martedì – mercoledì – giovedì dalle ore 17 alle ore 19,30.
sabato dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle ore 15,30 alle 17,30.
Negli altri giorni e in altri orari è possibile visitare la mostra su appuntamento, chiamando
338-9722799, 335-5382238, 347-2606255
Introduce Roberto Mutti, critico fotografico
Partecipa Stefano Covri, chitarrista e cantautore milanese, noto al nostro pubblico per alcuni spettacoli di teatro e di cabaret con Fabrizio Canciani e Alberto Patrucco, programmati a Bergamo negli scorsi anni grazie all’associazione “Il Cavaliere Giallo”
Dopo il sogno del viaggio immaginario di Patrizia Riviera, ecco un viaggio da sogno, un viaggio all’indietro nella Milano in bianco e nero degli anni 60.
Alla galleria Quarenghicinquanta 12 marzo alle ore 18,30 si inaugura una nuova mostra che ha per titolo “SAPESSI COME E’ STRANO… Milano anni 60”.
L’autore è Virgilio Carnisio, intenso narratore visivo, che con le sue immagini è riuscito ad offrire un ritratto rigoroso e intimo della Milano degli anni 60 e 70, non solo nei suoi aspetti paesistici, ma anche nel suo autentico tessuto umano e sociale.
Carnisio appartiene all’illuminata schiera dei grandi fotografi, come Mario De Biasi, Gabriele Basilico, Ugo Mulas, Uliano Lucas, Gianni Berengo Gardin, Mario Monti, Cesare Colombo, che hanno saputo raccontare con curiosità, sentimento, rigore e senso estetico i tratti più profondi della loro città di origine o di adozione.
Virgilio Carnisio, classe 1938, si avvicina al mondo fotografico nel 1961-62 frequentando un corso statale di fotografia pubblicitaria. Dal 1967 inizia un lavoro di documentazione sulla vecchia Milano in via di estinzione. Da allora affina sempre più la sua ricerca, arricchendo il suo linguaggio espressivo e rivolgendo il suo interesse al classico reportage in bianco e nero, con una marcata impostazione di tipo sociale, senza retorica né rimpianti. Autore capace di porre sullo stesso piano l’impegno professionale e la passione pura, collabora attivamente con giornali e riviste, a cui ha fornito importanti spunti iconografici. In Europa, Asia e America il suo obiettivo coglie il reale e ce lo trasmette con rigore e semplicità. Le sue immagini sono una testimonianza antropologica che evita il sensazionale, per addentrarsi in una più consapevole lettura del paesaggio e delle storie, anche umane, che vi sono dentro il mondo. Sue fotografie fanno parte di collezioni pubbliche e private e su di lui hanno scritto alcuni tra i più importanti giornalisti, critici ed esperti del settore, pubblicando redazionali su prestigiose testate. Autore di 26 fotolibri, ha partecipato a 140 mostre collettive e realizzato 190 mostre personali in ogni parte del mondo.
Opening: Sabato 5 Marzo 2016 h.18.30
Orari di apertura: Martedì – Sabato h.14:00-19:00
Thomas Brambilla, Via Casalino 25
24121 Bergamo, Italia
Ph: +39 035 247418
www.thomasbrambilla.com
info@thomasbrambilla.com
In un presente,
separato dal suo background culturale, dove le politiche sono ormai separate dal vero e dove la religione è lontana da dio.
In una cultura dove i media digitali forzano un disvelamento totale, si è affermata una mancanza di significato in cui qualsiasi tipo di rappresentazione culturale diventa sempre più sospetta.
Non molto tempo fa, l’arte sembrava poter toccare un profondo mistero.
La sostituzione di una metafora relativa alla profondità con la figura di una rete che riesce ad abbracciare ogni cosa fa nascere una domanda: che forma ha assunto adesso quel mistero?
Nei lavori recenti di Thomas Helbig, tracce quasi immateriali di gioielli, catenine decorative, rosari e motivi cosmici portano luce all’oscurità del velluto (velvet), facendoli assomigliare a diapositive.
Helbig utilizza come materiale di supporto colorati tessuti di scena, dove a differenza di una tela, la superficie inghiotte la luce che lo colpisce o la riflette come morbido barlume.
Le ingannevoli retroulliminazioni che ne derivano e che permettono alle forme negative di acquistare consistenza, sono frutto di una „nebbia“ creata da un precedente impiego dello spray
La cosa in sé quindi scompare, e quello che lo spettatore percepisce è il bagliore residuo.
Questa sorta di pittura “inversa” agisce come una sottile forma di inganno e tramite il suo lavoro Helbig solleva la questione del medium come presentazione e rappresentazione in un ibrido gioco di utilizzo dei colori e dei materiali.
via Torretta, 4
24125 Bergamo
www.galleriamarelia.it | info@galleriamarelia.it
+ 39 347 8206829 Orari: martedì – sabato 15.30/19.30
Ingresso libero
a cura di Paola Silvia Ubiali in collaborazione con Stefania Carissimi
Meno di 120 minuti, questa è l’aspettativa di vita delle sculture effimere di Matteo Emery. La magia di flussi vitali, lacrime, sangue, congelata per sempre in un’immagine.
Tubicini medicali, garze, membrane in lattice, piume, sono gli accessori di cui sono dotate le fragili e trasparenti micro-sculture in ghiaccio che Matteo Emery crea e consegna all’eternità grazie al mezzo fotografico.
Corpi inorganici misteriosamente incapsulati dentro soffici e delicati involucri protettivi, giochi di luci e ombre evocativi di complessi fenomeni biologici tanto da creare nel pubblico un’alternanza di sensazioni opposte: accettazione/piacere o rifiuto/disgusto. Risposte soggettive di attrazione e repulsione, da sperimentare personalmente e senza vie di mezzo.
Il processo creativo dell’artista svizzero ha una durata media totale di circa cinque ore e si fonda sulla trasformazione di acqua in ghiaccio, un’azione tanto banale quanto straordinaria che la natura svolge da millenni in piena autonomia.
Una riflessione preziosa sulla caducità di qualsiasi forma di vita, vanitas contemporanee rapidamente messe a fuoco prima che ritornino a essere l’originario composto chimico incolore e insapore: due atomi d’idrogeno legati a un atomo di ossigeno.
La mostra è accompagnata da “Flusso” un’opera di video arte, dove un caleidoscopio di vibrazioni sonore e visive in eterno movimento provoca un effetto disturbante e cacofonico, una sorta di viaggio iniziatico nell’indistinto magma vitale dove il tempo e lo spazio abitano in tutt’altra dimensione.
Dalle 16.30 alle 18.00 visita guidata
Orari di apertura:
Ogni sabato dalle 15.00 alle 18.30
Prenotazione consigliata: info@altartecontemporanea.it – 334 9233010
Visita guidata alle nuove opere della collezione e non solo.
La visita è riservata ai possessori della tessera associativa del Museo.
E’ possibile tesserarsi all’associazione presentandosi al Museo 15 minuti prima dell’inizio della visita.
Costo della tessera associativa annuale €5 / €3.
BACO – BASE ARTE CONTEMPORANEA
Via Arena 9, Domus Magna, Città Alta, Bergamo
Inaugurazione: Sabato 12 Marzo 2016, ore 11:00
A cura di Valentina Gervasoni, Stefano Raimondi, Mauro Zanchi
Sabato 12 Marzo 2016, BACO – Base Arte Contemporanea, è lieta di presentare al pubblico la prima personale italiana dedicata all’artista statunitense Israel Lund. L’esibizione, allestita presso la Domus Magna di Via Arena a Bergamo, è il terzo ed ultimo capitolo del ciclo espositivo che ha visto precedentemente protagonisti l’italiano Erik Saglia (A.E Abstract Existence) e la britannica May Hands (I Have an Addiction), in un processo di sperimentazione improntata verso l’indagine dei nuovi codici pittorici contemporanei.
La mostra, promossa dalla Fondazione MIA – Congregazione della Misericordia Maggiore e organizzata da BACO – Base Arte Contemporanea in collaborazione con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e The Blank Contemporary Art nasce in seguito a un periodo di residenza nella città di Bergamo.
Il progetto espositivo è composto da una serie di lavori inediti, originalmente orizzontali, che l’artista statunitense ha realizzato mantenendo riconoscibile il proprio stile puramente astratto. Inchiostro, spatole e tele sulle quali viene sperimentata l’assenza di controllo totale, sono i materiali che Lund utilizza per creare le proprie immagini d’ispirazione serigrafica.
Nel contesto dell’attuale era tecnologica, il suo processo pittorico è una combinazione affascinante tra tecniche digitali e analogiche: partendo dall’utilizzo di fotocopie, fotografie e PDF scannerizzati attraverso applicazioni per smartphone, il percorso che porta a compimento l’opera subisce successivamente un mutamento diventando fisico e materico. Il corpo dell’artista, e la forza che lui stesso genera, diventano gli elementi essenziali per l’esito imprevisto dei suoi lavori.
Israel Lund ha ideato un procedimento di serigrafia su tela grezza, in cui è l’artista stesso a manipolare gli esiti visivi della vernice acrilica sulla tela dosando la propria forza nella pressione della spatola sul supporto. Il risultato ottenuto presenta iconografie astratte e pixellate, dall’effetto simile a quello ottenuto ingrandendo talmente tanto un’immagine fino a farne esplodere la figura. Sulle opere affiorano pattern e campiture dagli effetti ogni volta diversi, la struttura formale delle tele e il loro posizionamento dello spazio riallacciano immediatamente un dialogo con il Minimalismo degli anni Sessanta e l’idea di modularità e scalabilità dell’opera d’arte.
La presenza corporea dell’artista nell’atto generativo diventa una costante imprescindibile dalla quale però, una volta portato a compimento il processo, rimane solamente l’ombra: “Io amo le immagini, ma amo anche la fisicità del supporto. Per me è altrettanto importante.”
Israel Lund, classe 1980, è nato nel Vermont e attualmente vive e lavora a Brooklyn, New York. L’artista ha studiato presso la Mason Gross School of the Arts della Rutgers University,NJ (MFA) e al Pacific Northwest College of Art, OR (BFA). Tra le sue recenti esibizioni sono incluse personali a New York (Eleven Rivington), in California (Roberts & Tilton, Cluver City) e in Belgio (Elaine Levy Project, Bruxelles).
Le mostre di BACO sono realizzate con il sostegno ufficiale della Fondazione Credito Bergamasco. La mostra di Israel Lund è resa possibile grazie al generoso contributo di Andrea Rusconi.
Il catalogo delle mostre di Israel Lund, May Hands e Erik Saglia verrà presentato in occasione della sesta edizione di ArtDate, la principale manifestazione di promozione dell’arte contemporanea di Bergamo che si svolgerà il 13 – 14 e 15 Maggio 2016.
Photo: Maria Zanchi
INGRESSO LIBERO
Banca Popolare di Bergamo, Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo
Orari dal lunedì al venerdì: dalle 8.20 alle 13.20 – dalle 14.40 alle 16.10
ART UP 3/2016
a cura di Enrico De Pascale
La Cera di Roma #3 2012
Candele in cera d’api, paraffina, carnauba e cera di palma fuse
cm 205x125x4
Bergamo – Collezione Banca Popolare di Bergamo
L’opera è un lavoro in cera di grandi dimensioni ottenuto fondendo residui di candele recuperati dall’autore in diverse chiese della Capitale o dalle abitazioni di amici e conoscenti. La mescolanza tramite il calore di materiali provenienti da situazioni e provenienze diverse ha donato all’opera una fisionomia e una colorazione del tutto casuali, e una geografia formale dai contorni imprecisi. Appoggiata alla parete come una sorta di lapide profumata e screziata, l’opera è un ibrido a metà strada tra scultura e pittura in grado di innescare imprevedibili sensazioni e associazioni mentali.
La Cera di Roma è un titolo che mira ad evocare un origine del materiale costitutivo delle opere in questione, ovvero residui di candele raccolte nella città nella quale da un po’ di anni vivo. E’ un titolo che non intende fornire un significato, piuttosto spero contribuisca a favorire una visione altra, inaspettata (…) Quando ho iniziato a realizzare questo tipo di opere, non avevo contemplato il ruolo che il colore avrebbe esercitato, pensavo solamente a come ridare senso a del materiale fortemente caratterizzato da un punto di vista simbolico. Mi sono subito reso conto che l’aspetto formale più legato alla cromìa non era facilmente gestibile all’interno del mio processo. Certamente anche la scelta della loro collocazione nello spazio, molto più vicina a quella classica dell’opera bidimensionale, contribuisce ad accentuarne l’ambiguità, rendendo labile il confine tra pittura e scultura”.
ALESSANDRO PIANGIAMORE (Enna 1976)
Nel 2015, con l’opera La XXI cera di Roma, ha vinto la XVI edizione del Premio Arte Cairo. Le sue opere, che siano sculture, installazioni o fotografie, mantengono sempre una dimensione intima e poetica in cui è spesso il caso a determinare la forma finale. In equilibrio tra fisicità e astrazione, tra la volontà di partecipare al divenire delle cose e la necessità di uno sguardo “obliquo” capace di “decifrarne” i molteplici significati, i suoi lavori si propongono come un prolungamento immaginativo della realtà.
Tra le esposizioni più significative: Scultura italiana del XXI secolo, Fondazione Pomodoro, Milano 2010; Paesaggio e gente di Sicilia, Palazzo Riso, Palermo 2010; Tutto il vento che c’è, GAMeC, Bergamo 2010; Voglio soltanto essere amato, MAGA, Gallarate 2011; Re-Generation, MACRO, Roma 2012; Il fascino discreto dell’oggetto, GNAM, Roma 2013; Meteorite in giardino, Fondazione Merz, Torino 2014; Primavera Piangiamore, Palais de Tokyo, Parigi 2014; Attorno ad una conchiglia vuota, Istituto Italiano di Cultura, Parigi 2015. Con l’opera La XXI cera di Roma, nel 2015 ha vinto la XVI edizione del Premio Arte Cairo.
Banca Popolare di Bergamo
Banca Popolare di Bergamo promuove il progetto ART UP, un’iniziativa culturale finalizzata alla conoscenza del proprio patrimonio artistico. Ogni mese, un’opera d’arte diversa facente parte della collezione della Banca, verrà esposta al pubblico nell’atrio della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8. Non una semplice presentazione, ma un vero e proprio “invito” alla lettura e alla fruizione tramite schede storico-critiche illustrate e collezionabili, realizzate per l’occasione dallo storico del- l’arte Enrico De Pascale, Curatore responsabile della collezione. Con il progetto ART UP vengono così rese visibili opere d’arte antica e contemporanea normalmente “inaccessibili” perché ubicate negli uffici, nelle filiali, nei caveaux della Banca.
La collezione d’arte della Banca, che assomma diverse centinaia di opere di età compresa tra il XIV e il XXI secolo (dipinti, sculture, disegni, fotografie, stampe, ecc.), si è formata nel corso di quasi centocinquant’anni, intrecciando le proprie vicende con quelle della Banca stessa, fondata nel lontano 1869. Una raccolta ampia e variegata capace di coniugare l’attenzione per la produzione artistica locale e nazionale – da Baschenis a Fra’ Galgario, da Piccio a Manzù, da Ghirri a Boetti – con l’interesse per le proposte più sperimentali della scena internazionale: da Kapoor a Buren, da Armleder a Gillick, da Halley a Yan Pei Ming. Una varietà di opzioni linguistiche ed espressive che è frutto di precise scelte collezionistiche orientate a rappresentare al meglio il com- plesso e articolato panorama della cultura artistica passata e contemporanea.
Il volto bramato di un’icona della musica come Dave Gahan riluce di una potente aura fotografica che lascia irrivelati i tratti della star coperti dalla sua stessa mano. Un anello scuro e appariscente è il punctum, come direbbe Roland Barthes, il luogo da cui l’immagine prende senso e irradia il resto dei particolari: le dita, un braccialetto, la pelle della fronte corrucciata, il capo lievemente chino verso il basso ed Andy Fletcher e Martin Gore a viso aperto ai lati. Bianco e nero. Eccoci di fronte ad un ritratto perfetto dei Depeche Mode di Mattia Zoppellaro. Le icone avvengono con il medium fotografico e questo linguaggio ne decreta la potenza: il ritratto dei personaggi della galassia musicale, infatti, ha la capacità di instaurare immediatamente un regime di visibilità universale a cui tutti possono accedere, sostenendo automaticamente il passaggio da persona ad idolo, da cantante a star. Alle volte si tratta di una posa durante la performance, della curva della schiena del chitarrista, della piega delle labbra nel canto, altre volte siamo dinanzi a delle rappresentazioni di tre quarti, come dipinti classici, la cui potenza è dovuta alla fotografia che accende il desiderio del pubblico di possedere, con un’immagine, eroticamente il proprio idolo così come costei o costui gode nell’essere a sua volta posseduto. Il soggetto così guardato dai nostri occhi ammirati diventa un oggetto da guardare. (Specchiamoci nell’iride di Vasco). Nell’atto della reificazione, quando cioè l’immagine diventa un feticcio, la riguardiamo nella speranza di cogliervi per un istante la vicinanza e instaurare un grado di familiarità. E così come il mito di Narciso accompagna il culto dell’immagine, mentre ci sembra di eternarci negli occhi dell’altro ritratto, al contempo ci perdiamo nei volti dei grandi che non ci sono più, resi eterni da uno scatto fotografico: lo sguardo di sbieco nero lucido di Lou Reed, il collo per sempre riverso di Amy Winehouse… Le effigi di Zoppellaro celebrano il bello, l’arte e la musica, e così facendo, ci appassionano alle vette e alla caduta, al consumo che investe la carne e al corpo vibrante del rock ‘n roll.
Claudia Attimonelli
Serata inaugurale di Bergamo Film Meeting – Teatro Sociale – Via Bartolomeo Colleoni 4, Bergamo
Dal 5 al 13 marzo 2016, con oltre 140 film, Bergamo Film Meeting è il crocevia del cinema internazionale. Omaggi, retrospettive e restauri di grandi classici fanno da contrappunto ai film dei “nuovi autori”, che come di consueto trovano spazio nella Mostra Concorso e nelle sezioni dedicate ai documentari, all’animazione, alle anteprime. Il Festival indaga la cinematografia del continente, tra passato e presente, offrendo spunti, sollecitazioni, focus, novità e riletture.
Lunedì 15 febbraio 2016 ore 19.00
sala conferenze Confindustria, via Camozzi 66
Info: www.thefloatingpiers.com
Christo presenta a Bergamo The Floating Piers, l’opera che, nei giorni del solstizio d’estate (18 giugno – 3 luglio 2016 ) reinventa un tratto del Lago d’Iseo.
Christo e Jeanne-Claude è il progetto artistico dei coniugi statunitensi Christo Vladimirov Yavachev e Jeanne-Claude Denat de Guillebon, fra i maggiori rappresentanti della Land Art e fautori di opere su grande scala in tutto il mondo.
Dopo Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower (Spoleto, 1968), Wrapped Monuments (Milano, 1970) e The Wall – Wrapped Roman Wall (Roma, 1973–74),
Christo torna in Italia con The Floating Piers: un molo galleggiante percorribile a piedi, composto da 200.000 cubi modulari per 70.000 metri quadrati di estensione che, in una impossibile passeggiata a pelo d’acqua, unirà il comune di Sulzano con Monte Isola e l’isola di San Paolo Iseo.
si ringrazia Confindustria Bergamo