• Italiano
  • English
  • EN/IT
    What’s on
    GENESIS BELANGER
    [= GENESIS ===== BELANGER =]
    NEWSLETTER LUGLIO 2019
        [== LINK ==]

    Genesis Belanger
    coins for the ferryman
    2019
    Porcellana e grès
    Dimensioni variabili
    Courtesy l’artista e Francois Ghebaly Gallery,
    Los Angeles CA
    Photo credits: Pauline Shapiro

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON GENESIS BELANGER

    Sembra esistere un abisso per quanto poco comprendiamo ciò che motiva le nostre azioni. Originariamente, ero affascinata da questa inconsapevolezza e da come era – all’incirca – utilizzata come arma contro di noi dall’industria pubblicitaria. Più recentemente ho notato come questa disconnessione interiore ci colpisca in un contesto più intimo: nel modo in cui manifestiamo dolore per una perdita. La perdita è una parte inevitabile della vita, eppure siamo così ossessionati dal vivere che non abbiamo molto supporto culturale nell’affrontarla. Questo disincentiva una comprensione presente di come siamo influenzati dal nostro dolore. Piangiamo molte cose – in primis una morte –  ma la gravità di una perdita estrema non annulla il dolore delle perdite minori. Tutti piangiamo le assenze, grandi e piccole. È tempo di trasformare tutti questi sentimenti disordinati in consapevolezza.

    ALEJANDRA HERNÁNDEZ
    [=== ALEJANDRA ==== HERN === NDEZ =]
    NEWSLETTER GIUGNO 2019
        [== LINK ==]

    Studio di Alejandra Hernández, Bogotà, 2019
    in secondo piano
    Alejandra Hernández, Andrea & Santiago, 2019

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON ALEJANDRA HERNÁNDEZ

    Ciò che intendo fare sono fondamentalmente ritratti del nostro tempo, di diversi modi di vivere, più che un dipinto finale lo vedo come un documento di persone che stanno camminando su questa terra e che a volte ho il piacere di incontrare e tradurre detto incontro in una tela. Più che un dipinto lo vedo come un costrutto sociale, in cui entrambe le parti sono in costante dialogo e tutti i nostri problemi possono essere ignorati per poche ore mentre condividiamo l’esperienza e concretamente lo trasformiamo in un dipinto.

    SANTIAGO REYES VILLAVECES
    [= SANTIAGO === REYES === VILLAVECES ==]
    NEWSLETTER MAGGIO 2019
        [== LINK ==]

    Santiago Reyes Villaveces, Harp, 2019.
    Courtesy The artist, The Blank Contemporary Art, Fondazione Amleto Bertoni
    Installation view. Sacrestia ex-chiesa Sant’Ignazio, Saluzzo (CN), Italy

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON SANTIAGO REYES VILLAVECES

    Il progetto Harp consiste nella costruzione di una copia esplosa dell’arpa Tópaga (1680) che va a occupare lo spazio architettonico della Sacrestia della Chiesa di Sant’Ignazio.
    Il design dello strumento è deformato attraverso l’uso di una struttura ellittica con due ponti focali.
    Usando i cassetti aperti, le finestre e la struttura fisica della Sacrestia come scatole di risonanza, Harp diviene un’arpa poliarchica (dall’origine multipla), un flusso di frequenze storiche, architettoniche incarnate e decolonizzanti che mira a destabilizzare la storia d’origine consegnata al “nuovo mondo” dall’arpa gesuita.

    KLAUS RINKE
    [=== KLAUS = RINKE ===]
    NEWSLETTER APRILE 2019
        [== LINK ==]

    Klaus Rinke
    Taking Possession of the Mediterranean for the Arts
    Spain, 1969
    100 x 140 cm
    Courtesy of the Artist

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON KLAUS RINKE

    “Ho scoperto che l’acqua era un materiale scultoreo. Nel maneggiare l’acqua, ho concluso che riempire una scultura con acqua richiede tempo. Una tonnellata, quanto tempo occorre per riempirla? Quanto per svuotarla?” Rinke usa l’elemento dell’acqua come simbolo universale di femminilità e fertilità, purificazione e flusso, spesso concentrandosi sull’evaporazione dell’acqua per rappresentare la sua impermanenza. Nella sua arte, enfatizza l’acqua come elemento essenziale concentrandosi sulla sua importanza per la vita e il benessere umano. Il suo lavoro con l’acqua serve anche a mettere in evidenza le sue preoccupazioni ambientali sottolineando la fragilità, la scarsità e l’interconnessione delle nostre risorse idriche globali.

    NATHALIE DJURBERG & HANS BERG
    [=== NATHALIE == DJURBERG ==== HANS == BERG ==]
    NEWSLETTER MARZO 2019
        [== LINK ==]

    Nathalie Djurberg & Hans Berg
    Dark Side of the Moon, 2017
    Stop motion animation
    06:40 min.
    Ed.: 4, II

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON NATHALIE DJURBERG & HANS BERG

    Non c’è bisogno di essere una camera
    per venire infestati –
    non c’è bisogno di essere una casa –
    la mente ha corridoi in quantità.

    Più sicuro è incontrare a notte fonda
    un fantasma esteriore –
    che affrontare l’intima presenza
    di quel più gelido visitatore.

    Più sicuro un galoppo in abbazia –
    rincorsi dalle pietre –
    che incontrare se stessi disarmati –
    in un luogo del tutto solitario.

    L’io che dietro di noi rimane occulto,
    questo è terrorizzante –
    l’assassino nascosto in casa nostra –
    non è poi un così profondo orrore.

    Il corpo impugna a un tratto la pistola –
    mette spranghe alla porta –
    trascurando un fantasma superiore
    ancora più vicino.

    PAOLO ICARO
    [= PAOLO === ICARO ==]
    NEWSLETTER FEBBRAIO 2019
        [== LINK ==]

    Studio di Paolo Icaro, Tavullia, 2019
    in primo piano
    P. Icaro, Racconto, dal 1969, onice, piombo,
    cm. 116x152x11

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON PAOLO ICARO

    Mi pareva di aver incontrato in quel lingotto di acciaio comune, chiamato comunemente ferro, una proporzione, un’unità direi “simbolica” di tutto il ferro: quel metallo era tutto lì dentro in un’implosione atomica. Quel lingotto non era una forma, non era un oggetto ma una cosa in sé. Così cercai altre materie che mi fossero altrettanto intensamente attraenti, e l’unico criterio formale che mi imposi furono le dimensioni del primo Racconto. […] L’altro criterio fu l’intensità e la soddisfazione dei vari incontri, ora echi di memorie ora di nostalgie, di luoghi e situazioni.

    estratto da Paolo Icaro. Faredisfarerifarevedere, a cura di Lara Conte, Mousse publishing, 2016

    JORGE MACCHI
    [= JORGE === MACCHI ==]
    NEWSLETTER GENNAIO 2019
        [== LINK ==]

    Jorge Macchi
    Overwhelmed
    2018
    acquerello su carta
    29,7 x 42 cm
    Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana
    Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON JORGE MACCHI

    El artista toma de la mano al visitante y lo lleva al interior del bosque. El artista lo conoce muy bien (de hecho ha plantado todos los arboles). Lleva al visitante hasta un claro en el medio del bosque. Se quedan allí unos minutos en silencio. Aprovechando un momento de distracción el artista desaparece detrás de unos arbustos y corre entre los árboles por un camino tantas veces transitado por él hasta llegar al limite de su bosque. El visitante repentinamente comprende que está solo en un lugar desconocido. Intenta algunos caminos para salir pero todos lo llevan de nuevo al claro del bosque. Se arrepiente de haberse distraído con esas flores.

    EVA & FRANCO MATTES - MY LITTLE BIG DATA | 17.05.2019
    [=== EVA ===== FRANCO === MATTES ====== MY ==== LITTLE === BIG == DATA ======= 17.05.2019 =]

    [Download Comunicato Stampa]

    Info:

    GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
    Via San Tomaso, 53
    24121 Bergamo

    13.00 – 18.00 Video Proiezione / GAMeC, Sala Proiezioni – Ingresso gratuito
    15.30 – 17.30 Artists’ talk a cura di Claudia D’Alonzo / GAMeC, Spazio ParolaImmagine
    17.30 – 18.00 Presentazione e consegna opera



        [== LINK ==]

    Venerdì 17 maggio 2019 The Blank Contemporary Art, in collaborazione con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e l’Accademia di belle arti G. Carrara, presenta My Little Big Data di Eva e Franco Mattes, con un talk aperto al pubblico e la proiezione in anteprima dell’opera video che entrerà a far parte della Collezione del museo.

    My Little Big Data è un progetto degli artisti Eva e Franco Mattes promosso da The Blank Contemporary Art, vincitore della terza edizione del bando Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo, con il sostegno di Fotomuseum Winterthur e di Biennale di Atene e la collaborazione di GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e di istituzioni internazionali quali: Istituto Italiano di Cultura, Barcellona; Goldsmiths University, Londra; New School University, New York.

    My Little Big Data è una riflessione sul significato del “vivere connessi” e su quanto la nostra vita pubblica e privata stiano diventando quasi indistinguibili.
    Ogni nostra azione online lascia una traccia invisibile sepolta nei dati. Nel loro insieme queste tracce possono rivelare dettagli molto intimi su di noi, ad esempio i cambiamenti negli stati emotivi, le relazioni interpersonali, la visione politica o la posizione geografica. Le nostre informazioni personali sono costantemente raccolte, organizzate, analizzate e vendute da una serie di attori come agenzie governative, social media, istituti bancari o applicazioni per smartphone. Tutte queste entità sono in competizione per influenzare il comportamento degli utenti, traducendolo in profitto e consenso politico. My Little Big Data è un’indagine fai-da-te che mira a rivelare la forma e la misura in cui i nostri dati personali possono essere estratti e sfruttati.

    Negli ultimi dieci mesi Eva e Franco Mattes, in collaborazione con la Share Foundation di Novi Sad, hanno analizzato i metadati di oltre 70.000 e-mail personali inviate e ricevute tra il 2007 e il 2017, ricavandone “psicografici” che interpretano questi dati, i network personali e interpersonali dei due artisti, le loro abitudini comportamentali, i pattern ricorrenti e le anomalie. I risultati dell’analisi sono stati tradotti in un’installazione composta da chilometri di cavi colorati, “psicografici” stampati su mobili per ufficio e un video essay che saranno presentati in manifestazioni culturali internazionali, inclusa la partecipazione all’ultima edizione della Biennale di Atene, una mostra personale presso il Care of di Milano e il Fotomuseum Winterthur di Zurigo, due conferenze accademiche alla Goldsmiths University di Londra e alla New School University di New York e una presentazione all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.

    Utilizzando strumenti informatici e algoritmi di analisi gli artisti aspirano a creare una nuova consapevolezza dell’attuale sfruttamento dei dati e del loro potenziale utilizzo, trasformando queste tecnologie in uno strumento accessibile a tutti, per dare vita a nuove narrative per comprendere e sperimentare creativamente con esse.

    Il 17 Maggio 2019 dalle 15.30 alle 17.30 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospiterà un incontro con gli artisti, aperto al pubblico, promosso insieme all’Accademia di belle arti G. Carrara nell’ambito del corso di Fenomenologia dei Media della Prof.ssa Claudia D’Alonzo, cui seguirà la presentazione ufficiale del progetto da parte di Stefano Raimondi, presidente The Blank Contemporary Art e di Lorenzo Giusti, Direttore GAMeC.
    Dalle ore 13.00 alle 18.00 il video My Little Big Data sarà visibile in anteprima nella Sala Proiezioni del museo e per l’occasione sarà possibile accedervi gratuitamente.

    PREMIO MATTEO OLIVERO | PROGETTO VINCITORE
    [= PREMIO = MATTEO = OLIVERO ===== PROGETTO === VINCITORE ==]

    SANTIAGO REYES VILLAVECES (Bogotà, 1986) È IL VINCITORE DEL PREMIO MATTEO OLIVERO – 41° EDIZIONE

    Santiago Reyes Villaveces (Bogotá, Colombia 1986) è il vincitore della 41° edizione del Premio Matteo Olivero, promosso dalla città di Saluzzo e organizzato dalla Fondazione Amleto Bertoni con l’intento di valorizzare il territorio attraverso l’arte. Il Premio Olivero si colloca all’interno di START/storia e arte a Saluzzo, il festival dedicato all’arte in tutte le sue forme che ha luogo nella capitale del marchesato dal 26 aprile al 26 maggio.

    La direzione artistica di START è affidata a Soluzioni Turistiche Integrate che si avvale della collaborazione di Stefano Raimondi per la curatela del Premio Olivero; Raimondi, già curatore della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, è direttore di The Blank Contemporay Art, il principale network italiano di promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea.
    L’Origine, intesa come l’artefatto primo, la causa fondamentale, la matrice, l’elemento ispiratore di un avvenimento è il tema scelto per la 41° edizione del premio, in dialogo con il tema scelto per START cioè il Carattere*, di cui il Premio ne interpreta l’origine.

    La giuria internazionale composta da Chrissie Iles, curatrice del Whitney Museum of American Art di New York, Nicola Ricciardi, direttore artistico di OGR Torino, Arturo Demaria, consigliere della Fondazione Amleto Bertoni, Roberto Giordana, vicedirettore generale della Cassa di Risparmio di Cuneo e Stefano Raimondi, curatore del Premio, ha deciso di premiare all’unanimità il progetto Harp di Santiago Reyes Villaveces, realizzato dall’artista in collaborazione col compositore Nicolás Jaramillo e il musicologo Daniel Villegas Velez: “per aver saputo interpretare in modo innovativo e poetico l’ex Sacrestia della Chiesa di Sant’Ignazio, presentando un’opera che affonda le proprie radici nella storia dei Gesuiti e capace di trattare una tematica complessa, come quella del colonialismo, in modo lirico e originale. Allo stesso tempo Harp interagisce con le tradizioni di Saluzzo quali la musica e l’artigianato e si presenta nella sua monumentalità come un corpo capace di interagire con lo spettatore”.

    Sono quarantuno gli artisti invitati da prestigiosi advisor internazionali che hanno preso parte al premio, provenienti da sedici diverse nazionalità: americani, azeri, brasiliani, britannici, colombiani, coreani, ciprioti, filippini, francesi, iraniani, israeliani, italiani, neerlandesi, polacchi, russi e svizzeri si sono sfidati presentando progetti originali e innovativi per valorizzare una location suggestiva e ricca di storia, la Sacrestia dell’Ex-Chiesa di Sant’Ignazio, divenuta oggi una sala del comune di Saluzzo.

    L’idea prende corpo nella forma di una mostra personale presso la Sacrestia dell’Ex–Chiesa di Sant’Ignazio, visitabile a partire dal 26 aprile, giorno di inaugurazione di START. La conformazione attuale della sala, che fa parte del complesso architettonico comprensivo del Collegio, oggi Palazzo Comunale, risale al 1725 ma è nel 1831 che venne adibita ad archivio senza tuttavia subire mutamenti nella sua struttura. Al suo interno è possibile ammirare ancora oggi due affreschi di Sant’Ignazio sopra le due porte e lo stemma dei Gesuiti, l’ordine che la inaugurò agli inizi del XVIII secolo. Il progetto Harp consiste nella costruzione di una copia esplosa dell’arpa Tópaga (1680) che va a occupare lo spazio architettonico della Sacrestia della Chiesa di Sant’Ignazio. Il design dello strumento è deformato attraverso l’uso di una struttura ellittica con due ponti focali. Usando i cassetti aperti, le finestre e la struttura fisica della Sacrestia come scatole di risonanza, Harp diviene un’arpa poliarchica, un flusso di frequenze storiche e architettoniche che mirano a destabilizzare la storia d’origine. Nel 1725, l’ordine dei Gesuiti inaugurò la Sacrestia della Chiesa di Sant’Ignazio a Saluzzo. Lo stesso anno, il gesuita José Gumilla dirigeva una delle più ambiziose espansioni territoriali alla conquista delle Americhe nella regione di Orinoquía del Nuovo Regno di Granada, una regione contigua condivisa oggi da Colombia e Venezuela. La pratica della musica europea polifonica è stata uno degli strumenti principali utilizzati dai Gesuiti per trasmettere il sistema dei valori europei durante questo periodo di espansione e di evangelizzazione delle Americhe. Tra gli strumenti utilizzati per organizzare i processi di colonizzazione territoriale, culturale e sensoriale, l’arpa si distingueva per la sua portabilità e semplicità strutturale.
    Usando l’arpa come simbolo delle sue antiche origini greche e romane, l’umanesimo dispiegò strategicamente la capacità mimetica dell’arte di (ri)formare le comunità nel “nuovo mondo”. L’arpa rinascimentale ha funzionato come una sineddoche che ha reso presente e udibile l’universo classico della cosmologia europea.
    Harp utilizza i numerosi cassetti e armadietti del mobilio della Sacrestia, aprendoli e rendendo la struttura dell’archivio aperta, visibile e sonora. Lo strumento utilizzerà una serie diversificata di scatole di risonanza: l’edificio stesso, i cassetti e le finestre. In collaborazione con il compositore Nicolás Jaramillo un brano musicale verrà eseguito all’inaugurazione da parte di un coro locale della provincia di Saluzzo. Cantando con la bocca dentro i cassetti aperti, gli artisti usano la vibrazione delle loro voci per far risuonare le corde nello spazio. L’intera struttura di Harp abita lo spazio in cui vive per sostenersi in mezzo a una rete di tensioni fisiche e discorsive per costruire un’esperienza temporale e incarnata che connette due spazi dissonanti e esperienze storiche.  Questo progetto rinnova e risignifica l’arpa attraverso un processo erratico di contro-conquista sensoriale.

    Tra le principali novità della 41° edizione si sottolinea un cambiamento nella modalità di partecipazione, gli artisti sono stati selezionati e invitati a partecipare da ventiquattro importanti advisor internazionali, curatori e direttori d’istituzioni internazionali tra i quali: Solomon R. Guggenheim Museum di New York, MAMbo di Bologna, Whitechapel Gallery di Londra, Castello di Rivoli, Mambo di Bogotà, Heart di Herning, Mart di Trento e Rovereto.

    Nello specifico gli advisor sono: Lorenzo Balbi (direttore artistico del MAMbo, Bologna), Michael Bank Christoffersen (capo delle mostre e curatore esterno presso HEART, Herning), Andrew Berardini (scrittore, curatore), Ginevra Bria (co-fondatrice di FutureDome, Milano), Andrea Bruciati (direttore di Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli), Emily Butler (curatrice alla Whitechapel Gallery, Londra), Domenico De Chirico (curatore indipendente), Julia Draganovic (direttrice della Kunsthalle Osnabrück), Fredi Fischli (co-direttore delle mostre gta, ETH Zurich), Sara Fumagalli (curatrice presso la GAMeC, Bergamo), Giorgia Horn (curatrice), Denis Isaia (curatore al MART, Trento e Rovereto), Ellen Kapanadze (curatrice e co-fondatrice della Why Not Gallery, Tbilisi) Lara Khaldi, (curatrice e direttrice del dipartimento di Media Studies al Alquds Bard College, Gerusalemme), Sam Korman, (scrittore e curatore indipendente), Luca Lo Pinto, (curatore della Kunsthalle Wien, Vienna), Simone Menegoi (direttore artistico presso Arte Fiera Bologna), Bernardo Mosqueira (curatore, scrittore e ricercatore), Alberta Romano, (curatrice indipendente), Sona Sepanyan, (curatrice indipendente), Marianna Vecellio (curatrice presso il Castello di Rivoli), Saverio,Verini (scrittore d’arte, curatore e coordinatore delle mostre presso la Fondazione Memmo a Roma), Eugenio Viola (capo-curatore Mambo, Bogotà), Xiaoyu Weng, (curatrice presso il Museo Solomon R. Guggenheim, New York).

    ITALIAN COUNCIL | EVA & FRANCO MATTES - MY LITTLE BIG DATA
    [== ITALIAN ==== COUNCIL ===== EVA ====== FRANCO === MATTES ====== MY == LITTLE == BIG === DATA =]

    “Se l’effetto Panopticon è quando non sai se sei sorvegliato o meno, e quindi ti comporti come se lo fossi, allora l’inverso dell’effetto Panopticon è quando sai di essere sorvegliato, ma ti comporti come se non lo fossi”. Benjamin Bratton.

    My Little Big Data è una riflessione sul significato del “vivere connessi” e su quanto la nostra vita pubblica e privata stiano diventando quasi indistinguibili.
    Oggi sappiamo che ogni byte di informazione generato dalla nostra vita può essere potenzialmente osservato, ma cosa sanno esattamente di noi questi algoritmi e le persone che li gestiscono? È possibile che le nostre scie di dati ci conoscano meglio di noi stessi?

    Ogni nostra azione online lascia una traccia invisibile sepolta nei dati.
    Nel loro insieme queste tracce possono rivelare dettagli molto intimi su di noi, ad esempio i cambiamenti negli stati emotivi, le relazioni interpersonali, la visione politica o la posizione geografica. Le nostre informazioni personali sono costantemente raccolte, organizzate, analizzate e vendute da una serie di attori come agenzie governative, social media, istituti bancari o applicazioni per smartphone. Tutte queste entità sono in competizione per influenzare il comportamento degli utenti, traducendolo in profitto e consenso politico. My Little Big Data è un’indagine fai-da-te che mira a rivelare la forma e la misura in cui i nostri dati personali possono essere estratti e sfruttati.

    Eva e Franco Mattes, in collaborazione con la Share Foundation di Novi Sad, hanno analizzato i metadati di oltre 70.000 e-mail personali inviate e ricevute tra il 2007 e il 2017, ricavandone “psicografici” che interpretano questi dati, i network personali e interpersonali dei due artisti, le loro abitudini comportamentali, i pattern ricorrenti e le anomalie.

    I risultati dell’analisi sono tradotti in un’installazione composta da chilometri di cavi colorati, “psicografici” stampati su mobili per ufficio e un video essay.

    Utilizzando strumenti informatici e algoritmi di analisi gli artisti aspirano a creare una nuova consapevolezza dell’attuale sfruttamento dei dati e del loro potenziale utilizzo, trasformando queste tecnologie in uno strumento accessibile a tutti, per dare vita a nuove narrative per comprendere e sperimentare creativamente con esse.

    My Little Big Data è un progetto degli artisti Eva e Franco Mattes a cura di The Blank Contemporary Art e promosso da GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e Fotomuseum Winterthur, in collaborazione con istituzioni quali: Biennale di Atene, Atene; Istituto Italiano di Cultura, Barcellona; Goldsmiths University, Londra; New School University, New York. Il progetto è vincitore della terza edizione del bando Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.

    Eva e Franco Mattes (Brescia 1976. Vivono e lavorano a New York, USA), compongono un duo, inizialmente noto come 0100101110101101.org, che collabora dal 1995. Sono considerati tra i rappresentanti di punta della Net Art. I loro progetti nascono dalla spiccata capacità di comprensione e utilizzo dei nuovi media. Per più di 20 anni hanno costantemente prodotto lavori che rispondono e sviscerano la nostra condizione di vita iper-connessa, esponendone, spesso con umorismo, le più profonde implicazioni etiche e politiche.

    ©THE BLANK 2019
    SOCIAL
                   
    APP
       
    ITALIAN COUNCIL | EVA & FRANCO MATTES - MY LITTLE BIG DATA