Lunedì – Domenica: ore 10:00 – 19:00
Giovedì: ore 10:00 – 22:00 / martedì chiuso
Via San Tomaso, 53 – Bergamo
Tel. + 39 035 270272
* PAMELA ROSENKRANZ – ALIEN CULTURE
a cura di Sara Fumagalli e Stefano Raimondi
Questo progetto site specific rimanda alla storia spirituale dell’edificio che ospita il museo, un ex convento di cui l’artista ha ripreso le finestre ad arco con repliche che irradiano un forte blu RGB. I LED luminosi che brillano nelle sette Alien Blue Windows producono un’esperienza spaziale di grandissimo impatto visivo, che evoca un oceano primordiale e cieli simbolici preminenti in molta iconografia religiosa.
Composta di schermi retroilluminati senza immagini, questa nuova serie è un ibrido di dipinti e installazione di luce. L’ambiente immersivo che produce evoca un colore digitale prevalente su internet, che qui genera un’esperienza al contempo spirituale e sensuale, trascendendo così la fisicità cromatica. Permeando lo Spazio Zero, l’intensa luce blu ricrea la vista da una finestra che si apre su cieli artificiali in cui si intrecciano allegoria e tecnologia. L’installazione di luce è completata da una nuova serie di dipinti intitolata Creation, Deterioration, Conservation, che approfondiscono l’interesse dell’artista per la pittura rinascimentale, sviluppato inizialmente nel 2015, mentre compiva ricerche per la sua opera Our Product per la Biennale di Venezia. La base di questa serie è il Miracolo della croce caduta nel canale di San Lorenzo di Gentile Bellini (1500 ca.), un quadro che raffigura la sacra reliquia tratta in salvo dalle acque veneziane. L’artista ha lavorato a partire da riproduzioni del dipinto originale di Bellini, che ha trovato attraverso una ricerca su Google Immagini. Sulle stampe ottenute da questi file sono applicati strati di vernice trasparente color carne, che producono una “pelle” tridimensionale e trasparente di pigmenti e polimeri. Il colore della vernice fa riferimento alla carnagione centroeuropea — un colore che l’artista ha utilizzato in opere precedenti come le emblematiche bottiglie d’acqua marchiate e l’installazione per la Biennale di Venezia 2015, per cui ha riempito lo spazio principale di un denso liquido rosa chiaro.
* ANDY WARHOL – L’OPERA MOLTIPLICATA: WARHOL E DOPO WARHOL
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
In mostra, le opere prodotte da Warhol sono accostate, in maniera forse provocatoria, a quelle realizzate dopo la sua scomparsa e che, benché non autorizzate né riconosciute ufficialmente, alimentano il mito e il mercato, continuando, allo stesso tempo, quell’opera di fruizione massiva iniziata dall’artista stesso.
Senza voler esprimere un’opinione sulla legittimità di queste produzioni postume, l’esposizione intende sottolinearne l’esistenza chiedendosi se anche queste non siano parte dell’eredità warholiana.
I visitatori sono guidati lungo il percorso da celebri citazioni di Warhol, e possono utilizzare le “opere moltiplicate” di un grande autore contemporaneo debitore della sua arte: Damien Hirst. Nelle sale della mostra, infatti, sono presenti le sedie sdraio del marchio Other Criteria, ideate da Hirst – su cui è possibile sedersi per ammirare le opere esposte –, a ulteriore dimostrazione di quanto, anche oggi, l’arte si avvalga del concetto di riproduzione e di “opera moltiplicata”.
* CON AMORE PIU CHE CON AMORE
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
La mostra offre al pubblico una nuova occasione per ammirare le opere non esposte della Collezione Permanente: lavori donati dal 2000 ad oggi che – come suggerisce il titolo – testimoniano l’amore per la GAMeC da parte di artisti, collezionisti, enti pubblici e privati.
Una mostra con cui la GAMeC ricorda al suo pubblico quanto la propria attività espositiva sia intimamente legata allo sviluppo della Collezione Permanente, un orientamento mirato che permette al museo di conservare la memoria della propria attività e di accrescere il valore del proprio patrimonio nel tempo.
Numerosi i linguaggi – dai dipinti alle fotografie, dai disegni ai video – che consentono una panoramica che attraversa decenni e, persino, due secoli (da Sironi, nato nel 1885, a Marcon, nato nel 1985).
Artisti italiani e provenienti da ogni parte del mondo – da New York a Ghent, a Tel Aviv, a San Paolo – che raccontano, nelle loro opere, la società dello spettacolo, le relazioni amicali, la poesia malinconica dei paesaggi, la rievocazione dell’Eden, il peso della memoria, la forza del segno grafico, la ricerca spirituale o il dibattito politico, tra discriminazione e affermazione della propria identità.
Sono cosi esposti autori a cui, negli anni, la GAMeC ha dedicato la propria attenzione attraverso mostre e momenti di studio, ponendo in dialogo figure come Italo Cremona, Achille Funi, Ottone Rosai e Mario Sironi con artisti contemporanei quali Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Latifa Echakhch, Jan Fabre, Giuseppe Gabellone, Marcello Maloberti, Victor Man, Kris Martin, Ryan McGinley e Adrian Paci, tra gli altri.
* ARTISTS’ FILM INTERNATIONAL, IX EDIZIONE
a cura di Sara Fumagalli e Stefano Raimondi
Continua la partecipazione della GAMeC ad Artists’ Film International, il principale network internazionale legato alla videoarte che, dal 2008, coinvolge prestigiose istituzioni d’arte contemporanea e artisti provenienti da tutto il mondo, alcuni dei quali hanno ottenuto, negli anni, grande successo e importanti riconoscimenti.
Per la nona edizione della rassegna, GAMeC ha selezionato l’artista Adrian Paci e l’opera The Column (2013), che ha aperto il calendario delle proiezioni ed è rimasto in visione fino al 29 maggio.
Nelle prossime settimane saranno presentati i lavori degli artisti proposti dalle altre istituzioni coinvolte
quest’anno:
Dario Azzellini e Oliver Ressler / Video-Forum of Neuer Berliner Kunstverein, Berlino
Desire Machine Collective / Project 88, Mumbai
Ane Hjort Guttu / Tromsø Kunstforening, Tromsø
Laura Horelli, Nina Lassila, Agnese Luse, Angela Melitopoulos, Eléonore de Montesquiou, Tanja Ostojić, Meggie
Schneider, Isabell Spengler e Gitte Villesen / Belgrade Cultural Centre, Belgrado
Mikhail Karikis / Whitechapel Gallery, Londra
Arjuna Neuman e Denise Ferreira Da Silva / Ballroom Marfa, Texas
Mary Reid Kelley con Patrick Kelley / Hammer Museum, Los Angeles
Cengiz Tekin / Istanbul Modern, Istanbul
Wojciech Bąkowski / Museum of Modern Art, Varsavia
lunedì – venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
INGRESSO LIBERO
Banca Popolare di Bergamo, Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo
ART UP 08/17 – DADAMAINO
a cura di Enrico De Pascale
DADAMAINO, Cromorilievo
1974 – smalto e tasselli di legno su tavola – cm 100 x 100
Bergamo, collezione Banca Popolare di Bergamo
Ricollegandosi alle sperimentazioni di carattere cinetico-optical dei primi anni Sessanta, l’artista valorizza in termini ritmico-compositivi il modulo geometrico (in questo caso il cubo) moltiplicato entro uno schema precostituito di forma quadrata. Il rigore costruttivo dell’architettura modulare è in qualche modo destabilizzato dall’effetto percettivamente ambiguo del colore e delle luci, che rende la struttura mutevole, inafferrabile. Finalità dell’arte ottico-cinetica
è infatti la valorizzazione del ruolo dell’osservatore,
non più contemplatore passivo bensì soggetto attivo
e imprescindibile del “funzionamento” dell’opera d’arte.
Il ricorso a strutture e figure iterate nello spazio è una costante dell’artista, che in molti lavori dei tardi anni Settanta ha utilizzato la superficie come schermo su cui apporre segni impercettibili e quasi uguali, una sorta di alfabeto dell’inconscio chiamato l’Alfabeto della mente.
Dadamaino (Eduarda Maino, Milano 1935-2004)
Nel 1957 conosce Piero Manzoni e Enrico Castellani coi quali si lega di amicizia e si avvicina all’avanguardia milanese che ha come punto d’incontro il Bar Giamaica a Brera. Aderisce al gruppo milanese Azimuth, che ha stretti contatti con il Gruppo Zero in Germania e il gruppo
Nul in Olanda. Partecipa al movimento cinetico-programmato internazionale “Nuova Tendenza”. È presente con una sala personale alla Biennale di Venezia (1980). Realizza opere con materiali
fluorescenti e progetti cinetico-luminosi su scala urbana. Nel 1983 le viene dedicata una antologica al PAC di Milano e partecipa ad Arte Programmata e Cinetica 1953/1963, l’Ultima Avanguardia, Palazzo Reale, Milano. Ampie ricognizioni del suo lavoro sono state allestite alla Fondazione Bevilacqua La Masa e al Museo Guggenheim di Venezia (2002).
orari: 17.00 – 21.30
Via G. Quarenghi, 50 – 24122, Bergamo
Per info:
+39 03519903477
associazione@theblank.it
The Blank partecipa ad Art2Night – la notte bianca dell’arte a Bergamo con un’iniziativa si configura nella riproposizione tramite video e fotografia dei migliori momenti della settima edizione del suo festival ArtDate, svoltasi il 26-27-28 maggio a Bergamo.
Per l’occasione verranno regalate ai partecipanti le tovagliette d’artista realizzate da Marco Basta, Riccardo Beretta e Andrea Mastrovito per la Sagra dell’Arte di The Blank ArtDate 2017.
opening: sabato 1 luglio, ore 18.00
giovedì – sabato: 15,30 – 19,00
via Quarenghi 50, Bergamo (interno cortile)
Prosegue sino al 22 luglio la rassegna fotografica “Carlo Leidi, vita parallela da fotografo”, con mostre tematiche che si svolgeranno a Bergamo negli spazi espositivi della galleria Quarenghicinquanta, della porta Sant’Agostino e della galleria Ceribelli.
Questa volta il tema è legato alla religiosità popolare, che Carlo Leidi ha saputo ben interpretare con memorabili immagini scattate in varie occasioni di culto o di viaggio, sia a Bergamo che in altre parti del mondo.
Quarenghicinquanta, che con l’Archivio Carlo Leidi ha progettato e organizzato tutti gli appuntamenti della rassegna, è lieta di esporre le opere raffiguranti i calvaires bretoni.
La mostra sarà allestita allo spazio fotografia di via Quarenghi, 50 (interno cortile) dal 1° al 15 luglio. L’inaugurazione si terrà sabato 1° luglio alle 18 e nei giorni successivi si potrà visitare da giovedì a sabato dalle 15.30 alle 19.
Anche a questa esposizione, come per le altre mostre inserite in questo progetto, è abbinato un evento collaterale: si tratta di un seminario di Mario Cresci sulla figura di Carlo Leidi fotografo in programma mercoledì 5 luglio alle 18 alla sala Galmozzi a Bergamo in via Tasso, 4.
Gli ingressi alle mostre a agli eventi collaterali sono gratuiti.
I calvaires bretoni rappresentano un fenomeno unico come la terra che li ha prodotti, la celta Bretagna, e certificano la volontà di preservare integra la propria identità culturale.
Sono i suoi calvari, presenti nei complessi parrocchiali recintati, simbolo dell’arte cristiana, frutto dell’opera di artigiani e di artisti poco famosi,realizzati tra il XVI e il XVIII secolo nello scuro granito bretone.
Scolpiti in verticale, i Calvari, raccontavano i testi sacri, la vita di Cristo e dei Santi per immagini, con al centro la Passione e il Calvario. L’obiettivo era quello di farsi capire anche dalla gente semplice che non sapeva leggere. Per questo le figure sono ben definite con le teste sproporzionate rispetto al corpo per facilitare la comprensione delle espressioni. Venivano costruiti e commissionati a scultori e artigiani per ringraziare la divina provvidenza per aver per esempio risparmiato il paese dalla peste o per chiedere perdono per chissà cosa. Spesso ad un calvario é associata una festa del perdono (appunto) a una data precisa dell’anno con processioni e costumi locali. Complessi religiosi di questo tipo sono molto numerosi in Bretagna: ne esistono una settantina soltanto nella Bassa Bretagna.
Nei complessi parrocchiali bretoni sono presenti elementi riconducibili forse alla religione celtica, in particolare alle concezioni sulla morte che – tra i Celti – non era vista come un evento terribile, ma come un qualcosa strettamente legato alla resurrezione, paragonato al sole che sorge e tramonta e che, quindi, non va nascosta, ma resa il più possibile “familiare”.
Il fiorire di questo tipo di architettura si deve al fervore religioso della gente e alle missioni evangelizzatrici.
È collegato inoltre all’ascesa dei commerci marittimi e dell’industria del lino tra il XVI e il XVIII secolo: i commercianti di questi settori fornivano infatti i fondi necessari per la realizzazione dei complessi parrocchiali. Accadeva così che in Bretagna – formata a quei tempi da pochi centri urbani e molti villaggi rurali – le varie parrocchie rivaleggiassero addirittura tra loro per vedere chi costruiva il complesso più bello.
Alcuni calvari presentano centinaia di personaggi e l’attenzione degli artisti bretoni, in sostanza anonimi artigiani, appare tutta concentrata sui volti, nella espressione degli stati d’animo dei vari personaggi.
Presentazione degli artisti: 25 giugno 2017
NAHR
Sottochiesa 135
24010 Taleggio (BG)
Evento conclusivo e presentazione dei lavori: 1 luglio 2017
Monastero del Carmine
Via Colleoni 21, Bergamo Alta
Per info:
tognon.giulia@gmail.com
+39 338 9780227
00 RESIDENCY è un nuovo progetto di residenze d’artista che si sviluppa nel contesto naturalistico della Val Taleggio. Curato da quattro realtà attive nel panorama culturale bergamasco, Contemporary Locus, Teatro Tascabile di Bergamo, Festival Danza Estate e NAHR, 00 RESIDENCY favorisce la relazione fra pratiche e ricerche artistiche come le arti visive, la danza e il teatro, in un tessuto ambientale e di ricerca sensibile al tema della natura quale fonte di ispirazione e misura delle risorse disponibili. Con l’obiettivo di un incontro reale tra discipline diverse, 00 RESIDENCY prevede la chiamata di tre artisti provenienti dai diversi ambiti che, in autonomia di percorso, potranno svolgere specifiche esperienze di ricerca, sperimentazione, scambio e relazione, convivendo per una settimana nell’habitat naturale delle Prealpi Orobie.
I tre artisti di 00 RESIDENCY, Francesco Fonassi (1986), Urs Stauffer (1961), Rosa Da Lima Iannone (1977), sono stati invitati rispettivamente da Contemporary Locus, Festival Danza Estate e Teatro Tascabile.
Il tema della prima edizione, rock & stone, prende spunto dal programma internazionale multidisciplinare di residenza estiva inaugurato nel 2015 da NAHR, che ogni anno invita ricercatori e studiosi ad approfondire temi legati ad un elemento naturale e che quest’anno approfondirà due materiali fondamentali nel sistema ecologico della Val Taleggio, la roccia e la pietra.
Il lavoro degli artisti sarà documentato da testi, immagini e video nei canali degli enti organizzatori e su apposite piattaforme dedicate, con l’obiettivo di condividere con un pubblico allargato il diario di residenza e approfondire i temi e le ricerche che emergeranno spontaneamente durante la settimana.
Il progetto prevede due momenti pubblici:
— Domenica 25 giugno, Val Taleggio, ore 15
Presentazione dei tre artisti e incontro con il gruppo di ricercatori internazionali di NAHR;
— Sabato 1 luglio, Monastero del Carmine, ore 17- 19
Condivisione delle ricerche e delle riflessioni elaborate durante la residenza in Val Taleggio che saranno occasione di un incontro vivo tra danza, teatro e arte visive.
GLI ARTISTI
— Francesco Fonassi (Brescia, 1986) è un artista e sonic researcher che opera nell’ambito dei live media. In una relazione prima di tutto etica al sapere e all’altro, la pratica artistica di Francesco Fonassi opera sulle dinamiche e sui fenomeni della percezione spingendo il reale a scontrarsi con i suoi stessi dispositivi di separazione e relazione che articolano un sentire comune. Lo fa insistendo sull’attitudine umana al subire e al reagire a forme di aggressività e isolamento, interruzione e durata attraverso l’esperienza dell’ascolto, che pone come soglia sulla quale articolare rapporti di attività e passività, e oltre la quale marcare luoghi di co-appartenenza. Per mezzo di azioni, registrazioni, configurazioni ambientali, trasmissioni radio, sessioni di ascolto, e la creazione di spazi sensoriali, Fonassi rende tangibile il luogo in cui conoscenza e immaginazione si rovesciano una nell’altra.
Tra le istituzioni nazionali e internazionali che hanno presentato il suo lavoro: Palais de Tokyo, Parigi; CoCA, Torun; Viafarini DOCVA e CareOf, Milano; The Emily Harvey Foundation, New York; Färgfabriken, Stoccolma; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; MAXXI, Fondazione Memmo, Auditorium Parco della Musica e Macro, Roma; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; MAG, Riva del Garda; Museo Pecci, Milano.
Tra gli interventi e le performance in festival e spazi indipendenti: BB15, Linz; Blockhaus DY10, Nantes; Bunker, Torino; DKSG Galerija e Remont Gallery, Belgrado; A Certain Lack Of Coherence, Porto; Glassbox, Parigi; LocaleDUE, Bologna; Sarajevo Winter Festival, Sarajevo; Bjcem, Skopje; Quadriennale di Roma.
Tra i programmi di residenza: Le Pavillon, Palais de Tokyo, Parigi; Fondazione Pastificio Cerere, Roma, Cité Internationale des Arts, Parigi; Atelier BLM, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Real Presence 2007-2010, Belgrado – Castello di Rivoli, Torino.
È stato finalista del Premio Furla (2015) e del premio LUM (2011) e vincitore del premio 6Artista (2012) e del premio Moroso (2017).
Francesco Fonassi è invitato da Contemporary Locus.
— Urs Stauffer (Svizzera, 1961) non si sente proprio un danzatore, ma un ricercatore che si nutre di movimento. Dopo il diploma universitario in pedagogia curativa clinica, ha vissuto a Berlino ed è stato uno dei fondatori del festival di danza “Potsdamer Tanztage”. Il suo percorso è stato fortemente influenzato da Steve Paxton, Bonnie Bainbridge Cohen, Dieter Heitkamp, Nancy Stark Smith e Anna Halprin, suoi maestri e punti di riferimento. Nel corso degli anni ha saputo comporre in una sintesi originale la sua esperienza di danza improvvisata con la formazione di Body-Mind Centering®. La natura è da sempre grande fonte di inspirazione per suo lavoro. Attualmente insegna regolarmente per compagnie professionali e non ed in diverse scuole di danza e teatro.
Le sue performance sono state presentate in Svizzera, Italia, Francia, Germania e Cipro.
Urs Stauffer è invitato da Festival Danza Estate
— Rosa Da Lima Iannone (Milano, 1977), dopo una formazione in grafica pubblicitaria e arti applicate, si è diplomata in pranoterapia e shiatsu e più recentemente in animazione di pupazzi e burattini per il teatro e la televisione. Nel 2005, insieme a Christian Cestaro, ha fondato il gruppo di teatro di figura “I Burlatti” con il quale ha realizzato spettacoli e condotto laboratori di costruzione e manipolazione di figure animate. Nel 2006 è entrata a far parte del Teatro Tascabile di Bergamo e da allora il suo studio segue i tre filoni principali del lavoro della compagnia: il teatro di ricerca contemporaneo; il teatro in spazi aperti, con le relative indagini sullo spazio scenico e il rapporto col pubblico popolare; l’incontro con la tradizione scenica orientale approfondita in 10 anni di lavoro con la pratica dello stile Bharata Natyam sotto la guida dei maestri Maresa Moglia, Usha Raghavan, Praveen Kumar e Caterina Scotti, attrice del Tascabile. Rosa de Lima Iannone svolge attività pedagogica per la scuola di teatro del Tascabile, con il quale ha realizzato la messa in scena degli spettacoli Amor mai non s’addorme – Storie di Montecchi e Capuleti (2008) e Rosso Angelico. Danza per un viaggiatore leggero (2014), entrambi diretti da Tiziana Barbiero; Sul Dorso della Tartaruga (2015) diretto da Tiziana Barbiero e Caterina Scotti.
Rosa da Lima Iannone è invitata da TTB – Teatro tascabile di Bergamo
I PARTNER ORGANIZZATORI
— Contemporary Locus è un’associazione culturale attiva dal 2012 a Bergamo che realizza progetti d’arte in luoghi dismessi, segreti o dimenticati che vengono temporaneamente riaperti attraverso opere e progetti site-specific di artisti internazionali. Contemporary Locus realizza inoltre residenze, progetti espositivi e di ricerca, talk e pubblicazioni con particolare attenzione all’ambito tecnologico e alla costruzione di una rete di collaborazioni e di pratiche multidisciplinari.
— Festival Danza Estate è una rassegna dedicata alla danza contemporanea nazionale ed internazionale che si tiene a Bergamo, ormai riconosciuta come uno degli appuntamenti principali dello spettacolo dal vivo. Il Festival, progettato e curato dalla cooperativa C.S.C. ANYMORE, coinvolge luoghi performativi non convenzionali e si propone di diffondere la cultura della danza coinvolgendo in primis la città di Bergamo, ma estendendo la sua azione grazie ad un’importante rete di collaborazioni.
— Il TTB Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche è stato fondato nel 1973 da Renzo Vescovi sul modello del ‘teatro di gruppo’. Il suo lavoro si svolge infatti su un piano di interazione complessiva dei suoi membri secondo il costume delle botteghe d’arte rinascimentali. Fin dalle sue origini ha sede a Bergamo Alta e dal 1996 nel Monastero del Carmine, dove svolge la sua attività sviluppando una ricerca intorno al teatro contemporaneo in spazi aperti, al teatro-danza orientale, alla pedagogia ed alla drammaturgia dell’attore e dedicando una costante attenzione alla trasmissione del suo sapere alle nuove generazioni.
— Nature, Art & Habitat Residency (NAHR) è un programma internazionale multidisciplinare di residenza estiva in Val Taleggio, aperto ad artisti, ricercatori e scienziati riuniti per lavorare a progetti di studio e confronto con le risorse ecologiche, le pratiche socio-culturali e l’ambiente costruito della Valle. Sostenuto da una forte sensibilità per la natura quale fonte di ispirazione e misura delle risorse disponibili, NAHR si propone di analizzare i profondi legami tra gli organismi viventi per uno sviluppo più resiliente in cui uomo e natura convivono in reciproco supporto.
Opening: 2 luglio 2017 – ore 18.30
orari: 15:00 – 18:00
c/o Giacomo, Via G. Quarenghi 33, Bergamo
Per info Accademia di belle arti G. Quarenghi:
+39 035 399563
segreteria@accademiabellearti.bg.it
www.accademiabellearti.bg.it
Per info Squareworld:
info@squareworld.net
www.squareworld.net
L’Accademia di belle arti G. Carrara è lieta di presentare Substructure, il quarto dei cinque progetti selezionati tramite bando rivolto a studenti e diplomati dell’Accademia che verranno ospitati negli spazi di Giacomo nel corso del 2017.
Squareworld è un network di giovani artisti tra i 18 e 35 anni che operano nelle arti visive e performative. Dal 5 giugno gli artisti di Squareworld si sono stabiliti all’interno degli spazi di Giacomo siti in via Quarenghi 33, adibendoli a laboratorio/studio per gli artisti del network. Lo spazio è stato organizzato secondo sia le esigenze del singolo che del gruppo, con postazioni individuali e una zona comune di condivisione, permettendo la convivenza di idee e pratiche differenti.
L’interesse del progetto è rivolto allo spazio pubblico (urbano) e alle strutture che lo caratterizzano. Durante il periodo della residenza queste dinamiche sono state affrontate con modalità e pratiche differenti, momenti di lavoro individuali e occasioni di condivisione anche con artisti esterni al network.
ll laboratorio si conclude domenica 2 luglio con l’inaugurazione di Substructure, mostra che apre alla città gli spazi del laboratorio sito in via Quarenghi 33 e restituisce alla città gli esiti del progetto. In occasione dell’inaugurazione lo spazio urbano ospiterà gli interventi di due artisti del network: all’incrocio Largo Medaglie d’Oro sarà esposta la video-installazione Artist’s eyes di Mattia Cesaria a partire dalle 18:30; nella Piazza Cavour Anna Banfi creerà la video proiezione Real light a partire dalle 21:00.
Espongono: Anna Banfi, Luca Brama, Simona Carrello, Mattia Cesaria, Matteo Concilio, Giulia Davl, Giulia De Martiis, Paolo Gamba, Nicola Ghiradelli, Tecalign Gatti, Jan Hartungen, Federico Orlando, Francesco Penci, Carlo Persico, Marco Pigoli, Caterina Pogna, Francesca Germana Romano, Pietro Vitali.
Lunedì – venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
INGRESSO LIBERO
Banca Popolare di Bergamo, Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo
ART UP 07/17 – RINO CARRARA
a cura di Enrico De Pascale
Rino Carrara, Mosso in blu e nero n. 291
1988 – trapunto filo di cotone blu e nero, tela blu mossa – cm 100 x 100
Bergamo, collezione Banca Popolare di Bergamo
L’opera è emblematica della fase più apprezzata e nota dell’artista, che ha inizio nella seconda metà degli anni Sessanta dopo la stagione informale. Influenzata dalle ricerche spazialiste, la svolta di Carrara porta a una considerazione del quadro come luogo di accadimenti minimali e antinarrativi in cui i fili suggeriscono al tempo stesso tensioni dinamiche e orientamenti strutturali. La reiterazione dei fili-segni secondo diramati percorsi che si incrociano nello spazio configura una trama di qualità musicale, animando la superficie nel duplice senso della melodia (orizzontale) e dell’armonia (verticale). Al tempo stesso l’opera realizza l’obiettivo di sussumere nel linguaggio “colto” dell’arte visuale una tecnica antica e sapiente quale quella sartoriale.
Rino Carrara (Bergamo 1921-2010)
Dal 1947 Rino Carrara è a Milano dove frequenta Fontana, Castellani, Manzoni. Partecipa a numerose mostre collettive e tiene personali alla Galleria Totti di Milano (1957) e alla Pater (1958 e 1959) presentate da Emilio Tadini e Franco Russoli. Nel 1959 partecipa all’ultima edizione del Premio Bergamo
e negli anni seguenti alla XXI Biennale Nazionale di Milano e al Premio Michetti. Negli anni
Sessanta abbandona l’informale per sperimentare nuove pratiche operative che valorizzano la manualità artigianale; inizia a produrre grandi tele monocrome intessute con fili di cotone e seta. Nel 1998 una sua antologica è allestita alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo a cura di Vittorio Fagone. Nel 2001 è stato insignito del Premio Ulisse dalla Provincia di Bergamo.
Foro Palatino
Via di San Gregorio n. 30 – Roma
Per info:
collezione@altartecontemporanea.it
+39 334 9233010
a cura di Alberto Fiz e Tullio Leggeri
L’arte contemporanea torna a confrontarsi con l’archeologia nella mostra Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino curata da Alberto Fiz, che presenta 100 opere -dal 28 giugno al 29 ottobre 2017- tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di artisti provenienti da 25 diverse nazioni.
Accanto a maestri riconosciuti come Marina Abramović, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp, Gilbert & George, Joseph Kosuth, Barbara Kruger, Richard Long, Allan McCollum, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, Mario Schifano, Mauro Staccioli, sono proposti i lavori realizzati da alcuni tra i più significativi esponenti delle ultime generazioni quali Mario Airò, Maurizio Cattelan, Anya Gallaccio, Cai Guo-Qiang, Claudia Losi, Paul McCarthy, Sisley Xhafa, Vedovamazzei e Luca Vitone. Non manca, poi, una serie di lavori realizzata da designer e architetti quali Ugo La Pietra, Gianni Pettena e Denis Santachiara.
All’interno dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, con le terrazze e le Arcate Severiane, la mostra articola le sue tematiche essenziali: le Installazioni architettoniche in situ, efficace accostamento tra archeologia e arte contemporanea; le Mani, disegnate, fotografate, dipinte, scolpite, simbolo comunicativo e forza creatrice; i Ritratti, traccia identitaria per eccellenza e genere artistico dove gli antichi romani hanno primeggiato.
Architettura, identità, comunicazione, creazione sono temi che la contemporaneità interpreta spesso con disinvolta ironia, in maniera destabilizzante, rifiutando ogni dogma: a confronto con le maestose architetture dei palazzi imperiali del Palatino, questi materiali ci interrogano sul senso del tempo e della permanenza. Sono interventi, molti dei quali creati appositamente per questo progetto al Palatino, che non vogliono essere rassicuranti ma, senza chiedere permesso, i segni del presente suggeriscono differenti percorsi di comprensione dell’antico.
I lavori provengono dal museo ALT creato dall’architetto Tullio Leggeri, tra i maggiori collezionisti italiani che, fin dagli anni ’60, ha caratterizzato il suo rapporto con gli artisti sviluppando i loro progetti e suggerendo soluzioni tecniche e creative. Tra le monumentali rovine, viene esposta una significativa selezione delle oltre 1000 opere che costituiscono la sua raccolta.
Dopo Post Classici (2013) e Par Tibi, Roma, Nihil (2016), anche Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino è promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma – Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ed Electa, questa volta assieme all’Associazione ALT – Arte Lavoro Territorio.
L’ideazione è di Francesco Prosperetti e Alberto Fiz.
Oltre a essere la guida della mostra, il catalogo edito da Electa affronta la relazione tra antico e contemporaneo e vuole essere un invito a riflettere sulla memoria, il significato delle rovine e le visioni della modernità. Insieme al saggio introduttivo di Alberto Fiz, sono pubblicati interviste e interventi di Marcello Barbanera, Alessandro D’Alessio, Ugo La Pietra, Tullio Leggeri, Gianni Pettena, Francesco Prosperetti e Luca Vitone. Le opere in situ sono accompagnate da esaurienti schede critiche e da un ampio apparato fotografico.
Mercoledì 14 giugno 2017, h 18.00
c/o Accademia di belle arti G. Carrara,
P.zza Giacomo Carrara 82/d, Bergamo
Apertura: 15 – 16 giugno 2017 dalle 10.00 alle 17.00
Venerdì 16 giugno 2017, h 18.00
c/o Giacomo, via Quarenghi 33 e 44 c/d, Bergamo
c/o QUARENGHI50, via Quarenghi 50, Bergamo
Apertura: 17 – 24 giugno 2017 dalle 16.00 alle 17.00 (domenica chiuso)
L’Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo apre le sue porte alla città presentando al pubblico i lavori realizzati dagli studenti dei corsi di Pittura e di Nuove Tecnologie per l’arte durante l’anno accademico 2016/2017.
La mostra si conferma un’occasione di collegamento tra la città e l’arte contemporanea, una possibilità per gli studenti di porre i propri lavori in comunicazione con il pubblico, creando un fondamentale confronto costruttivo. Per offrire maggiori possibilità di dialogo, quest’anno la mostra è diffusa su più location e l’opening è organizzato su due giornate.
Mercoledì 14 giugno alle 18.00 inaugura la mostra nella sede storica dell’Accademia di belle arti G. Carrara in cui si potranno osservare i lavori dei corsi di Anatomia (docente Giovanni De Lazzari), Applicazioni digitali per le arti visive (docente Agustin Sanchez), Linguaggi e tecniche dell’Audiovisivo (docente Alessandro Mancassola), Metodologia progettuale della comunicazione visiva (docente Filippo Emiliani), Pittura (docenti Salvatore Falci e Liliana Moro), Sistemi interattivi (docente Ennio Bertrand), Tecniche dell’incisione – Grafica d’arte (docente Cinzia Benigni).
Venerdì 16 giugno alle 18.00 inaugurano la mostre dei corsi di Fotografia presso Giacomo via Quarenghi 48 c/d (docenti Luca Andreoni e Roberto Marossi) e del corso di Pittura presso la galleria QUARENGHI50 in via Quarenghi 50 (docente Ettore Favini).
Negli spazi di Giacomo al civico 33 di via Quarenghi verrà presentato in occasione dell’inaugurazione il video realizzato dal corso di Linguaggi e tecniche dell’Audiovisivo (docente Sara Rossi).
Donizetti Night
notte del 17 giugno – dalle 24:00 alle 9:00
Biglietti: 38€
disponibilità: 200 posti a sdraiare
esclusivamente su www.invisible-show.tumblr.com
A cura di: Invisible°Show
In collaborazione con: CTRL magazine e Fondazione Donizetti
Un concerto per pubblico dormiente allestito nella platea senza poltrone del Teatro Donizetti.
Nell’ambito della Donizetti Night 2017, Invisible°Show in collaborazione con CTRL magazine organizza La notte del campanello, sleep concert ispirato a “Il campanello di notte”, farsa del 1836 di Gaetano Donizetti.
200 ascoltatori saranno accompagnati nelle diverse fasi del sonno dalla musica di 8 artisti di diversa estrazione che spazieranno dalla lirica all’elettronica, tutti protagonisti del primo sleep concert in un teatro lirico d’Europa.
Biglietti esclusivamente su www.invisible-show.tumblr.com – €38
Dopo il successo di M-hotel, sleep concert nel Monastero di Astino in occasione della Donizetti Night 2016, Invisible°Show entra nel teatro dedicato al compositore bergamasco, traendo ispirazione e suggestione da “Il campanello di notte”, farsa donizettiana del 1836.
Con questa performance senza dubbio inusuale e aperta verso le forme più attuali della musica contemporanea, la Fondazione Donizetti e Invisible°Show salutano il Teatro Donizetti prima della chiusura per lavori di restauro.
La notte del Campanello costituisce il primo caso di pernottamento del pubblico in un teatro storico italiano e soprattutto il primo progetto di sleep concert in un teatro lirico o sala da concerto europeo, anticipando di un mese un evento analogo nella sala grande della celebre Concertgebouw di Amsterdam, che avrà per unico interprete il compositore Max Richter.
Il pubblico di ascoltatori-dormienti, coricati nella platea dove nei secoli è risuonata la musica dei grandi compositori da Mozart a Donizetti, Bellini e Verdi, verrà accompagnato nelle diverse fasi del sonno dalle sonorizzazioni appositamente preparate per La notte del campanello da 8 musicisti invitati espressamente per questa occasione: il percussionista Lino Capra Vaccina, figura mitica del minimalismo italiano (membro degli Aktuala e co-autore di Battiato); il compositore Sandro Mussida dialogherà musicalmente con la cantante lirica italo-australiana Olivia Salvadori ed il duo Quasi una fantasia, formato dal compositore belga Pierre-Jean Vranken e dalla cantante austriaca Christina Van Peteghem. La chitarrista Alessandra Novaga e la violoncellista svedese Helena Espvall toccheranno le corde delle diverse fasi del sonno. Le sonorità underground del Nord America, con la producer elettronica di origini sud-asiatiche Beast Nest, il musicista industrial di origini russe Sergey Yashenko e la turntablist peruviana Maria Chavez, completeranno il paesaggio sonoro curato da Invisible°Show che presenta molti artisti al debutto concertistico in Italia. Il risveglio sarà invece sonorizzato con una selezione musicale curata da Andrea “Onga” Ongarato, fondatore dell’etichetta di musica sperimentale Boring Machines.
Gli artisti si disporranno circolarmente lungo il perimetro della platea per ricercare in una occasione così inusuale la massima condivisione tra musicisti e ascoltatori, tra musica e sonno. Anche sotto l’aspetto tecnico si andrà a ribaltare la normale dinamica monodirezionale del suono in teatro. Si costruirà infatti una filodiffusione circolare, un suono in surround che avvolgerà il sonno pubblico.
L’allestimento scenico della platea sarà reso possibile grazie a Dorelan, main sponsor dell’evento.
L’organizzazione consegnerà al pubblico un kit notte di base.
La musica e il sonno: lo sleep concert
Lo sleep concert è una sonorizzazione live di un ciclo di sonno di un pubblico dormiente.
Questa forma concertistica si basa sulla dissoluzione della veglia come requisito per l’ascolto, sviluppatosi nel corso della modernità. Con spirito contrario lo sleep concert si rivolge all’assonnato, al dormiente e al sognatore, recuperando il rapporto ancestrale tra sonno e musica. La musica dialoga con l’ascoltatore dormiente, suggestionandolo e “attraversando” le diverse fasi del sonno interagendo con le onde celebrali e creando episodi onirici, soprattutto nei momenti di dormiveglia durante i quali i sensi e l’immaginazione sono più ricettivi.
La musica e il sonno, pratiche antiche quanto l’uomo, hanno un rapporto storicamente inestricabile. Con la modernità la musica notturna è andata sempre più allontanandosi dal sonno, visto come il momento del silenzio, negazione di qualsiasi suono. Negli anni ’80 la musica elettronica minimalista scopre di poter dialogare con un nuovo tipo di ascoltatore, il dormiente. Sulla scia dei riti di alcuni popoli primitivi e degli studi sui sogni lucidi, nasce lo sleep concert.
“Il campanello di notte”, Gaetano Donizetti, 1836
Il punto di partenza del progetto è la farsa del 1836 “Il campanello di notte” di Gaetano Donizetti, un inganno alla notte: il giovane Enrico vuole impedire che il matrimonio tra l’amata Serafina e l’anziano farmacista Don Annibale venga consumato. Il mattino successivo alle nozze infatti il vecchio partirà per un mese e il vero amore, forse, potrà trionfare. Sfruttando l’obbligo dei farmacisti a rispondere al campanello, Enrico si presenta durante la notte, domandando ogni volta con un’identità diversa, medicine per malanni inventati. Fino all’alba.
Da questa idea di notte e musica si è sviluppata la creazione di questa inedita performance al Teatro Donizetti prima della sua chiusura.
Invisible°Show
Invisible°Show organizza eventi artistici trasversali nell’area di Bergamo, ospitando musicisti sperimentali di fama internazionale, in spazi di diversa natura e fascino. Dal 2011: 50 performance in case private, chiese, musei, fabbriche, ambienti indefiniti, oltre 70 artisti da 25 nazioni, da 5 continenti. In occasione della Donizetti Night 2016, Invisible°Show ha organizzato il primo sleep concert della storia di Bergamo. M-hotel, ovvero Music Hotel, è stato allestito nel Monastero Vallombrosano di Astino, fondato nel 1200. Attraverso M-Hotel il monastero ha riscoperto il suo millenario ruolo di ostello per viandanti.
Video: https://www.youtube.com/watch?v=XeAjjtzpRos