via Borgo Palazzo, 42 (interno)
25125 – Bergamo
tel. +39.035.222.333
e-mail: vannacasati@fastwebnet.it
“ORObasie ORObiche”, è il titolo del video che Sabina Sala e Valerio Ambiveri presentano presso la Galleria Vanna Casati in occasione di Art Date 2017 e fa il verso al gioco di parole del tema proposto per questa edizione.
Le derivazioni ed assonanze tra Sacro e Sagra, mettono in azione altri giochi di parole tra altre assonanze ed etimi: le dualità ed i raddoppi di senso di ORO, tengono insieme elementi sacri così spesso utilizzati nell’iconografia ad altri più prosaici ma non meno importanti.
L’oro del mais, cibo che ha sfamato le bocche delle popolazioni dell’orografia bergamasca, alla base di ogni sagra orobica, e l’oro delle tavole che ha nutrito la spiritualità di generazioni di popoli; mani che dorano, bocche che orano e si riempiono dell’oro di polente/soli/aureole.
Organo della parola e del gusto, la bocca è la soglia che dice della sapienza e del sacro e tace nel ricevere il piacere del cibo.
Scoprite il calendario degli appuntamenti e scaricate il modulo di adesione
Per info:
servizieducativi@gamec.it
www.gamec.it
Anche quest’anno, prima che la scuola ricominci, i bambini e i ragazzi dai 6 ai 14 anni potranno scoprire alla GAMeC i “trucchi” del mestiere dell’artista, divertendosi con corsi, percorsi animati e laboratori a tema gestiti da educatori museali e da preparati professionisti.
Scoprite sul sito del museo i percorsi in programma dal 28 agosto all’8 settembre: le iscrizioni sono aperte fino al 31 luglio!
Tutte le proposte sono dedicate a una specifica fascia d’età (per i bambini della scuola primaria e per i ragazzi della scuola secondaria di I grado) e hanno una durata di 5 mezze giornate, al mattino o nel pomeriggio.
I laboratori – a numero chiuso, a garanzia di qualità e cura (max. 20 bambini o 16 ragazzi) – vengono attivati al raggiungimento di 8 iscritti.
Iniziativa a pagamento; iscrizione obbligatoria.
Collezione Permanente, Spazio Caleidoscopio
lunedì – domenica: 9.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00
martedì chiuso
INGRESSO LIBERO
Via San Tomaso, 53
24121 – Bergamo
Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte, VIII Edizione / Sezione scuole curatoriali
a cura di Elena Cardin
Prendendo quale punto di partenza il quadro T1964-R9 (1964) di Hans Hartung, Deus sive Natura – espressione utilizzata dal filosofo olandese Baruch Spinoza per indicare la coincidenza di spirito e materia, trascendenza e immanenza – esplora il rapporto tra l’artista e la natura che lo circonda.
La relazione di Hartung con il Cosmo e le energie che lo governano si rivela fondatrice non solo della sua pratica pittorica ma anche di un aspetto meno noto della sua opera: la fotografia.
Attraverso il dialogo con le opere di due artisti contemporanei – Bruno V. Roels e Špela Volčič – il progetto espositivo intende aprire uno spiraglio sulla prolifica produzione fotografica di Hans Hartung, invitando a considerare la natura, in accordo con la filosofia monista di Spinoza, come materia vivente, intelligente e autogestita.
Via San Tomaso, 53
24121 – Bergamo
a cura di Sara Fumagalli e Stefano Raimondi
Continua la partecipazione della GAMeC ad Artists’ Film International, il principale network internazionale legato alla videoarte che, dal 2008, coinvolge prestigiose istituzioni d’arte contemporanea e artisti provenienti da tutto il mondo, alcuni dei quali hanno ottenuto, negli anni, grande successo e importanti riconoscimenti.
Per la nona edizione della rassegna, GAMeC ha selezionato l’artista Adrian Paci e l’opera The Column (2013), che ha aperto il calendario delle proiezioni ed è rimasto in visione fino al 29 maggio.
Nelle prossime settimane saranno presentati i lavori degli artisti proposti dalle altre istituzioni coinvolte
quest’anno:
Dario Azzellini e Oliver Ressler / Video-Forum of Neuer Berliner Kunstverein, Berlino
Desire Machine Collective / Project 88, Mumbai
Ane Hjort Guttu / Tromsø Kunstforening, Tromsø
Laura Horelli, Nina Lassila, Agnese Luse, Angela Melitopoulos, Eléonore de Montesquiou, Tanja Ostojić, Meggie
Schneider, Isabell Spengler e Gitte Villesen / Belgrade Cultural Centre, Belgrado
Mikhail Karikis / Whitechapel Gallery, Londra
Arjuna Neuman e Denise Ferreira Da Silva / Ballroom Marfa, Texas
Mary Reid Kelley con Patrick Kelley / Hammer Museum, Los Angeles
Cengiz Tekin / Istanbul Modern, Istanbul
Wojciech Bąkowski / Museum of Modern Art, Varsavia
GAMeC, Spazio ParolaImmagine
Via San Tomaso, 53
24121 – Bergamo
In occasione del Festival internazionale del cinema di animazione BergamoTOONS, lo Spazio ParolaImmagine della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la mostra L’Arte di Allegro non troppo: oltre 20 artwork originali, la maggior parte mai esposti prima e ordinati in mostra dalle curatrici Anita Bozzetto e Irene Bozzetto, conservatrici dell’archivio storico del padre Bruno.
Questi fondali dipinti a mano e rodovetri (o “cels”) sono selezionatissimi tesori realizzati a metà anni Settanta dal team di Bruno Bozzetto per creare quello che è ritenuto il capolavoro del cineasta bergamasco: Allegro non troppo (1976).
La GAMeC ospita dunque questa piccola preziosa mostra, visitabile a ingresso libero fino al 2 luglio. Una rara opportunità di godere degli spettacolari disegni ripresi “a passo uno” per creare la magia dell’immortale Allegro non troppo, ancora oggi considerato a oltre 40 anni dall’uscita al cinema uno dei capolavori dell’animazione di ogni tempo.
L’esposizione sarà inaugurata giovedì 22 giugno alle ore 17:00, alla presenza del regista Bruno Bozzetto cui seguirà, alle 18:00, anche questa a ingresso libero, la proiezione del film-documentario Bozzetto non troppo (2016) di Marco Bonfanti e un incontro con regista e artista, moderato da Lorenzo Rossi (Università degli Studi di Bergamo, rivista «Cineforum»).
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
La mostra offre al pubblico una nuova occasione per ammirare le opere non esposte della Collezione Permanente: lavori donati dal 2000 ad oggi che – come suggerisce il titolo – testimoniano l’amore per la GAMeC da parte di artisti, collezionisti, enti pubblici e privati.
Una mostra con cui la GAMeC ricorda al suo pubblico quanto la propria attività espositiva sia intimamente legata allo sviluppo della Collezione Permanente, un orientamento mirato che permette al museo di conservare la memoria della propria attività e di accrescere il valore del proprio patrimonio nel tempo.
Numerosi i linguaggi – dai dipinti alle fotografie, dai disegni ai video – che consentono una panoramica che attraversa decenni e, persino, due secoli (da Sironi, nato nel 1885, a Marcon, nato nel 1985).
Artisti italiani e provenienti da ogni parte del mondo – da New York a Ghent, a Tel Aviv, a San Paolo – che raccontano, nelle loro opere, la società dello spettacolo, le relazioni amicali, la poesia malinconica dei paesaggi, la rievocazione dell’Eden, il peso della memoria, la forza del segno grafico, la ricerca spirituale o il dibattito politico, tra discriminazione e affermazione della propria identità.
Sono cosi esposti autori a cui, negli anni, la GAMeC ha dedicato la propria attenzione attraverso mostre e momenti di studio, ponendo in dialogo figure come Italo Cremona, Achille Funi, Ottone Rosai e Mario Sironi con artisti contemporanei quali Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Latifa Echakhch, Jan Fabre, Giuseppe Gabellone, Marcello Maloberti, Victor Man, Kris Martin, Ryan McGinley e Adrian Paci, tra gli altri.
Lunedì – Domenica: ore 10:00 – 19:00
Giovedì: ore 10:00 – 22:00 / martedì chiuso
Via San Tomaso, 53 – Bergamo
Tel. + 39 035 270272
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
E ancora, un’opera emblematica dell’attenzione di Warhol per la cinematografia: Empire (1964), il celebre lungometraggio costituito da un piano sequenza con inquadratura fissa dell’Empire State Building, che è ancora oggi oggetto di interesse di migliaia di persone – come conferma il numero di visualizzazioni del video su YouTube – e fonte di ispirazione per diversi artisti e che, proprio per questo, acquisisce a tutti gli effetti il titolo di “opera moltiplicata”.
Completa il percorso espositivo una serie di fotografie documentarie che contribuisce a sottolineare l’unicità del rapporto tra arte e vita, che per Warhol erano fuse in una sola entità.
In mostra, le opere prodotte da Warhol sono accostate, in maniera forse provocatoria, a quelle realizzate dopo la sua scomparsa e che, benché non autorizzate né riconosciute ufficialmente, alimentano il mito e il mercato, continuando, allo stesso tempo, quell’opera di fruizione massiva iniziata dall’artista stesso.
Senza voler esprimere un’opinione sulla legittimità di queste produzioni postume, l’esposizione intende sottolinearne l’esistenza chiedendosi se anche queste non siano parte dell’eredità warholiana.
I visitatori sono guidati lungo il percorso da celebri citazioni di Warhol, e possono utilizzare le “opere moltiplicate” di un grande autore contemporaneo debitore della sua arte: Damien Hirst. Nelle sale della mostra, infatti, sono presenti le sedie sdraio del marchio Other Criteria, ideate da Hirst – su cui è possibile sedersi per ammirare le opere esposte –, a ulteriore dimostrazione di quanto, anche oggi, l’arte si avvalga del concetto di riproduzione e di “opera moltiplicata”.
La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da GAMeC Books, studiato per ricordare i romanzi di narrativa divenuti best-seller. Accanto al testo del curatore, Giacinto Di Pietrantonio, il volume presenta testimonianze di oltre 60 artisti italiani e internazionali che hanno esposto alla GAMeC nel corso degli anni, chiamati a riflettere sull’eredità lasciata da Warhol nel mondo dell’arte e nel campo della comunicazione.
Sono presenti, tra i numerosi altri, contributi di Vanessa Beecroft, Stefano Boeri, Cory Arcangel, Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Jan Fabre, Alberto Garutti, Emilio Isgrò, Victor Man, Alessandro Mendini, Mimmo Paladino, Tim Rollins, Marinella Senatore, Ian Tweedy, Vedovamazzei, Sislej Xhafa, che raccontano la storia “alternativa” di un’icona e della sua creazione.
ANDY WARHOL
(Pittsburgh, 1928 – New York, 1987)
Dopo aver concluso gli studi in pictorial design presso il Carnegie Institute of Technology, Warhol si trasferisce a New York, dove trova lavoro presso la rivista Glamour come illustratore e disegnatore di scarpe e allo stesso tempo cura l’allestimento delle vetrine di Tiffany.
All’inizio degli anni Sessanta, dopo un viaggio in Europa e Asia, si avvicina alla pittura e realizza i primi quadri con immagini tratte dai fumetti e dalla pubblicità: Popeye, Dick Tracy, Superman. Nel 1962 realizza le prime opere seriali, i cui soggetti sono icone del suo tempo (Coca-Cola, lattine della zuppa Campbell’s, dollari), immagini di personaggi famosi (Mao Tse-Tung, Marilyn Monroe, Liz Taylor), ed eventi tragici (incidenti d’auto o sedie elettriche). Lungo tutta la carriera artistica Warhol si serve di un immaginario pop. L’obiettivo che si pone è quello di demistificare la pittura, l’opera d’arte e il concetto di pezzo unico.
Nello stesso anno partecipa alla mostra newyorkese The New Realists e apre a Manhattan la Factory, luogo di incontro e di lavoro per artisti, entrato nel mito.
Nel 1963 inizia l’attività cinematografica, che porta alla realizzazione di lungometraggi a carattere sperimentale. Un’altra passione dell’eclettico Warhol è stata la musica: ha sostenuto alcuni gruppi, tra cui i Velvet Underground, per cui ha disegnato la famosissima copertina dell’album d’esordio. Dopo il fallito attentato subito nel 1968, fonda con John Wilcock la rivista Interview, che si occupa di cinema, moda, arte e vita mondana, e si dedica nuovamente alla pittura, in particolare ai ritratti. Muore nel febbraio 1987 per una banale operazione chirurgica.
Lunedì – domenica: 10.00 – 19.00
giovedì: 10:00-22:00 / martedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima.
Via San Tomaso, 53 – Bergamo
tel. + 39 035 270272
Dal 6 maggio al 30 luglio 2017, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita la personale dell’artista Pamela Rosenkranz (1979, Uri, Svizzera; vive e lavora a Zurigo), curata da Sara Fumagalli e Stefano Raimondi.
Questo progetto site specific rimanda alla storia spirituale dell’edificio che ospita il museo, un ex convento di cui l’artista ha ripreso le finestre ad arco con repliche che irradiano un forte blu RGB. I LED luminosi che brillano nelle sette Alien Blue Windows producono un’esperienza spaziale di grandissimo impatto visivo, che evoca un oceano primordiale e cieli simbolici preminenti in molta iconografia religiosa.
Composta di schermi retroilluminati senza immagini, questa nuova serie è un ibrido di dipinti e installazione di luce. L’ambiente immersivo che produce evoca un colore digitale prevalente su internet, che qui genera un’esperienza al contempo spirituale e sensuale, trascendendo così la fisicità cromatica. Permeando lo Spazio Zero, l’intensa luce blu ricrea la vista da una finestra che si apre su cieli artificiali in cui si intrecciano allegoria e tecnologia.
L’installazione di luce è completata da una nuova serie di dipinti intitolata Creation, Deterioration, Conservation, che approfondiscono l’interesse dell’artista per la pittura rinascimentale, sviluppato inizialmente nel 2015, mentre compiva ricerche per la sua opera Our Product per la Biennale di Venezia. La base di questa serie è il Miracolo della croce caduta nel canale di San Lorenzo di Gentile Bellini (1500 ca.), un quadro che raffigura la sacra reliquia tratta in salvo dalle acque veneziane. L’artista ha lavorato a partire da riproduzioni del dipinto originale di Bellini, che ha trovato attraverso una ricerca su Google Immagini. Sulle stampe ottenute da questi file sono applicati strati di vernice trasparente color carne, che producono una “pelle” tridimensionale e trasparente di pigmenti e polimeri. Il colore della vernice fa riferimento alla carnagione centroeuropea — un colore che l’artista ha utilizzato in opere precedenti come le emblematiche bottiglie d’acqua marchiate e l’installazione per la Biennale di Venezia 2015, per cui ha riempito lo spazio principale di un denso liquido rosa chiaro.
In occasione della mostra, Pamela Rosenkranz ha realizzato Water under the Bridge of San Lorenzo, una litografia in edizione limitata (30 esemplari) che rispecchia la sua continua ricerca sull’opera di Gentile Bellini Miracle of the Cross at the Bridge of San Lorenzo.
A conclusione della mostra sarà pubblicato un catalogo monografico, edito da GAMeC Books, che includerà le vedute dell’allestimento alla GAMeC.
Si ringrazia GAMeC Club, Karma International (Zurigo/Los Angeles), Sprüth Magers (Berlino, Londra, Los Angeles) e Miguel Abreu Gallery (New York) per il loro contributo alla mostra e al catalogo.
La mostra è stata realizzata grazie al contributo di Dielle Ceramiche S.p.A.
La personale di Pamela Rosenkranz è parte di una serie di mostre dedicate al collezionista Arturo Toffetti, la cui donazione ha contribuito, dal 2008, a realizzare alcune delle mostre di arte contemporanea della GAMeC, permettendo inoltre al museo di arricchire di nuove opere il proprio patrimonio artistico.
A conclusione della mostra, infatti, una delle opere dell’artista entrerà a far parte della Collezione del museo.
martedì – sabato: 15.30 – 19.30
INGRESSO LIBERO
www.galleriamarelia.it
info@galleriamarelia.it
+ 39 347 8206829
via Torretta, 4 – 24125, Bergamo
a cura di Francesca Panseri
Pensata come il naturale proseguimento della mostra dal titolo “CON FINE”, tenutasi in galleria nei mesi di aprile e maggio, ri-prende il discorso sull’artista, lo ri-allestisce con nuove opere, lo ri-scopre, s-velando il fascino di una poetica che, partendo dalla riflessione sulle icone bizantine e sulle pale d’altare e risalendo all’origine dei significati e delle geometrie artistiche medievali e rinascimentali, risiede nella ricerca dell’invisibile oltre il sensibile.
CELESTE è un progetto che si lancia oltre il visibile, oltre il CON FINE. L’artista giunge, così, a cogliere la verità che, nel senso latino del termine Veritas, è fede. Fede nella possibilità di toccare attraverso l’immagine una realtà altra, trascendente, sacra. Un simbolo, una struttura di relazione tra ciò che vedo e ciò che credo: Ludovico lo consegna semplice e assoluto al nostro sguardo perché ci sia data la possibilità di cancellare quello che crediamo di sapere, di ribellarci a quello che ci è stato imposto di credere e di ritrovare noi stessi, come fedeli ma soprattutto come uomini. Una sorta di viaggio iniziatico in uno spazio/tempo espanso, potenzialmente infinito, in cui possiamo decidere di rimanere qui e ora o oltrepassare il CON FINE.
Ludovico Bomben (Pordenone 1982) consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia dopo aver frequentato il quadriennio di Decorazione. La sua ricerca prende avvio con interventi site specific che mirano a destrutturare ambienti e luoghi quotidiani, scardinando le percezioni di chi abitualmente li frequenta. Attraverso l’uso della luce nelle sue installazioni, dimostra come lo spazio sia il luogo di un auto-apparire del principio comune tra cosa e cosa, evidenziando come la relazione tra esse sia a sua volta materia e quindi soggetta al gioco della manipolazione percettiva. Negli ultimi anni di lavoro sposta l’attenzione dall’ambiente all’oggetto, concentrandosi nello studio dei rapporti tra materiale, linguaggio, forma e concetto. Quest’analisi lo conduce all’utilizzo di alcuni simboli appartenenti all’ambito del sacro che diventa nuovo territorio d’indagine. Tra proporzioni auree e rigore formale tenta una rilettura e ridefinizione dell’immagine sacra nel contesto contemporaneo, mescolando antiche tradizioni a materiali industriali di nuova generazione. Espone in varie sedi private e istituzionali tra cui la 54. Biennale d’arte di Venezia, il Talent Prize, Dolomiti Contemporanee, Fondazione Bevilacqua La Masa, il Tina B Festival di Praga, il Premio Fabbri, Villa Manin, CAREOF – Via Farini e il Museo Revoltella. Parallelamente approfondisce il campo della progettazione, del design e della grafica lavorando per varie aziende del territorio pordenonese. Attualmente sta esponendo alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato di Pordenone in bipersonale con Michele Tajariol. E’ vincitore del Premio ORA edizione 2016.
opening: 10.06.2017 – ore 18.30 – 21.00
INGRESSO LIBERO
lunedì al venerdì: 10 – 12 / 15 – 17.30
sabato e domenica su appuntamento
Sanpaolo Invest
Via Felice Cavallotti 31B, Treviglio
info: +39 0363 48160
Gli ultimi tre lavori inediti di Davide Allieri sono costituiti come un circuito di contro-bilanciamento che
soppesa e pone in opposizione immagini esatte del vuoto, equalizzato, corretto rispetto a quel che lo
sguardo impressiona.
Attraverso l’installazione di tre lavori (Billdor, dalla serie Empty Support; 0,600, dalla serie Cubic Meters Of
Nothing; Plain Corner, dalla serie Cast Away) l’artista assume e distanzia i rapporti equivalenti, i legami
comparati tra la conoscenza che deriva dalla visione oggettiva del mondo e il nostro sentimento soggettivo,
interiorizzando porzioni di spazio. Balance presenta lavori perfettamente assemblati, in relazione con lo
schema narrativo che li contiene e in analogia con i materiali che la plasmano, come una super ficie da
assottigliare o come l’intonaco che rivela i propri difetti, trasformandosi in un passaggio del tempo, parete su
un’altra parete. Disposti in sequenza diretta, queste tre composizioni che inscenano, da ogni punto di vista,
la reversibilità della soglia tra interno ed esterno, una linea spezzata ma unica, e sembrano dar luogo a tre
atti, a tre lunghi gesti fermati sulla messa in scena di una performance, trovando il proprio ritmo a partire dal
passaggio dall’uno all’altro.
Nel corso di diverse settimane, l’artista ha smontato e ricomposto piani nello spazio; ha intensi ficato la
tensione della linea, puri ficato il colore di metallo e impresso il gesso azzurro, livellando calchi frammentati di architettura classica, al fine di poter giungere progressivamente alla totale abolizione della rappresentazione
iconica e di tutte le coercizioni che impedivano alla serie di lavori precedenti di potersi manifestare come
un’espressione plastica veramente libera e pura, ovvero in qualità di espressione di una strutturazione.
In Balance tutto può essere espresso con la linea e il colore in un rapporto equivalente all’interno di una
composizione nella quale i piani rettangolari, formati dalla pluralità delle linee rette, in opposizione
ortogonale fra loro e necessari per determinare l’assenza di ogni spettro di colore, si dissolvono in virtù del
loro carattere uniforme. E il ritmo ne emerge da solo, abbandonando i piani, quale nulla inquadrabile.
Nelle due sale di SanPaolo Invest, l’unità tridimensionale delle pareti non rappresenta solo un mezzo che ci
consente di muovere interiormente, secondo più dimensioni, ma si adatta a tre frammenti del particolare; uniti insieme a formare un altro codice, che confonde la nostra percezione della profondità del mondo.
Queste parti temprano, complessivamente, un’unità di immagini spezzate, percepite in modo automatico come molteplicità di un rapporto variato, alterato. Nel comporre, infatti, Davide Allieri dispone di misurati rapporti dimensionali con il concetto di contenuto, in costante stato di opposizione. Legame che rende visibile quel che prima non c’era e che in quanto mondo astratto non ha bisogno di ri flettere il visibile, ma di inquadrare la porzione di spazio all’interno del quale persino il vuoto sussiste in quanto scomparso del tutto.
Ginevra Bria