse per le questioni sociali e ambientali su scala globale. Le sue immagini sono utilizzate in diverse campagne di sensibilizzazione di organizzazioni intergovernative e non governative e vengono regolarmente pubblicate dalle principali riviste internazionali come Le Monde Magazine, GEO, Der Spiegel, Newsweek, The Wall Street Journal, Paris Match, Guardian Review, D di Repubblica, L’Espresso, Internazionale, Io Donna, Vanity Fair e molti altri. È stato selezionato al Sony World Photography 2010. Nel 2011 ha ricevuto un grant da parte del Fondo per il Giornalismo Investigativo (USA) per il suo progetto a lungo termine sull’industria del tabacco. Nel 2013 è stato nominato candidato al Magnum Foundation Emergency Fund.
    Rocco vive a Roma. È uno dei membri fondatori del TerraProject collettivo.

    TIZIANO FINAZZI - COMPOSIZIONI A B.
    [== TIZIANO == FINAZZI ==== COMPOSIZIONI == A === B. ===]
    VIAMORONISEDICI SPAZIOARTE
    14.10.17 - 18.11.17

    Inaugurazione: sabato 14 ottobre, ore 18.00
    14 ottobre – 18 novembre 2017
    Via Moroni16/a – Bergamo
    +39 3472415297
    info@viamoronisedici.it
    www.viamoronisedici.it

     



        [== LINK ==]

    presentazione di Claudio Rota

    Composizioni a B.
    “Ho pensato, addirittura sperato, che la mia arte fosse un grido, ma al contrario si è dimostrata un fiore”
    Franz West
    Dopo l’Accademia di Brera, a Milano, per Tiziano Finazzi la questione artistica si pose nei termini di elaborare un linguaggio personale, sentito, in grado di superare il linguaggio astratto-concettuale delle neoavanguardie, anche attraverso un ritorno a materiali e tecniche pittoriche tradizionali.
    La dimensione culturale dell’arte povera, o di certo sperimentalismo, non riusciva che parzialmente a soddisfare una poetica che affondava le sue radici più in movimenti come “Corrente” piuttosto che negli ”ismi” di inizio ‘900.
    Il clima culturale in cui Finazzi si formò era quello radicale degli anni ‘70 in cui le avanguardie artistiche si muovevano entro una cornice drammatica, segnata da un’ “angoscia sociale” senza precedenti a determinare la quale concorreva un assetto istituzionale, accademico e religioso che non riusciva a dare risposte adeguate alla complessità della trasformazione in atto: angoscia sociale che con l’assassinio di Aldo Moro raggiunse il suo culmine.
    Mentre a Milano Finazzi completava la sua formazione, artisticamente a Bergamo si aprivano diversi scenari: nel 1977 si inaugurava il “monumento al partigiano” di Giacomo Manzù che, se rappresentava in modo tragico le efferatezze dello scontro civile, passato e presente, significò anche una riconciliazione poetica e personale di Manzù con la città natale, che riaccolse in modo spettacolare, in pieno centro cittadino, tra Porta Nuova e il Sentierone, quella tradizione a cavallo tra arte, ornato e artigianato di cui per esempio, Attilio Nani era un altro degli esponenti e che a Bergamo ha prodotto esempi di opere davvero importanti.
    Evidentemente questa dimensione artistica locale, con cui Finazzi fisicamente conviveva, fu quella contro cui si scagliarono le avanguardie degli anni ’70-80 e il clima era talmente teso che ancora oggi, nel 2017, fanno dire ad uno dei protagonisti che “Trento Longaretti favorendo questo tipo di arte (l’Informale) all’Accademia Carrara, dove si sono formati tanti grandi artisti, finisce col creare una frattura importante. L’informalismo rappresenta un declino artistico, una mancanza di valori etici e una decadenza artistica che a lungo andare è anche morale”.
    La tradizione pittorica a Bergamo reclamava la propria parte e l’arte concettuale penetrò solo in parte ma altro succedeva: in città si andava prepotentemente affermando un modello culturale di derivazione Testoriana che, oltre all’arte povera, al minimalismo, all’arte ambientale, alla Pop At e molto altro, si opponeva anche all’ internazionalizzazione tipica della Transavanguardia.
    Ma cosa spingeva gli artisti bergamaschi verso l’opera di Bacon? Anzitutto si sentirono legittimati a dipingere in un periodo storico in cui la pittura, in senso stretto, cedeva spazio alle arti concettuali; Gianfranco Bonetti, uno dei più importanti epigoni a Bergamo di Bacon ebbe a dire che, dopo l’affermazione perentoria di Giulio Carlo Argan “l’arte è morta”, smise di dipingere fino a quando l’incontro con Bacon non gli ridiede lo spazio intellettuale per operare. Gli artisti locali, pregni di una tradizione pittorica secolare, trovarono nel lavoro di Bacon la possibilità teorica e pratica di poter fare pittura contemporanea. Bacon usava i pennelli, tirava la tela, usava le cornici, dipingeva il corpo umano, ritraeva, ma dipingeva in un linguaggio eccezionalmente nuovo, senza alcun senso di colpa verso altre espressioni “più moderne” e allargava la riflessione sulla pittura figurativa oltre i confini fino ad allora conosciuti. Questo aspetto per molti pittori locali rappresentò la chiave di volta per legittimare, in termini alti ed anche finalmente laici, il loro lavoro.
    Tiziano Finazzi in questo periodo guardò invece alla Transavanguardia, movimento verso cui si sentiva più affine, per i temi, per i colori, direi certamente per una predisposizione comune verso la vita, intesa come luogo entro cui dovere stare senza il portato tragico dell’artista inglese e del critico di Novate Milanese che tanto lo amava.
    E di conseguenza per Finazzi la conoscenza di Sandro Chia, quello tra gli autori presentati da Bonito Oliva, con cui il legame artistico-ideale pare più vicino.
    E’ utile ricordare questa affermazione programmatica sulla Transavangurdia: ”… questi artisti assumono la pratica pittorica come un movimento affermativo, come un gesto non più di difesa ma di penetrazione attiva, diurna e fluidificante”.
    ( Achille Bonito Oliva nell’intervista al Segno, 13 ottobre 1979)
    Militanza quindi per Finazzi ma su basi completamente diverse dalla scuola inglese o dalle posizioni di Germano Celant, mentre non viene coinvolto, né si lascia coinvolgere dal mondo accademico bergamasco.
    Ripercorrendo gli anni della formazione di Finazzi possiamo comprendere come la sua poetica si faccia più intelligibile e coerente: a Bacon e Freud ( per altro meno conosciuto e osservato in quegli anni rispetto all’amico-rivale), Tiziano preferisce David Hockney e Richard Diebenkorn; ad Alighiero Boetti preferisce Mario Schifano e alla poetica di Manzù certo preferisce quella di Filippo De Pisis.
    Gli anni ’80 del xx secolo si aprirono a Bergamo con la mostra “Deserto, il cui titolo esatto era: “Deserto: aspetti della condizione umana attraverso l’arte”, 1981. Fu quella un’esposizione che proponeva a Bergamo, in una sede prestigiosa come l’ex chiesa di Sant’Agostino, una mostra di respiro nazionale; e fu per anni, l’unica mostra davvero importante sugli anni ‘70 in città.
    Vi dominava una certa estetica in bianco e nero, in grigio, eticamente manichea, austera, dove il colore veniva guardato con sospetto, quasi fosse frivolo, a fronte dell’impegno sociale di tanti artisti politicamente impegnati ( ma quanta differenza con Mario Schifano che colora di grigio il logo della Coca Cola).
    Qui iniziò la prima, vera frattura, la vera divergenza che porta Finazzi ad una personale e compiuta poetica: la certezza che il colore non poteva né doveva essere sacrificato in virtù dell’inusitato primato del Contenuto o della Storia; il colore per Finazzi apparve come la varietà stessa del mondo e dell’universo.
    Undici anni più tardi, nel 1992 Finazzi presentò. sempre nella ex chiesa di Sant’Agostino, un’importante mostra intitolata “Miraggi” ( l’esposizione faceva parte di un trittico espositivo ed erano presenti, oltre a Finazzi, Claudio Troncone e Domenico Pievani, a cura del critico Andrea Del Guercio) il cui titolo chiaramente si riallacciava alla mostra precedente. L’esposizione prevedeva dei “quadri” ma, sia stato per l’ambiente estremamente complesso, enorme, simmetricamente disposto per cappelle, con una grande abside, un soffitto vertiginosamente alto; oppure perché si era tutti concettuali, Finazzi si propose con modalità più vicine ad un’ installazione che ad una vera e propria rassegna e produsse un filmato, realizzato personalmente, corredato da una colonna di musica contemporanea. A distanza di anni questo film, andando forse oltre le intenzioni, appare chiaramente come parte integrante dell’esposizione.
    Finazzi ha sempre mantenuto un rapporto quotidiano con la Storia dell’Arte, relazione certamente professionale ma che, a tratti, rivela un aspetto della sua personalità: osservare con umana simpatia il lavoro degli altri, come se “la strana gioia di vivere”, che informa il suo operare, si allargasse verso chi è impiegato nel campo dell’arte.
    Ma la Storia dell’Arte, che confluisce senza reminiscenze esplicite nei dipinti e nelle carte, è la tela dei quadri di Finazzi, il suo vero confronto, in un modo di procedere volutamente non postmoderno.
    L’artista non cita mai direttamente né fa allusioni ai modelli, ma quanto dell’0pera di Osvaldo Licini possiamo ascoltare nel suo lavoro, quanto dell’esegesi universale di Klee è presente?
    Finazzi conduce una raffinatissima ricerca della matrice lirica in pittura che, da alcuni colori degli autori di “Corrente”, lo porta fino ai nostri contemporanei Piotr Uklansky, Peter Doig, Billy Childish e il grande Wilhelm Sasnal.
    Finazzi certamente trascrive la Storia dell’Arte come fosse un vissuto personale ed è in questo movimento che le opere si alleggeriscono: rifiutando il citazionismo.
    Si trascina la Storia dell’Arte in direzione della vita.
    Probabilmente i suoi quadri hanno un’ambizione metafisica, apparentemente non intaccata dalla storia, una pittura verrebbe da dire francescana, rivolta ad una “piccola eternità”.
    I titoli delle opere sono le uniche parole di Potere per agire nella storia del colore, del mondo a sé che i dipinti circoscrivono: quadri che si fanno in alcuni momenti sensuali con l’odore della pittura, l’ambiguità delle tele in velluto rosso o blu, per una certa presenza musicale di derivazione rock and roll.
    Ricchissimo il movimento emotivo del lavoro, in pendolo tra la meraviglia di vivere, o meglio di potere osservare le stelle, e una preghiera rivolta verso i cieli; mobili sono la variabilità del segno e della tecnica, la temperatura e l’intonazione, sempre in equilibrio fra lo stupore e la metafisica fatale.
    Non si tratta mai di pittura gestuale, per questo i lavori non sono mai vasti né troppo estesi; è necessario mantenere il controllo, la giusta sintassi, l’abilità fino- motoria.
    La pittura di Finazzi, (fortunatamente non è solo, altri autori fanno altrettanto e, per restare in area bergamasca, mi piace pensare a Giangi Pezzotti, un altro artista che ha appreso parecchio dalla Transavanguardia), è l’isola, l’aiuola a cui approda l’emozione; è la corruzione del sapere fenomenico finalmente reindirizzato verso più ampie orbite e disegni.
    Viene proposta ora in via Moroni quella che potremmo chiamare coerentemente un’installazione, composta da un largo lavoro a olio su velluto rosso, diversi lavori su carta ed una fotografia che si pone come precisa dichiarazione di vita e di poetica.
    Le opere sono state preparate e allestite per una visione unitaria ma evidentemente conservano la loro autonomia, la possibilità di un frazionamento. I riferimenti più pertinenti per questa installazione sono la “Venere degli stracci” e “l’Etrusco” di Michelangelo Pistoletto, sia pure deprivata dei riferimenti alla classicità preferendo un confronto tutto interno con gli spettatori odierni, senza riferimenti temporali o mitologici.
    L’architettura dell’insieme è sostenuta da linee musicali di una certa evanescenza e da un ritmo affidato certamente al caso, però nella precisione di segno degli «appunti». E nelle carte sono ben presenti i riferimenti ai disegni di Osvaldo Licini.
    Anche per questo lo spazio proposto è ancora una volta quello lirico, dove la vibrazione del sentimento modifica la percezione sociale e materiale del mondo, in una proposta che sarebbe certamente piaciuta a Sandro Penna.
    P.S.
    Conobbi Tiziano trentacinque anni quando lui era poco più di un ragazzo ed io poco più di un bambino; miracolosamente amavamo la pittura e questo amore ci rese amici; la pittura non ci avrebbe più abbandonato, determinando buona parte della sua e della mia esistenza.
    Bergamo luglio 2017 Claudio Rota

    IL TERZO PARADISO
    [= IL == TERZO === PARADISO ==]
    OSPEDALE PAPA GIOVANNI XXIII
    13.10.17

    Inaugurazione: venerdì 13 ottobre, ore 17.00
    Ospedale Papa Giovanni XXIII
    Piazza Oms 1 – Bergamo



        [== LINK ==]

    Verrà inaugurato Venerdì 13 ottobre alle 17 all’interno dell’area verde dell’Ospedale di Bergamo il “Terzo Paradiso”, opera dell’artista Michelangelo Pistoletto, considerato tra i principali esponenti dell’arte contemporanea internazionale, che sarà presente all’evento.
    Il Terzo Paradiso è una rivisitazione del classico simbolo matematico dell’infinito, dove tra i due cerchi originari trova spazio un terzo segno circolare. I due cerchi alle estremità rappresentano Natura e Tecnologia, mentre il terzo al centro si interpone tra gli altri due a scongiurare il pericolo di uno scontro. Il Terzo Paradiso è quindi simbolo di una nuova era in cui scienza e tecnologia raggiungono l’armonia, dove natura e artificio si ricongiungono in un nuovo Eden in terra.
    Dalla sua creazione nel 2003, il nuovo segno dell’Infinito di Michelangelo Pistoletto è stato inserito in diversi contesti e tradotto in altrettante tecniche artistiche, sempre con significati differenti: dal tracciato su terra pensato per la Biennale di Venezia nel 2005 alla struttura di tessuto colorato posizionato nell’atrio del Louvre e del palazzo del Consiglio europeo a Bruxelles in occasione del semestre di presidenza italiana, fino alla musica con le collaborazioni con Gianna Nannini e i Subsonica.
    Al Papa Giovanni XXIII la forma che contraddistingue il “nuovo segno d’infinito” è stata ottenuta attraverso particolari movimenti del terreno e dune rialzate. Un progetto di “land art” che assume un particolare significato di rinascita. Una dimensione resa ancor più efficace grazie alla realizzazione nel contesto di un luogo di cura e alla funzione di spazio verde in cui pazienti, familiari e visitatori possano incontrarsi, passeggiare e trovare conforto.
    Il progetto del Terzo Paradiso a Bergamo è stato realizzato grazie alla collaborazione tra il Papa Giovanni XXIII, Io studio di architettura Traversi+Traversi che ha firmato il progetto e il circolo Love Difference di Palazzolo sull’Oglio. Principale sostenitore del progetto è la Fondazione Banca Popolare di Bergamo.
    La cerimonia di inaugurazione è stata organizzata con il contributo dell’Azienda agricola Monzio Compagnoni, la Contrada Bricconi, l’Azienda agricola Massimo Balduzzi e La Marianna.

    Il Terzo Paradiso è la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica, a restituire vita alla Terra, congiuntamente all’impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l’effettiva “rinascita”.

    AREA CONTEMPORANEA DODICI
    [== AREA ==== CONTEMPORANEA === DODICI =]
    GALLERIA TRIANGOLOARTE
    30.09.17 - 28.10.17

    Inaugurazione: sabato 30 settembre, ore 18.00
    Dal 30 settembre al 28 ottobre 2017
    Orari: dal lunedì al sabato 10.00 – 21.30, 16,00 – 19.30
    Via Palma il Vecchio 18/e – Bergamo
    Tel: 035 403374
    triangol3@triangoloarte.191.it

     



        [== LINK ==]

    Mostra collettiva
    AREA CONTEMPORANEA DODICI

    Artisti presenti:
    Guido Airoldi, Paolo D’Angelo, Jacopo Ghislanzoni, Maurizio L’Altrella, Lorenzo Manenti, Gaetano Orazio

    Inaugurazione: sabato 30 Settembre dalle ore 18

    LA GRAN FACCENDA DELL’UMANA GENERAZIONE
    [== LA ==== GRAN = FACCENDA === DELL ===== UMANA ==== GENERAZIONE =]
    ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. CARRARA
    02.11.17 - 11.11.17

    Inaugurazione: martedì 31 ottobre 2017, ore 18.00
    Apertura: 2- 11 novembre 2017
    Da giovedì a sabato: 16.00-18.30
    c/o Giacomo, Via G. Quarenghi, 48 c/d – Bergamo



        [== LINK ==]

    Evoluzione biologica VS evoluzione culturale – viceversa 
    Barbara Boiocchi

    L’Accademia di belle arti G. Carrara è lieta di presentare, l’ultimo dei cinque progetti selezionati tramite bando rivolto a studenti e diplomati dell’Accademia che sono stati ospitati negli spazi di Giacomo nel corso del 2017.
    Paolo Cocco naturalista – specialista di evoluzione, Carlo Maiolini biologo e Raffaella Trigona ed Elena Bougleux antropologhe presso l’Università degli studi di Bergamo si confrontano in uno scambio epistolare sugli effetti dell’evoluzione sia in campo biologico che culturale. Le suggestioni emerse sono restituite in un’allestimento espositivo per mezzo di suggestioni visive e testuali.
    Il dualismo tra uomo e natura si manifesta chiaramente nella possibilità che l’uomo ha rispetto ad un’evoluzione di tipo culturale e nella capacità di usare la ragione oltre all’istinto. Il bagaglio biologico è una dote che accomuna ogni essere vivente e si differenzia dal bagaglio culturale che si costruisce attraverso la relazione con il mondo. Concorrono quindi a un percorso di evoluzione culturale soggetti con i quali l’essere umano può sperimentare, provare, comunicare, tornare indietro, riprendere vecchie abitudini e mescolarsi ad altre in un dialogo in continuo e permeabile mutamento.

    DA GIACOMO, STUDIO D'ARTISTA - FRANCESCA BATTELLO, LUCA BRAMA E MAURO COGLIO
    [= DA ==== GIACOMO === STUDIO == D ==== ARTISTA ====== FRANCESCA === BATTELLO === LUCA === BRAMA === E = MAURO === COGLIO =]
    ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. CARRARA
    14.10.17 - 21.10.17

    Inaugurazione: venerdì 13 ottobre 2017 – ore 18.00
    Apertura: 14 – 21 ottobre 2017
    Da giovedì a sabato 16:00-18:30
    c/o Giacomo, Via G. Quarenghi, 48 c/d – Bergamo



        [== LINK ==]

    a cura di Francesco Pedrini

    L’Accademia di belle arti G. Carrara è lieta di presentare per il secondo anno consecutivo la mostra degli artisti che sono stati in residenza da luglio a settembre negli spazi di Giacomo in via Quarenghi.
    Francesca Battello, Luca Brama e Mauro Coglio hanno avuto a disposizione gli spazi al civico 33 per approfondire liberamente la propria ricerca.
    Da Giacomo è il titolo della mostra delle opere che hanno preso forma in questi mesi da cui possiamo individuare tre macrotemi:
    Francesca Battello parte dall’archivio fotografico famigliare per riflettere sulla memoria. Un lavoro di ricerca iconografica alla radice della propria provenienza perché “Il nostro è un mondo talmente pieno di memorie che inesorabilmente, per mancanza di spazio, vanno in gran parte perdute, o non raccontate. A partire dalla modernità, questo è un problema che riguarda sia l’individuo sia la società”(G.Iovane e F. Ramos Oggetti Smarriti, Silvana Editore 2009).
    Luca Brama attraverso la fotografia racconta una realtà (compresa via Quarenghi) vissuta sulla pelle. Non è un reportage, non è un’indagine, è semplice conoscenza, intesa come volontà di abbracciare qualcosa senza giudizio, ma con urgenza e dedizione.
    Ambienti, persone, situazioni su cui spesso distogliamo lo sguardo diventano paradisi perduti, reali, alterati in cui viviamo tutti.
    Mauro Coglio raccoglie la sfida della parola. Lo scontro o meglio l’incontro con questo tema è ovviamente parziale, ma declinato in vari modi attraverso la performance, la scultura, la pittura e l’istallazione. 

    GIOVANI ARTISTI INCONTRANO GIOVANI AZIENDE
    [=== GIOVANI == ARTISTI = INCONTRANO === GIOVANI == AZIENDE ===]
    ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. CARRARA
    13.10.17

    Inaugurazione: Venerdì 13 ottobre 2017, ore 18.00
    c/o Giacomo, via G. Quarenghi, 33 – Bergamo



        [== LINK ==]

    Progetto ideato da Alberto Nacci e Agustin Sanchez

    L’Accademia di belle arti G. Carrara in collaborazione con ajpstudios e Incubatore d’Impresa di Bergamo Sviluppo è lieta di presentare Giovani Artisti incontrano Giovani Aziende, un progetto che negli ultimi tre anni ha dato l’opportunità agli studenti dell’Accademia di entrare in contatto con aziende in fase di startup, con l’obiettivo di raccontarle attraverso l’utilizzo del linguaggio audiovisivo. Venerdì 13 ottobre presso gli spazi di Giacomo al civico 33 di via G. Quarenghi  verranno presentati al pubblico i sei video prodotti in questi tre anni di lavoro.
    Ideato con uno scopo formativo, il progetto ha offerto agli studenti l’occasione di esercitare capacità creative a confronto con una diversa committenza, producendo lavori video al servizio dell’impresa. Sostenere l’incontro tra arte, scienza e industria, oggi più che mai è una priorità per l’Accademia. Se la collaborazione amplia il progetto didattico dell’Accademia, al contempo le aziende hanno avuto l’opportunità di usufruire di prodotti di comunicazione ad alto contenuto creativo.

    PROIEZIONE DEL FILM CONTROFIGURA DI RÄ DI MARTINO
    [== PROIEZIONE ==== DEL = FILM ==== CONTROFIGURA == DI == R ====== DI == MARTINO =]
    GAMEC – GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
    03.10.17

    3 ottobre 2017, ore 21:00
    Auditorium di Piazza Libertà
    Angolo via Norberto Duzioni, 2 – Bergamo
    Ingresso: € 6,00
    Ingresso ridotto per soci GAMeC Club: € 5,00
    Tel: 035.342239
    www.gamec.it
    www.lab80.it
    www.amaci.org



        [== LINK ==]

    * 3 ottobre 2017, ore 21:00
    PROIEZIONE DEL FILM CONTROFIGURA DI RÄ DI MARTINO
    Auditorium di Piazza Libertà – Bergamo

    A seguire, incontro con la regista
    moderato dal Direttore della GAMeC Giacinto Di Pietrantonio

    GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e Lab 80 film hanno il piacere di presentare la proiezione del lungometraggio Controfigura (2017), opera prima dell’artista Rä di Martino recentemente ospitata, in anteprima mondiale, alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, nella sezione fuori concorso Il Cinema nel Giardino.
    Il film è stato realizzato nell’ambito della quarta edizione di Museo Chiama Artista, il progetto – quest’anno a cura di Iolanda Ratti e Alberto Salvadori – nato nel 2013 dalla collaborazione tra la Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane del MiBACT e AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, seguendo il comune intento di sostenere attivamente il sistema del contemporaneo nel nostro Paese, attraverso la commissione ad artisti italiani di nuove opere che verranno successivamente presentate all’interno della rete museale.

    A seguito della kermesse veneziana, infatti, i musei associati AMACI che aderiscono al progetto – dall’Emilia Romagna alla Lombardia, dal Lazio alla Sardegna, dalla Toscana, al Veneto, al Trentino Alto Adige – ospiteranno la proiezione nelle rispettive città.

    Per la proiezione a Bergamo, la GAMeC si è avvalsa della preziosa collaborazione di Lab 80 film, grazie alla quale il lungometraggio sarà presentato nella sala cinematografica dell’Auditorium di Piazza Libertà in occasione di una serata-evento che vedrà la partecipazione della regista.

    Alla conclusione del film, infatti, Rä di Martino racconterà il proprio progetto nel corso di una conversazione con il Direttore della GAMeC Giacinto Di Pietrantonio, a cui seguirà un confronto diretto con il pubblico.

    Recentemente vincitore del prestigioso Eurimages Lab Project Award al Karlovy Vary Film Festival, Controfigura – con Filippo Timi, Valeria Golino, Corrado Sassi, Younès Bouab, Nadia Kounda – è il racconto di una troupe che cerca di realizzare in Marocco il remake del film del 1968 The Swimmer (Un uomo a nudo).
    Come nella pellicola originale – che vedeva Burt Lancaster tornare alla sua villa a piedi e in costume da bagno, tuffandosi in tutte le piscine incontrate lungo il cammino – il protagonista del film di Rä di Martino intraprende un percorso che attraversa idealmente la città di Marrakech, descrivendo il contrasto tra i campi da golf e le piscine lussuose del jet set internazionale e il deserto circostante.
    La “controfigura” del titolo è impegnata nel testare inquadrature, location e piscine dove si muoverà l’attore principale. Nel corso del racconto assistiamo ai suoi tentativi di entrare nella parte, mentre i veri attori irrompono sulla scena e la troupe si muove dietro le quinte, in un set in cui sembra che nessuno sappia esattamente cosa fare.

    Il film è stato prodotto da Dugong Films, In Between Art Film, Snaporazverein, Produzioni Illuminati, Haut Les Mains e Waq Waq Studio, con AMACI e DGAAP del MiBACT e con il sostegno della galleria Monica De Cardenas.

    CONTROFIGURA (2017)
    Regia: Rä di Martino
    Durata: 75 minuti

    ©THE BLANK 2017
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    GAMEC – GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA | PROIEZIONE DEL FILM CONTROFIGURA DI RÄ DI MARTINO | 03.10.17