Photo @ Alberto Nacci
Artista: DIETELMO PIEVANI
Titolo mostra: ISOMETRIE, le geometrie generative di Pievani
Curatela: a cura di Paola Silvia Ubiali
Inaugurazione: giovedì 28 novembre 2013, ore 18.00;
ore 19.00 proiezione opera video di Alberto Nacci
Date mostra: 28 novembre 2013 – 30 gennaio 2014
Giovedì 28 novembre la Galleria Marelia inaugura la nuova sede in via Torretta a Bergamo e presenta al pubblico una serie di opere recenti di Dietelmo Pievani e un’opera video di Alberto Nacci, realizzata sul ciclo di opere in mostra che dà anche il titolo alla stessa.
Fuoriclasse dell’arte concreta geometrica, protagonista d’avanguardia negli anni sessanta, per ragioni ideologiche negli anni ottanta matura una decisione controcorrente: si allontana dalle esposizioni nelle gallerie private e dal sistema dell’arte per dedicarsi alla ricerca personale, libera da ogni vincolo e condizionamento. Una scelta radicale che ora riceve una deroga meditata, consapevole e motivata.
Alla mia domanda: “Come ti definisci riguardo allo sviluppo del tuo lavoro?” Pievani, senza alcuna esitazione risponde “Pittore”.
Non è facile accettare tale definizione senza qualche perplessità, poiché la pittura nel senso più tradizionale del termine, quella che implica una connotazione gestuale o per lo meno materica, Pievani l’ha abbandonata alla fine degli anni cinquanta. Gli immacolati legni laccati delle Composizioni in bianco e delle Superfici che realizza dagli anni sessanta, i piombi, i ferri delle Composizioni dell’ultimo quindicennio possiedono una forte vocazione scultorea, si potrebbe dire architettonica per l’evidente propensione alla conquista dello spazio. Ma lui persiste imperterrito a considerarsi “pittore”, andando implicitamente, e forse ironicamente, a sovvertire quella meravigliosa, utopistica concezione di unità delle arti – architettura, pittura, scultura – a cui invece, e ne è ben consapevole, anela la sua intera ricerca.
I lavori di Pievani sono da intendersi “progetti”, anche quando capita di trovarli collocati in un salotto. Progetti che – se fosse sempre possibile come a volte lo è stato – aspirerebbero all’espansione per potersi incastonare in un più ampio programma architettonico all’interno di un programma coordinato di “arte totale” che affonda le radici nei cantieri delle grandi cattedrali medievali dove architetti, artisti e maestranze lavoravano coralmente, si spinge fino al Bauhaus e transita infine nelle contemporanee realizzazioni site-specific.
Nella serie ideata per questa mostra, Pievani ha lavorato con metodo progettuale attraverso una sequenza concatenata e il procedimento, o meglio il processo creativo, è rimasto a lungo nella fase di work in progress. Potenzialmente la serie tende all’infinito, come le combinazioni di un divertissement della massima serietà nel quale la “forma”, è importante sottolinearlo, diventa il “contenuto”, specchio di equilibri e verità superiori.
Essendo la geometria euclidea l’ambito nel quale egli si muove, è corretto parlare di geometrie generative che qui trovano il punto d’arrivo di una ricerca iniziata molto tempo fa. In matematica l’isometria (dal greco, iσoç, isos, che significa uguale) è una nozione che generalizza quella di movimento rigido di un oggetto o di una figura geometrica. Generalmente le isometrie preservano, oltre alle distanze, altri concetti geometrici come angoli, aree, lunghezze. Nella serie presentata in mostra il primo elemento della progressione (che corrisponde cronologicamente alla prima opera realizzata) è l’archetipo che permette di generare gli elementi successivi sulla base di minime variazioni rotatorie, traslative o riflessive nel piano, con attenzione alla scansione ritmica.
Tradizionalmente la geometria incarna l’idea del pensiero astratto, della ricerca scientifica, del cerebralismo e, teoricamente, non dovrebbe produrre stati emotivi, passioni, trasporto interiore. Dico teoricamente perché nel caso di Pievani la tradizione viene di nuovo disattesa. Alla fine degli anni cinquanta l’artista sembrò disfarsi completamente dell’esperienza informale dei Cementi per dedicarsi alle levigate Superfici a lamine giustapposte, quasi asettiche nella loro ascetica bellezza, talmente perfette da dissimulare l’intervento umano. Le opere dell’ultimo quindicennio rappresentano invece un inatteso cambiamento, compiutamente espresso nelle Composizioni in piombo, ferro, legno, tempera, materiale tessile e plastico. Mentre la struttura dei volumi e la sinuosità delle linee restano inalterate nella loro tensione alla perfezione – confermando le autonome proprietà semantiche della linea, del colore, della forma e dei valori plastici non descrittivi che la ricerca precedente aveva portato alla luce – l’esterno delle masse si risolve in un’epidermide sensibile, pittorica, viva e reattiva, quasi biologica. Essa pare riacquistare la memoria dell’informale attraverso tracce che cessano di occultare i segni del tempo, del caso e del lavoro ma al contario ne evidenziano l’esistenza svelando graffi, screziature, ombre, impronte. Forme geometriche le cui superfici richiamano quelle di fossili millenari, impolverati reperti archeologici di un tempo che fu. Sembra un lasciarsi prendere dal ricordo nostalgico, da una vena malinconica che favorisce la meditazione sulla caducità di ciò che è terreno ed effimero, in una sorta di inconsueta vanitas post-moderna. Il lavoro di questi ultimi anni pare entrare così in una dimensione più profondamente, autenticamente umana, nella quale forze eterogenee riescono a convivere in eterna lotta, senza mai annientarsi a vicenda.
* Il video ISOMETRIE, le geometrie generative di Pievani è scritto e diretto da Alberto Nacci.
Musiche di G.F. Narholz, A.C. Kreuzer, E. Levine.
Con la partecipazione (in ordine di apparizione) di:
Don Giuliano Zanchi, teologo
Edoardo Milesi, architetto
Ferdi Baleri, collezionista
Telmo Pievani, artista
Durata 14′, prodotto da Alberto Nacci / ajpstudio (www.ajp.it)
2013 © tutti i diritti riservati
Ecco come Alberto Nacci racconta la genesi del film che ha dato il titolo alla mostra:
Un giorno Pievani mi chiamò al telefono chiedendomi di “interpretare” dal punto di vista matematico ciò che avveniva nella traslazione delle figure geometriche che compongono l’opera “generatrice” di questo ciclo di lavori.
Presi le bozze e le portai in studio per analizzale. Presto verificai che inconsapevolmente l’artista aveva realizzato delle trasformazioni geometriche.
Si tratta di “isometrie” e la “bellezza” che nasce dall’equilibrio fra le forme deriva proprio dall’esattezza con cui l’artista – ripeto, inconsapevolmente – aveva applicato queste trasformazioni geometriche.
Nonostante avessi già conosciuto (e apprezzato) l’opera di Telmo Pievani, proprio da qui é nato un interesse particolare che mi ha indotto a realizzare un docu-film su questo ciclo di opere realizzate nel 2013.
Ho portato in studio l’opera “generatrice” e utilizzando sofisticati sistemi di illuminazione a fibre ottiche ho cercato per diverse settimane una chiave di lettura filmica che sintetizzasse la complessità di un linguaggio rigoroso (seppur “primitivo” nelle linee), con l’armonia di forme che aspirano alla perfezione.
In questa ricerca hanno avuto un ruolo significativo i “testimoni” a cui ho affidato (con la complicità dell’artista) il compito di indagare il suo linguaggio da diversi punti di vista.
Don Giuliano Zanchi ha offerto una “lettura filosofica” della spiritualità nella recente produzione di Pievani. L’architetto Edoardo Milesi si é soffermato sulla suggestione di un parallelismo possibile fra la recente produzione di Pievani e la ricerca di nuove forme ed equilibri in una ipotetica città disegnata dall’artista. Ferdi Baleri, “vecchio” conoscitore dell’artista, ha interpretato l’evoluzione del suo linguaggio, approdato ad un livello “di altissima spiritualità”.
In chiusura sarà Telmo ad avere ancora “l’ultima parola”: il suo sguardo interrogativo é il messaggio più autentico di un artista che ha attraversato le impervie stagioni del XX secolo e … guarda ancora avanti!
Il film potrà essere guardato online, dopo la data di inaugurazione della mostra, nella filmografia di Alberto Nacci all’URL http://vimeopro.com/albertonacci/filmography e nel canale youtube della Galleria Marelia.
Alberto Nacci (Trapani, 1957) vive e lavora a Bergamo dal 1982. Già docente di Progettazione Sonora all’Accademie Carrara di Belle Arti di Bergamo e alla LABA di Brescia, dopo una lunga attività di musicista, si è dedicato alla produzione di documentari d’arte e cultura, filmati industriali, didattici e opere di videoarte, ricevendo numerosi riconoscimenti a livello internazionale in Europa, Usa e Asia. Dal 1982 insegna Matematica negli istituti superiori. Sito ufficiale www.albertonacci.it
Galleria Marelia arte moderna e contemporanea
via Torretta, 4 | 24125 Bergamo | Italia
galleriamarelia.it | info@galleriamarelia.it
+ 39 035 0603115 | + 39 347 8206829
Apertura: lunedì-martedì-mercoledì 14.30-20.00
giovedì-venerdi-sabato 14.30-19.00;
primo mercoledì del mese 14.30 -23.30
E’ gradito l’appuntamento in altri orari.
Traffic Gallery è orgogliosa di presentare nei propri spazi la terza mostra personale del noto duo di street artists ORTICANOODLES. Al rientro da importanti interventi di Wall Painting a Torino, Mantova, Parigi, Weil am Rhein, Catania, Carrara e Dusseldorf, il duo composto da Wally e Alita sceglie Traffic Gallery per presentare gli inediti nuovi lavori di matrice installativa che daranno vita alla mostra DIRTY LIFE.
L’esposizione composta da Stencil su Found Objects e da Stencil su Stencil seguirà i
recenti sviluppi installativi realizzati a Parigi, in Germania e in Portogallo. L’estetica graficamente impeccabile cifra stilistica degli Orticanoodles si scontrerà con una ambientazione “sporca” attraverso l’uso di oggetti, mobili, rifiuti e resti trovati per strada, in discarica, o casualmente apparsi sulle infinite strade percorse dagli artisti nella loro DIRTY LIFE. Belli e perdenti, artisti bastardi, morti suicidi, sante presunte, inutili icone del fascino. Gli Orticanoodles sono da considerarsi come tra i più geniali interpreti del loro tempo capaci di aver colto e trovato la perfetta sintesi degli insegnamenti in stile cut-up dello scrittore statunitense Williams Burroughs e del pittore Brion Gysin e della teoria in stile pop-art di Andy Warhol. Attraverso lo strumento della Guerrilla Art hanno creato un perfetto mash-up tra tutti gli intenti e tutti i principi presenti nel Dadaismo, nella Beat Generation, nella Pop Art e nella tecnica letteraria cut-up. DIRTY LIFE non è un titolo ad effetto ma rappresenta uno stile di vita, un pensiero, una cultura. Durante l’opening l’attore Oreste Castagna e il musicista Claudio Angeleri daranno vita ad un reading di poesie in omaggio al poeta del realismo sporco Charles Bukowski.
05.10.2013 – 07.12.2013
Apertura: 05.10.2013 h. 19.00 – 22.00 at Traffic Gallery (Bg)
Venerdì 11 ottobre – martedì 26 novembre
Inaugurazione venerdì 11 ottobre ore 18.00 – Casa del Pellegrino
In occasione dell’inaugurazione del Giardino della Pace, nello spazio della Casa del Pellegrino, la Fondazione Bernareggi esporrà periodicamente un’opera d’arte legata ai temi di Giovanni XXIII e del Concilio affidata ad artisti contemporanei; Il primo artista ad intervenire sarà Andrea Mastrovito per l’inaugurazione del nuovo percorso legato al Papa di Sotto il Monte, ideato dall’architetto Paolo Belloni.
per info:
Casa del Pellegrino
T. 035.4360046
info@papagiovannisottoilmonte.org
www.papagiovannisottoilmonte.org
Fondazione Adriano Bernareggi
T. 035.243539
info@fondazionebernareggi.it
www.fondazionebernareggi.it
A memoria di aiuola
Curato da ISREC
Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea
5 ottobre 2013
15.00-18.00
Installazione performativa presso il Monumento di Francesco Nullo, Porta nuova, Bergamo.
Progetto presentato all’interno della nona giornata nazionale del contemporaneo promossa da Amaci coordinata da The Blank – Bergamo Contemporary Art – in collaborazione con BACO – Base Arte Contemporanea Odierna.
Dal 5 Ottobre al 17 Novembre 2013, il Palazzo della Misericordia, via Arena 9, Città Alta, ospiterà una documentazione della performance all’interno della mostra Ogni Cosa a Suo Tempo Cap.VI, Atto II organizzata da BACO
A memoria di aiuola nasce da un esercizio di fiction storico-narrativa ovvero il tentativo di immaginare le sorti del monumento di Francesco Nullo dal 1907 – anno della sua fondazione – al 2915 anno di una sua ipotetica riscoperta e restituzione alla città. Maffeis ha ideato una storia illustrata in otto episodi, a ciascun episodio corrisponde una diversa svolta epocale e i conseguenti accidenti occorsi al monumento di Francesco Nullo. La storia si conclude con la riscoperta del monumento e Daniele Maffeis ci invita ad assistere alla sua cerimonia di re-inaugurazione progettando un apparato performativo e scenografico ad hoc. Il risultato è un tableau vivant installato nelle aiuole di Porta Nuova a ridosso del monumento di Francesco Nullo che sarà visibile sabato 5 ottobre dalle 15.00 alle 18.00. Un primo figurante in divisa all’interno di una garitta presidia il monumento accanto ad una grossa e colorata corona celebrativa. Forme e modalità delle celebrazioni ufficiali – picchetto d’onore e corone d’allori – sembrano non essere mutate affatto: formalità e staticità rimangono gli elementi predominanti, fatta eccezione per la risultante cromatica dell’insieme che tradisce una nota più gioiosa o ironica. Un secondo figurante è adagiato su un grosso leone dormiente, citando una figura dal monumento funebre a Maria Cristina d’Austria di Canova. In questo famoso gruppo monumentale dalla spiccata vocazione performativa, il genio alato dormiente è il simbolo della morte e del conseguente oblio. Le illustrazioni rappresentanti la storia del monumento attraverso le otto svolte epocali sono esposti all’interno di altrettante corone celebrative, mentre su appositi libretti in distribuzione presso il monumento sarà riportata l’intera storia illustrata. Il progetto di Maffeis non privo di una vena parimenti ironica e critica, tematizza l’inevitabilità dell’oblio e l’incapacità delle forme più tradizionali di celebrazione di arrestarlo. Unica alternativa è il tentativo di ri-significazione del monumento, permettendo che questo accolga nuove forme di investimento simbolico.

Luciano Fabro. Disegno In-Opera
Orari di apertura
RELAZIONI RECIPROCHE,
a cura di Claudia Santeroni
in collaborazione con Paolo Simonetti, Marco Ronzoni
31 ottobre – 24 novembre 2013
Sala alla Porta S.Agostino, Bergamo
INAUGURAZIONE giovedì 31 ottobre | ore 18.30
RELAZIONI RECIPROCHE è un progetto espositivo nato dall’incontro con sette coppie di artisti italiani:
Alis/Filliol, Bianco-Valente, Botto&Bruno, Cuoghi Corsello, Ferrario Frères, Mocellin Pellegrini, Richard Sympson
La mostra si concentra sul “processo di creazione collettiva condivisa”, una modalità operativa che si sta ampiamente diffondendo, non solo nella sfera sociale, ma anche in quella culturale. La predilezione della competenza specifica, tipica della nostra epoca, implica il dialogo fra le diverse discipline e la condivisione del sapere: negli ambiti più diversificati, come in architettura e in medicina, si predilige il lavoro di gruppo a quello individuale. La mostra indaga gli esordi di questa tendenza in ambito artistico, attraverso i lavori di coppie di talenti emergenti del panorama contemporaneo, come Richard Sympson, e precursori di questa particolare modalità espressiva, come Cuoghi Corsello o Mocellin Pellegrini.
Orari di apertura:
da martedì a venerdì, 15.30-19.00
sabato e domenica, 10.00-12.30 | 15.00-19.30
ingresso libero
Con la collaborazione di Elena Tosi e Irene Boyer
Orari e sedi
BACO – Base Arte Contemporanea, Via Arena 17, città alta, Bergamo
Venerdì e Domenica 15.00 – 18.00 (visite guidate ogni ora)
Sabato 11-13 / 15.00 – 18.00 (visite guidate ogni ora)
Altri giorni solo su appuntamento
A man finds a shelter, it falls apart è il lavoro video di Riccardo Beretta che sarà presentato sabato 5 ottobre 2013 presso lo spazio Baco di Città Alta, Bergamo.