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    GALLERIA MARELIA | YUMIKO KIMURA, AKIKO FUJIMOTO. UN INCONTRO POSSIBILE | 28.02-30.04.2015
    [= GALLERIA === MARELIA ===== YUMIKO == KIMURA == AKIKO ===== FUJIMOTO. == UN == INCONTRO = POSSIBILE ===== 28.02 ==== 30.04.2015 ==]
    Photo: Valentina Gamba

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    Photo: Valentina Gamba

    YUMIKO KIMURA  |  AKIKO FUJIMOTO  Un incontro possibile: dialogo tra il vetro e la carta 28 febbraio – 30 aprile 2015

    Inaugurazione:          sabato 28 febbraio 2015 ore 18.30

     

     

    Catalogo  scaricabile gratuitamente dal sito www.galleriamarelia.it a partire dal 28 febbraio 2015

     

    Galleria Marelia arte moderna e contemporanea

    Via Torretta, 4 | 24125 Bergamo | Italia

    www.galleriamarelia.it |     info@galleriamarelia.it

    + 39 347 8206829     Orari: lunedì – sabato 15.00/19.30

    Si consiglia di verificare sul sito o tramite telefonata. Ingresso libero.

     

     

    La mostra è realizzata in collaborazione con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa di Bergamo (www.cnabergamo.it).  Grazie a CNA, in un’ottica di sinergie sul territorio tra imprese artigiane e cultura artistica, il vetro per la realizzazione dell’installazione di Yumiko Kimura è fornito da Vetraria Santini, azienda storica attiva a Bergamo dal 1960 (www.vetrariasantini.it).

     

    Yumiko Kimura: il rigore, la levità, l’eleganza del vetro. Akiko Fujimoto: il calore, la ricercatezza, l’energia tattile della carta. Sono questi i punti di riferimento della mostra che le due artiste giapponesi allestiranno alla Galleria Marelia di Bergamo, sfidandosi l’una con l’altra sulle tracce di tradizioni antichissime e culture millenarie, lasciando emergere sensibilità e percorsi di vita profondamente diversi. In un duello che è anche una danza, Kimura e Fujimoto lavoreranno materiali opposti: l’artificiale e il naturale. Dissimili per caratteristiche fisiche e distanti per metodi di produzione, pur nelle forti differenze il vetro e la carta possiedono la capacità di colloquiare tra loro con inaspettata armonia. Il vetro usato da Yumiko Kimura nelle sue sculture e installazioni è il float industriale, ossia il vetro comunemente utilizzato per finestre, porte, tavoli, specchi. Oltre il 90% del vetro prodotto a livello mondiale è ottenuto con questo metodo. Viene così chiamato dal nome del più diffuso procedimento di fabbricazione messo a punto in Gran Bretagna negli anni Cinquanta. Il termine deriva dal verbo inglese to float in quanto, ad un certo punto del processo, il nastro di vetro in formazione si trova letteralmente a “galleggiare” in assenza di aria su uno strato di stagno liquido. Questo procedimento fornisce un prodotto di elevata qualità a costi contenuti.

    Akiko Fujimoto impiega invece la carta Uda, un materiale prezioso, appartenente alla tradizione giapponese. Si tratta di una delle tante varietà di carta washi e veniva realizzata a Yoshino dall’anziano maestro Hiroyuki Fukunishi, considerato, fino alla sua scomparsa nell’agosto 2014, un “tesoro nazionale vivente”. Ancor oggi l’atelier Fukunishi produce questa carta con delicati metodi artigianali rigorosamente manuali rimasti invariati dal VIII secolo e tramandatisi di generazione in generazione a partire dal legno di un particolare tipo di gelso chiamato Kozo.  Gli artigiani fanno bollire le fibre vegetali, le battono e le impastano con una colla naturale fatta di acqua di fiume e mucillagini. Per rendere il prodotto finale resistente e impedire la nascita di parassiti viene aggiunta al composto una piccola quantità di terra bianca della zona montuosa di Yoshino, infine si filtra e si lascia asciugare su assi di legno. La carta di tipo washi è stata recentemente inclusa dall’Unesco nel patrimonio culturale dell’umanità. In una mostra dedicata a due artiste giapponesi non è fuori luogo trovare qualcosa di simile agli origami, i famosi piccoli oggetti costruiti attraverso l’arte del piegare la carta. Lavorando con questo materiale, non stupirebbe che se ne occupasse Akiko Fujimoto. Curiosamente è invece Yumiko Kimura ad elaborarli – se così si possono chiamare con un termine certamente improprio ma efficace – i singoli oggetti in vetro  che compongono le sue installazioni.

    Sebbene anche l’uso del vetro in Giappone risalga all’antichità e ancor oggi la tradizione artigianale vetraria in Giappone risulti fiorente sia per quanto riguarda il vetro soffiato (Bidoro, Furin) che quello inciso (Satsuma Kiriko), Yumiko Kimura sceglie il vetro industriale contemporaneo con il preciso obiettivo di reinventare un materiale “vecchio” di oltre cinquemila anni.

    L’artista lavora su base progettuale cominciando dal disegno e dallo studio geometrico delle forme, cercando soluzioni strutturali che possano colloquiare con la luce, naturale o artificiale. Gran parte del lavoro è realizzato con la tecnica del collage: in pochi secondi l’azione dei raggi ultravioletti fa polimerizzare le colle UV liquide, inodori e completamente trasparenti precedentemente spalmate dall’artista tra uno strato di vetro e l’altro. Tale tecnica permette di creare sculture che vanno da piccole volumetrie sino a maestose e solenni composizioni, mantenendo leggerezza e ariosità. In questo lavoro non c’è spazio per l’improvvisazione, tutto è calcolato al millimetro, dal taglio della lastra all’assemblaggio, con la massima concentrazione, per evitare scheggiature, sbavature e imperfezioni. E’ un processo di non ritorno, il minimo errore renderebbe il lavoro irrecuperabile.

    Yumiko Kimura fa parte del Movimento Madi Internazionale nato in Argentina nel 1946 e tutt’oggi attivo. Lavorando nello spirito del gruppo e condividendone la filosofia, la sua progettualità non ha fini simbolici o rappresentativi, è pura arte aniconica che si allontana dal particolarismo aneddotico del dato naturale per esprimere “concretamente” le forme plastiche e universali che sottendono al reale. L’artista aspira al distacco emozionale a favore di una ricerca interessata soprattutto all’oggetto, alla sua fisicità e al materiale di cui è composto. I lavori di Yumiko Kimura si offrono allo spazio e alla luce semplicemente, nella purezza e nel rigore delle forme.

    Totalmente differente è il lavoro di Akiko Fujimoto che agisce invece su base emotiva, con un procedimento istintivo e viscerale. Da impasti di materiali naturali – in particolare carta washi – genera membrane sottili e forme leggere, le lega ad esili rami, le sospende con fili di nylon e le fissa a terra, a soffitto o a parete.

    Ricordano strutture dall’aspetto primordiale, residui di epoche lontane e misteriose: silenti baccelli, nidi e gusci vuoti, involucri fluttuanti nel nulla, crisalidi abbandonate da insetti di cui nessuno ricorda il nome, bozzoli poco rassicuranti ma perfettamente credibili. Akiko Fujimoto ci mostra degli oggetti “altri”, entità fragili, persino teneramente buffe, avulse da qualsiasi possibile contesto, aggrappate all’invisibile e precariamente galleggianti nell’etere. Quiete presenze tra il reperto biologico e il corpo alieno, questi surreali, annaspanti organismi popolano con effetto straniante lo spazio della galleria disorientando l’osservatore, attratto e sconcertato dalla loro vulnerabilità e dal bisogno di protezione che comunicano, proprio perché indifesi come lo è la natura.

    I lavori di Akiko Fujimoto sono earth-friendly e biodegradabili, possono infatti essere idealmente lasciati decomporre nell’ambiente naturale senza provocare danni, producendo semmai sostanze nutritive preziose per altri viventi. Questa circolarità è il cardine principale della sua filosofia artistica. Dal 2002 intitola le sue serie Life work, termine che, a seconda venga scritto con la “s” finale o meno assume diversi significati:  “il lavoro di tutta una vita”,  “l’insieme dei lavori della vita” ma anche “lavori di vita” nel senso di “viventi” in quanto organici e naturali.

    Yumiko Kimura e Akiko Fujimoto realizzeranno parte del lavoro nei relativi studi di Parigi e di Osaka e completeranno l’allestimento direttamente in galleria, nei dieci giorni antecedenti la mostra, cercando un accordo nelle differenti esigenze e il miglior dialogo possibile tra le rispettive modalità d’espressione.

    Le due artiste sono legate da una rispettosa amicizia. Si sono incontrate la prima volta nel 2004 a Osaka nel corso di una serata organizzata da amici. Nel maggio 2005 si sono di nuovo casualmente riviste a Parigi. La comune ammirazione per l’artista giapponese Shigeru Shinjo ha posto le basi dell’attuale rapporto di reciproca stima e collaborazione professionale che le lega.

     

     

    Yumiko Kimura è nata a Tokyo nel 1961, vive e lavora a Parigi.

    Dopo il liceo entra all’Istituto della moda di Bunka dal quale sono usciti stilisti mondialmente conosciuti come Rei Kawakubo di Comme des garçons, Yoji Yamamoto, Kenzo Takata, ecc.. partecipando al corso triennale di creazione di accessori e gioielli di Toyo Sakai e Akemi Fukasawa. Nel 1981 compie un viaggio-studio in Europa organizzato dall’Istituto stesso: Londra, Parigi e un Grand Tour in Italia. Dopo aver pianto davanti agli affreschi di Giotto ad Assisi, aver sentito una voce interiore vicino ai Prigioni di Michelangelo a Firenze ed essersi commossa al cospetto dell’arte bizantina a Ravenna, si accorge che la sua visione del mondo è completamente cambiata.

    Dopo una tale intensa esperienza, i suoi interessi si focalizzano sul design italiano e l’arte.

    Nel 1984, dopo il diploma, parte per l’Italia con Bergamo come prima meta, poi Perugia e Torino.  Gli anni Ottanta sono un’epoca d’oro per il design italiano e Torino è molto dinamica grazie alla Fiat. Yumiko Kimura studia privatamente progettazione e design e lavora a progetti nel campo dell’illuminotecnica essendo quegli anni il momento di passaggio dalla lampadina tradizionale all’alogena. Parallelamente frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, prima seguendo i corsi di Scenografia e poi di Scultura laureandosi nell’estate 1990. In questo periodo realizza lavori con materiali poveri e plexiglas.

    Nel 1993 torna in Giappone e comincia a studiare e a lavorare il vetro frequentando il Centro di studi delle arti del vetro di Tokyo. Nel 1998, in occasione dell’anno franco-giapponese, visita la mostra di un atelier vetraio parigino e scopre la tecnica del “gemmail”, la vetrata a smalto usata anche da Picasso e l’anno seguente si trasferisce a Parigi per imparla, senza riuscirci. Nel frattempo conosce molti artisti contemporanei del vetro europei, scoprendo una grande varietà: dal delicato approccio di Matei Negreanu, ai riflessi di Yan Zoritchak, alla follia di Véronique Monod fino ai multicolor di Henri Guérin e al rigore di Roger Demyttenaere. Nel 2000 comincia a praticare il collage UV e nel 2002 realizza la prima opera con illuminazione a LED.

    Nel 2005 incontra Carmelo Arden Quin, figura emblematica, co-fondatore nel 1946 del Movimento Madi che la invita ed entrare nel raggruppamento aristico internazionale. Da questo momento partecipa a tutte le mostre oganizzate dal movimento nel mondo, dal Giappone alla Francia, dal Belgio alla Russia, dall’Argentina all’Italia. La disciplina dell’arte geometrica seguita dal Madi e gli stretti contatti con i colleghi di nazionalità diverse producono ulteriori stimoli. Si convince che la forma geometrica renda meglio le caratteristiche di trasparenza del vetro e, come suggerito anche da Arden Quin sceglie materiali e procedimenti del XX secolo: vetro industriale float, inventato nel 1952 e collage UV impiegato dal 1985, legati tra loro in quanto entrambi usati nel campo delle costruzioni: architettura, elettronica, ottica e infine l’uso della luce a LED il cui sviluppo tecnologico è ancora in corso. Yumiko Kimura predilige la luce LED blu, inventata da tre ricercatori giapponesi negli anni Novanta, premiati nel 2014 con il Nobel per la fisica.

     

    Akiko Fujimoto è nata nel 1971 a Osaka dove vive e lavora.

    Negli anni Novanta, influenzata da Michio Fukuoka, suo professore al collegio universitario di Kansai, comincia ad impiegare nei suoi lavori materiali sintetici come fibre di vetro, lacche e resine sintetiche. Parallelamente, per esercitare il senso dello spazio, impara l’Ikebana, l’arte della disposizione dei fiori alla scuola Soghetsu. Lavora come insegnante di Belle Arti alla scuola media di Osaka e il contatto con i giovani studenti la porta a rifiutare i materiale chimici a favore di quelli naturali, non tossici.

    Aspirando alla professione curatoriale, nel 1998 si iscrive all’Università di Belle Arti di Osaka laureandosi nel 2002. Per un breve periodo lavora presso il museo di arte contemporanea di Tokyo ma abbandona la carriera curatoriale per dedicarsi a quella artistica.

    Dal 2001 al 2007 Akiko Fujimoto utilizza soprattutto materiali vegetali come semi, muschio, girasoli essiccati. Nel 2001, in occasione di un festival d’arte a Takumi, nella provincia di Nara, al quale partecipa con un’installazione fatta di carta giapponese, viene a contatto con l’atelier Fukunishi. Per la sua prima mostra personale che ha luogo all’Espace Bertin Poirée di Parigi nel 2007, non potendo usare materiali organici e vegetali che sarebbero stati bloccati alla frontiera per questioni sanitarie, Akiko Fujimoto lavora a stretto contatto con il maestro Fukunishi e realizza un’installazione con la carta Uda di alta qualità che diventa il suo materiale prediletto. La morte del maestro giapponese nell’agosto 2014 apre una nuova fase nella vita dell’artista.

    VIAMORONISEDICI | FULVIO TOMASI. VADO E TORNO - 4 PASSI IN POSTI STRANI | 21.02-28.03.2015
    [= VIAMORONISEDICI ===== FULVIO === TOMASI. == VADO = E === TORNO ===== 4 = PASSI === IN ==== POSTI === STRANI ==== 21.02 === 28.03.2015 ===]
    Photo: Valentina Gamba

    Photo: Valentina Gamba

    Photo: Valentina Gamba

    Photo: Valentina Gamba

    Photo: Valentina Gamba

    Photo: Valentina Gamba

    Fulvio Tomasi. Vado e torno – 4 passi in posti strani

    inaugurazione sabato 21 febbraio ore 18.00
    dal 21 febbraio 28 marzo 2015

    “L’incisione mi piace perché scava un solco. E’ un lavoro lento, come il lavoro dell’acqua nel Carso che si apre grotte e gallerie. Come il lavoro della mente quando riflette su di sè”. E’ triestino, Fulvio Tomasi, e di Trieste ha la complessità identitaria e l’apertura alla pluralità dei mondi, reali e immaginari. Coscienza e inconscio, percezione sensibile e proiezione onirica, si intrecciano indissolubili nelle sue acqueforti che prendono vita attingendo alle forme della visione individuale e alle icone della cultura popolare, alle vertigini della psiche e alle angosce collettive.

    Con il sorriso, però, dell’ironia, dell’allusione ammiccante e surreale. E con la sapienza di chi la calcografia la pratica come una lingua madre.

    Le carte restituiscono la perizia quasi maniacale con cui l’artista conduce il lavoro sulla matrice, nel gioco raffinatissimo delle gradazioni di tono, negli studiati passaggi di luce, nell’espressività straordinaria di un segno che si dirada e si addensa con notevoli effetti di trasparenza e profondità.

    Il linguaggio di Tomasi, popolato di creature e orizzonti che invano tentano di ordinare il caos e codificare il sogno, spalanca le soglie dell’immaginazione e ci congiunge con i meandri della psiche. Dovunque, occhi che spiano, che sfuggono, che stanano, che indagano, tra quotidiane insidie di relazione e ansie di isolamento. E occasionali chimere metamorfiche figlie della notte e del giorno, dell’incubo e della routine. L’occhio tutto insegue, sulle scie di vertiginosi, calligrafici percorsi percettivi, tra curiosità, dilemmi, evasioni e paradossi di un universo che spesso e (mal?) volentieri si riduce a un microcosmo, intessuto di allusioni poco rassicuranti e di inattese prospettive di fuga. Anche il titolo della mostra, “Vado e torno – 4 passi in posti strani”, strizza l’occhio a modo suo a chi osserva, cercando una complicità familiare con le diversioni di tutti.

    Le sue carte, tra astrazione figurata e grafica fumettistica, si reggono formalmente sull’equilibrio dinamico tra figura e sfondo, ottenuto con un lavoro lento e paziente sulla lastra, estremamente calibrato nell’uso dei segni e delle morsure, che può durare dei mesi.

    “Mi sono appassionato all’acquaforte per curiosità e mi sono accorto che questo linguaggio ce l’avevo dentro – spiega Tomasi. “L’erosione è un tema che in me ricorre, l’idea cioè che da una forma piena si creano nel tempo spazi vuoti”.

    Sono lavori “un po’ cerebrotici”, come ama definirli l’artista, che affondano le radici nell’ambiente “di frontiera” cui appartiene, in modelli filosofico-letterari tra l’esistenzialismo, la psicologia, la fantascienza, dal Kybalion, a Svevo, a Bradbury, in riferimenti estetici-artistici come i comics degli anni Trenta e la grafica pubblicitaria e d’arte come le prospettive ingannevoli di M.C. Escher.

    L’arte di Fulvio Tomasi delinea, con eleganza e leggerezza, lo spazio onirico della mente e della visione e sfida con intelligenza il carattere ambivalente della realtà, il non detto che rimane sotto la superficie della comunicazione e dietro la facciata delle cose.

    Testo di Stefania Burnelli

    viamoronisedici spazioarte
    via moroni 16a
    24122 Bergamo
    telefono +393472415297
    info@viamoronisedici.it
    www.viamoronisedici.it

    orari d’apertura: giovedì, venerdì e sabato dalle 16,00 alle 19,00

    MUSEO ADRIANO BERNAREGGI | DALL'ORO AL CIELO | 20.03-21.06.2015
    [== MUSEO == ADRIANO === BERNAREGGI === DALL ===== ORO == AL ===== CIELO ==== 20.03 ==== 21.06.2015 ==]

    Dall’oro al cielo
    Le forme della fede a Bergamo tra tardogotico e rinascimento
    Bergamo, Museo Adriano Bernareggi
    21 marzo – 21 giugno 2015

    INAUGURAZIONE venerdì 20 marzo, ore 18.00 – a seguire aperitivo

    Il Museo Adriano Bernareggi organizza un’esposizione sulle forme della fede a Bergamo tra tardo gotico e rinascimento. Il tema è affrontato prendendo spunto dalla funzione di alcune opere d’arte (scomparti di polittico, predelle, dipinti di destinazione pubblica e privata), organizzate in gruppi tipologici e allestite diacronicamente.
    Lo scopo della rassegna, a cura di Simone Facchinetti, è quello di mettere in evidenza come, a cavallo tra Quattro e Cinquecento, siano avvenuti dei mutamenti fondamentali nell’elaborazione delle forme delle opere d’arte e come tali mutamenti riflettano una nuova concezione del rapporto con la fede e con il genere della rappresentazione del soggetto sacro. In ultima analisi le opere registrano i cambiamenti che investono l’uomo
    del tempo, a ridosso degli anni della Riforma.

    A margine della mostra, la Fondazione Bernareggi inaugura la dodicesima edizione dello storico ciclo di conferenze: Come leggere un’opera d’arte, quest’anno quasi interamente dedicato alle opere in mostra.

    Come leggere un’opera d’arte

    XII Ciclo di conferenze
    venerdì 24 aprile

    Antonio Paolucci

    Il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina
    Centro Congressi Giovanni XXIII
    giovedì 7 maggio

    Emanuela Daffra

    Per la devozione domestica. Modelli e botteghe intorno all’altarolo di San Benedetto
    giovedì 14 maggio

    Laura Paola Gnaccolini

    Maria “in sole”: arte e devozione nell’ancona dell’Immacolata in Sant’Agata nel Carmine
    Giovedì 21 maggio

    Giorgio Fossaluzza

    L’immagine di pietà di Giampietro Silvio a Sedrina
    Giovedì 4 giugno

    Barbara Maria Savy

    Jacopo Palma il Vecchio a Bergamo
    Tutte le conferenze avranno inizio alle ore 18.00 e si terranno al Museo Adriano Bernareggi
    ad esclusione della prima che sarà presso il Centro Congressi Giovanni XXIII.

    Ingresso gratuito.

    Info
    Museo Adriano Bernareggi
    via Pignolo, 76 Bergamo
    tel: 035 248772
    mail: info@fondazionebernareggi.it
    www.fondazionebernareggi.it

    CALL FOR ARTIST | APERTO©_2015 ART ON THE BORDER | DEADLINE 14.04.2015
    [=== CALL == FOR ==== ARTIST ====== APERTO ===== 2015 == ART == ON ==== THE === BORDER ====== DEADLINE === 14.04.2015 ==]

    aperto©_2015 art on the border

    bando per residenza artistica / call for artists

    Il Distretto Culturale di Valle Camonica bandisce

    n° 3 (tre) posti per la residenza aperto_2015 riservata ad artisti

    scadenza/deadline 14 aprile 2015

    INFO: www.vallecamonicacultura.it/aperto2015
    Nel corso della residenza, in dialogo con paesaggio, tradizioni e comunità locali, ogni artista realizzerà un’opera site-specific di arte pubblica in aree individuate di Valle Camonica.

    La materia di riferimento della rassegna 2015 è l’acqua.
    La lingua è l’italiano.

    La selezione avverrà mediante analisi dei portfolio e da una scheda descrittiva sintetica, che dovranno essere inserite in un unico documento pdf e caricate sul sito web:

    www.vallecamonicacultura.it/aperto20145

    entro e non oltre le ore 14.00 del 14 aprile 2015

    Direzione artistica_Giorgio Azzoni

    aperto_2015 affronta “il patrimonio culturale di Valle Camonica intorno all’acqua” promuovendo la realizzazione di tre opere installative, relazionate ai luoghi e alla materia di riferimento, l’acqua, intesa come elemento naturale, risorsa comune e bene pubblico, motore energetico e agente ambientale. E’ prevista la selezione, tramite bando, di tre artisti (età compresa tra i 25 e i 45 anni) che agiranno nei luoghi individuati.
    aperto_art on the border è una manifestazione di arte contemporanea che si svolge in Valle Camonica. Promossa dal Distretto Culturale, è un progetto pluriennale di arte pubblica che assume come riferimento fondamentale le comunità, l’ambiente e la storia, attivando esperienze artistiche capaci di radicarsi nell’ambiente e di stabilire un colloquio dialettico con i luoghi e la storia, con l’uomo e il suo statuto poetico.

    patrocini artistici:
    Careof, Milano
    Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia
    PAV/Parco Arte Vivente, Torino
    comitato artistico
    Chiara Agnello _Direttore artistico, Careof Milano
    Giorgio Azzoni _Responsabile dei progetti artistici del Distretto Culturale di Valle Camonica
    Orietta Brombin _Curatore, Attività Educative e Formative del PAV Parco Arte Vivente, Torino
    Stefano Coletto _Curatore, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia
    Denis Isaia _Curatore, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
    Matteo Lucchetti _Critico e curatore indipendente
    Sergio Cotti Piccinelli _Direttore del Distretto Culturale di Valle Camonica

    In collaborazione con:
    Parco dell’Adamello
    Museo dell’Energia Idroelettrica –musil, Cedegolo
    Case Sparse I tra l’etere e la terra, Malonno
    Casa degli artisti – Comune di Bienno

    www.vallecamonicacultura.it/aperto2015

    STUDIO VANNA CASATI | LIISA KARINTAUS. STILL-LIFE | 21.03-9.05.2015
    [== STUDIO == VANNA === CASATI === LIISA === KARINTAUS. = STILL == LIFE ====== 21.03 == 9.05.2015 ==]

    Liisa Karintaus
    Still-life
    Testo critico a cura di Gauthier Lesturgie

    Studio Vanna Casati Bergamo
    21 marzo 9 maggio 2015
    Inauguraz. sabato 21 marzo o. 18 – 20

    Orari lun – sabato 16,30-19,30 martedì chiuso
    Alla sua seconda esposizione a Bergamo, la giovane artista finlandese Liisa Karintaus percorre, rinnovandola con una personale interpretazione tecnica, un classico della pittura, la “ still life” di fiamminga memoria. Dal 2011 la sua ricerca si concentra sulla natura morta di fiori imprimendole una vivacità e libertà figlie delle ricerche artistiche contemporanee . La copia analitica di un originale è sostituita da un mosaico di minute riproduzioni che assemblate, restituiscono una immagine naturalistica frutto di un processo esclusivamente concettuale.
    Nel testo di accompagnamento alla mostra il critico francese Gauthier Lesturgie sottolinea che la texture dei dipinti dell’artista da’ l’illusione del movimento, di un’erosione metafora del tempo che scorre,di una forma immobile che prefigura il suo inevitabile degrado.
    Liisa Karintaus (1977 Muurola) vive a Rovaniemi, Finlandia. Ha studiato arte all’università lappone e alla Concordia università di Montreal. Attualmente partecipa ad una residenza in Hokkaido ed avrà un’esposizione a Sapporo nell’Aprile prossimo.

    telefax 039-035 222 333
    vannacasati@fastwebnet.it
    www.vannacasati.it

    INCASTRUM SOLZA | BANDO DI CONCORSO
    [== INCASTRUM == SOLZA ======= BANDO ==== DI ==== CONCORSO ==]

    The Blank è felice di segnalare il concorso di idee per Incastrum Solza

    La cooperativa Namastè promotrice del progetto “Incastrum Solza” con il Comune di Solza e l’Associazione Shape indice un Consorso di idee per la definizione del logo ufficiale che in modo sintetico consenta di identificare il Progetto, e che esprima i concetti dello sviluppo globale del territorio e dell’integrazione degli attori che vi operano.

    L’iniziativa vuole coinvolgere tutte le tipologie di soggetti, professionali e non, presenti nei Comuni dell’Isola rendendoli parte attiva di questa nuova realtà di promozione e valorizzazione del territorio di Solza, del suo Castello e di tutta l’Isola.

    Al progetto primo classificato sarà attribuito un premio di 1.000,00 euro.

    Per maggiori informazione sul progetto e sul bando:

    http://www.comune.solza.bg.it/fileup/inserti/INCASTRUM%20SOLZA%20CONCORSO%20LOGO.pdf

    UBI- BANCA POPOLARE DI BERGAMO | ART UP 3. MARIO CRESCI | 02.03-31.03.2015
    [=== UBI == BANCA = POPOLARE = DI === BERGAMO ==== ART == UP = 3. ===== MARIO = CRESCI ===== 02.03 === 31.03.2015 =]

    ART UP  2015  Incontro n. 3
    2-31 marzo 2015

    a cura di Enrico De Pascale

     
    Mario Cresci
    It really is #1 e 2 – Brescia
    2008 – stampa ai pigmenti su carta bianca, cm 130 x 100 cad.
    Bergamo, Collezione Banca Popolare di Bergamo
    I due lavori traggono spunto dai due magnifici ritratti di gentiluomini eseguiti alla metà del Cinquecento dal bergamasco Giovan Battista Moroni, tra i massimi ritrattisti del suo tempo. Fedele alla propria ricerca espressiva iniziata alla metà degli anni Sessanta, Cresci impiega il mezzo fotografico non per realizzare ”belle immagini” fini a sé stesse ma per indagare le convenzioni del linguaggio visuale e i meccanismi della percezione visiva. Nel caso specifico l’antico genere del ritratto pittorico è spunto per una riflessione sul rapporto tra immagine e realtà, tra il mondo della rappresentazione e quello della vita reale. Abitualmente considerato un errore tecnico, l’effetto “mosso”, qui ottenuto volontariamente tramite un repentino spostamento della macchina fotografica, si rivela ricco di straordinarie implicazioni espressive, trasformando i volti compassati dei due nobiluomini nelle immagini frementi di vita di due persone “vere”, che posano inquiete davanti all’obbiettivo.

    MARIO CRESCI (Chiavari 1942). A partire dagli anni Settanta, in Basilicata, intreccia lo studio del linguaggio fotografico con la cultura del progetto e le ricerche di carattere etno-antropologico. nel 1984 partecipa con Luigi Ghirri e altri fotografi alla celebre mostra Viaggio in Italia (Pinacoteca di Bari). Dal 1991 al 2000 è stato Direttore dell’Accademia Carrara di Bergamo. Nel 2004 una antologica del suo lavoro Le case della fotografia 1966-2003 è stata allestita presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Tra il 2010 e il 2012 ha realizzato il progetto itinerante Forse Fotografia presso la Pinacoteca nazionale di Bologna, l’Istituto nazionale per la Grafica di Roma e Palazzo Lanfranchi di Matera. Nel 2014 ha eseguito opere site-specific per il Museo MAGA di Gallarate (Ex/Post. Orizzonti momentanei) e per la Pinacoteca di Brera a Milano (Sette fotografi a Brera). Una monografia sulla sua opera complessiva, a cura di Enrico De Pascale, è stata pubblicata nel 2007 da Federico Motta Editore.
    Banca Popolare di Bergamo promuove il progetto ART UP, un’iniziativa culturale finalizzata alla conoscenza del proprio patrimonio artistico. Ogni mese, un’opera d’arte diversa facente parte della collezione della Banca, verrà esposta al pubblico nell’atrio della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8. Non una semplice presentazione, ma un vero e proprio “invito” alla lettura e alla fruizione tramite schede storico-critiche illustrate e collezionabili, realizzate per l’occasione dallo storico dell’arte Enrico De Pascale, Curatore responsabile della collezione. Con il progetto ART UP vengono così rese visibili opere d’arte antica e contemporanea normalmente “inaccessibili” perché ubicate negli uffici, nelle filiali, nei caveaux della Banca.
    La collezione d’arte della Banca, che assomma diverse centinaia di opere di età compresa tra il XIV e il XXI secolo (dipinti, sculture, disegni, fotografie, stampe, ecc.), si è formata nel corso di quasi centocinquant’anni, intrecciando le proprie vicende con quelle della Banca stessa, fondata nel lontano 1869. Una raccolta ampia e variegata capace di coniugare l’attenzione per la produzione artistica locale e nazionale – da Baschenis a Fra’ Galgario, da Piccio a Manzù, da Ghirri a Boetti – con l’interesse per le proposte più sperimentali della scena internazionale: da Kapoor a Buren, da Armleder a Gillick, da Halley a Yan Pei Ming. Una varietà di opzioni linguistiche ed espressive che è frutto di precise scelte collezionistiche orientate a rappresentare al meglio il complesso e articolato panorama della cultura artistica passata e contemporanea.

     

    Banca Popolare di Bergamo
    Piazza Vittorio Veneto n. 8
    Bergamo

    Orari dal lunedì al venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10

    INGRESSO LIBERO

    ALICE GUARESCHI
    [=== ALICE === GUARESCHI ==]
    NEWSLETTER MARZO 2015

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        [== LINK ==]

    99 PAROLE CON ALICE GUARESCHI

    ALICE GUARESCHI, SENZA TITOLO (VIRGOLETTE), 2014, ARGILLA, CM 13 X 7

    – I think that, basically, it probably comes out of the same concerns: isolated incidents
    in space and time, for one.
    – Isolated incidents? What do you mean exactly?

    (Frammento di conversazione tra Robert Barry e René Denizot, Parigi 1980)

    BERGAMO FILM MEETING 33a EDIZIONE / 7-15.03.15
    [=== BERGAMO === FILM = MEETING = 33a = EDIZIONE ====== 7 ==== 15.03.15 =]

    BERGAMO FILM MEETING
    33a edizione / 7-15 marzo 2015

    Si terrà dal 7 al 15 marzo 2015 la 33a edizione di Bergamo Film Meeting, un festival internazionale da sempre attento alla riscoperta dei grandi classici del passato, con omaggi e retrospettive di ampio respiro, ma anche a quel cinema indipendente e d’autore, capace di riflettere sulle innumerevoli sfumature, trasformazioni e complessità del presente, senza timore di sperimentare nuove forme di linguaggio e di contenuti.
    Gli oltre 120 film in 9 giorni, provenienti dal panorama cinematografico nazionale e internazionale, offriranno una molteplicità di percorsi di visione, spunti di riflessione e di lettura, occasioni di scoperta, sorprese e molto di più. Come sempre, il programma sarà articolato in diverse sezioni: un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, la seconda parte della sezione “Europa: femminile singolare”, documentari, anteprime e cult movie, incontri con gli autori, workshop, mostre, uno spazio dedicato al cinema d’animazione e alle proiezioni di film per giovani e giovanissimi.

    QUI IL CALENDARIO DELLE PROIEZIONI DELLA 33a EDIZIONE

    Bergamo Film Meeting è organizzato dall’Associazione Bergamo Film Meeting Onlus.

    Il Comune di Bergamo, in occasione della Festa delle Benemerenze 2012, ha assegnato all’Associazione Bergamo Film Meeting la medaglia d’oro quale segno di Riconoscenza Civica per aver contribuito al prestigio della Città, con la seguente motivazione: “Bergamo Film Meeting […] in trent’anni di attività ha promosso la distribuzione ed il restauro di opere importanti: 3600 sono i film proposti e oltre 400 quelli dei quali ha sostenuto la distribuzione. Anche grazie ai numerosi rapporti in ambito europeo, è considerata un punto di rilevanza internazionale nell’ambito cinematografico.”

    Bergamo Film Meeting nel 2012 si è aggiudicato, due prestigiosi premi nell’ambito di Festival of Festivals, congresso italiano per gli operatori degli eventi culturali: Best Sponsorship/Partnership Award, per il progetto con il Birrificio Indipendente Elav e il Best Book/Catalogue Award. Un doppio riconoscimento che sancisce l’impegno di rinnovamento e il cambio di strategia che il Festival ha intrapreso negli ultimi anni.

     

    BERGAMO FILM MEETING

    SEDE OPERATIVA
    Via Pignolo, 123
    24121 Bergamo
    Italy
    Tel. +39 035 363087

    Fax +39 035 341255

    info@bergamofilmmeeting.it

    www.bergamofilmmeeting.it

    FESTIVAL CULTURALE DOMINA DOMNA | LETIZIA BATTAGLIA 1974-2015 | 03.03-05.04.2015
    [= FESTIVAL === CULTURALE ==== DOMINA == DOMNA ====== LETIZIA ==== BATTAGLIA = 1974 === 2015 ==== 03.03 = 05.04.2015 =]

    LETIZIA BATTAGLIA 1974-2015

    Dal 4 marzo al 5 aprile la splendida Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione di Piazza Vecchia ospiterà gli scatti realizzati dalla fotografa palermitana Letizia Battaglia tra il 1974 e il 2015.
    La mostra, ad ingresso gratuito, sarà inaugurata martedì 3 marzo alle ore 18,30.

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    Cinquantacinque fotografie in bianco e in nero, provenienti dall’archivio personale di Letizia Battaglia, raccontano la Palermo a partire dagli anni Settanta, i suoi quartieri, i suoi abitanti, tra riti religiosi, salotti borghesi, i giochi e gli sguardi di donne e bambine.

    Una città fatta di contraddizioni, di estremi, di storia e di passato, che trasuda vita ed energia nonostante tutto.

    Gli scatti documentano una Palermo piegata dagli effetti delle azioni mafiose sulla società siciliana: il lavoro minorile, la disoccupazione, il degrado ambientale, ma trasmettono anche il fuoco della bellezza e delle tradizioni, che arde tra queste strade.

    In un crescendo di intensità la mostra intreccia il lavoro e l’impegno di Letizia Battaglia per i valori universali di giustizia e libertà, alla storia d’Italia e a quella della sua città: le sue immagini sono diventate icone rappresentative della Sicilia e della mafia in tutto il mondo.

    Dopo le drammatiche stragi del ’92, qualcosa cambia e la Battaglia decide di non fare più fotografie di cronaca e si allontana da Palermo. Ecco allora i lavori delle serie “Rielaborazioni”, con cui la fotografa dà spazio alla vita lavando con acqua e verità i fatti incontrati negli anni bui delle guerre di mafia, e “Invincibili” omaggi a miti e pensatori dei nostri tempi.

    Curata da Alice Giacometti.
    Con la gentile collaborazione di Letizia Battaglia.

    Con il contributo dei ragazzi del corso di falegnameria del Centro di Formazione Professionale di Treviglio e Castel Rozzone che hanno preparato le cornici dei quadri.
    Si ringraziano la dott.sa Maria Cristina Rodeschini, Ornella di Lubrina Editore, lo staff di Cobe Spa, la dott.sa Maretti, l’assessore alla Cultura, Turismo e Expo dott.sa Nadia Ghisalberti.

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    4 marzo 2015 – 5 aprile 2015

    INAUGURAZIONE
    03 marzo 2015 ore 18.30

    Orari di apertura
    Da martedì a domenica: 10.00 – 19.00
    Chiusa il lunedì.

    Sala delle Capriate, Palazzo della Ragione, Piazza Vecchia – Bergamo

    Possibilità di uso ascensore per persone invalide.

    Info:
    www.dominadomna.it

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    FESTIVAL CULTURALE DOMINA DOMNA | LETIZIA BATTAGLIA 1974-2015 | 03.03-05.04.2015