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    ONGOING PROJECTS
    TB Conversations
    [= TB ===== Conversations ==]
    VAI AL PROGETTO

    A cura di Claudia Santeroni



        [== LINK ==]

    The Blank Conversation è un progetto dedicato ad artisti under 35 e si è articolato su due anni, 2014 e 2015, rispettivamente dedicati ad artisti italiani e stranieri. Il progetto prevede che gli artisti trascorrano una breve residenza a Bergamo, ospiti della Residenza di The Blank.
    Durante il loro soggiorno conoscono le principali realtà culturali del territorio e si interfacciano con lo staff di The Blank.
    La permanenza viene documentata fotograficamente e il materiale raccolto convogliato in una piccola pubblicazione dedicata, bilingue, che racconta dell’esperienza e offre una sintesi della ricerca degli artisti coinvolti.

    TB Educational
    [= TB ===== Educational ==]

    The Blank Educational è un progetto pensato per accompagnare gli studenti della scuola secondaria alla scoperta dell’Arte Contemporanea attraverso workshop di introduzione ai linguaggi del contemporaneo e talk con artisti a scuola, studio visit e visite guidate presso musei, gallerie e spazi espositivi del territorio.

    Dal 2017 il progetto include proposte di visita guidata dinamica accessibili alle persone non udenti.

    Con il contributo di Comune di Bergamo, Fondazione ASM e Fondazione Pio Istituto dei Sordi.
    In partnership con la Provincia Bergamo.

    TB Hospitality
    [= TB = Hospitality ===]
    VAI AL PROGETTO

    In partnership con

    logo_thatscontemporary_magenta1

    Con il contributo di

    cariplo

    Nell’ambito del progetto

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        [== LINK ==]

    The Blank offre a tutti gli appassionati d’arte, creativi e operatori culturali, la possibilità di vivere un soggiorno particolare a Bergamo, con un servizio di ospitalità nella residenza di The Blank, in Via G. Quarenghi 50, a due minuti dalla stazione dei treni e dalla centralissima via XX Settembre.

    The Blank è un’Associazione culturale composta da persone che si occupano di arte contemporanea e, su richiesta, è in grado di mettere a disposizione operatori, curatori e artisti per scoprire la città come mai prima d’ora. Un team specializzato sarà a disposizione per disegnare il miglior percorso in base agli interessi culturali di ognuno.

    The Blank Hospitality è parte del progetto Art in Network, realizzato in partnership con l’associazione That’s Contemporary e sviluppato nell’ambito del progetto fUNDER35 di Fondazione Cariplo.

    Per informazioni
    info@theblankresidency.it

    WHAT'S ON
    HANNE LIPPARD | SYGYZY
    THE BLANK & OSPEDALE PAPA GIOVANNI XXIII
    HANNE LIPPARD | SYGYZY
    Until 16.12.18

    Domenica 16 dicembre, 2018
    h. 18:30
    Chiesa San Giovanni XXIII, Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII
    Piazza Organizzazione Mondiale della Sanità, 1
    Bergamo



        [== LINK ==]

    READING PER LA CHIESA DELL’OSPEDALE DI BERGAMO
    a cura di Claudia Santeroni

    L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo continua ad arricchire la propria proposta culturale ospitando domenica 16 dicembre Hanne Lippard, artista norvegese di base a Berlino, per la terza volta in Italia dopo la partecipazione ai festival The Blank ArtDate (Bergamo) e The First Morning Fest Of Unreasonable Acts (Palazzo Bentivoglio, Bologna).

    In occasione di Syzygy la chiesa San Giovanni XXIII diviene eccezionale complemento dell’opera stessa: una performance attraverso cui l’artista scolpisce lo spazio con il solo ausilio della propria voce e della propria presenza scenica. Organizzata nella seconda domenica dell’Avvento, Syzygy è un regalo alla
    città.

    Hanne Lippard crea una trama sonora grazie ad un sapiente lavoro di combinazione tra significato e significante delle parole. I suoi testi e le poesie fanno uso di un linguaggio quotidiano il cui senso viene modellato attraverso ripetizioni strutturali e sintattiche, allitterazioni e suoni onomatopeici.

    Lungi dall’essere puramente informativi, i brani sono visivi, ritmici e performativi. Con le parole, Hanne Lippard avvolge completamente il pubblico e apre un mondo in cui l’esperienza del linguaggio come pura
    voce viene esplorata, plasmata e ampliata.

    I testi, i toni, gli acuti e i gravi riempiono l’apparente vuoto del silenzio; le parole e il loro suono costruiscono architetture fatte di onde sonore, all’interno delle quali l’ascoltatore è invitato e guidato. Le frasi e le sequenze attivano un meccanismo percettivo che è al contempo consapevole (il significato delle parole) e inconsapevole (il significante); in questo quadro, la voce dell’artista funziona come uno strumento meccanico di narrazione che trasforma citazioni, slogan e messaggi di testo in formule melodiche che permettono una comprensione sensoriale dell’opera, al di là di quella puramente linguistica.

    L’ascolto dell’opera di Hanne Lippard richiede un’attenzione specifica, il campo è libero da distrazioni visive e la mente di ciascun ascoltatore è una tela bianca.
    Proprio per questo, in un luogo come la Chiesa dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII (già sede delle opere di Andrea Mastrovito, Stefano Arienti e Ferrario Fréres), Syzygy trova il suo lo spazio di espressione più consono ed affascinante.

    L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra due eccellenze del territorio come l’Ospedale Papa Giovanni XXIII e The Blank Contemporary Art, è sostenuta da Cropelli S.r.l. si pone come un proficuo connubio tra sanità e arte all’interno di un percorso virtuoso che l’ospedale ha intrapreso da tempo.

    Hanne Lippard reciterà Syzygy in inglese e verrà introdotta dalla curatrice, Claudia Santeroni. Al pubblico verrà fornito un testo con la traduzione in italiano di quanto verrà recitato dall’artista.

    • Hanne Lippard
    Hanne Lippard (Milton Keynes, Inghilterra, 1984; vive e lavora a Berlino) è un’artista norvegese che incentra la sua ricerca sull’uso della voce come pratica artistica. Graphic designer di formazione, da sempre il suo interesse ruota attorno alla potenza delle parole. Qualunque sia il mezzo prescelto, la sua pratica utilizza la voce per trasmettere le discrepanze tra forma e contenuto: pur parlando talvolta di verità scomode o fastidiose, i testi sono letti dalla stessa Lippard con una tono composto, liquido e conciliante. Questo scollamento tra significato e significante, tra le parole e il loro ornamento vocale è ciò che distingue il lavoro dell’artista, che è stato esposto in numerose mostre, personali e collettive.

    • Ospedale Papa Giovanni XXIII
    L’Ospedale Papa Giovanni XXIII è tra i più grandi ospedali italiani e ospita tutte le specialità cliniche: attivo dal dicembre 2012, è un ospedale moderno e ad alto tasso di tecnologia, realizzato per massimizzare il benessere di malati e operatori. Ogni anno sono infatti 1 milione le persone che accedono agli ambulatori per visite ed esami, oltre 100 mila quelle che accedono al Pronto Soccorso, 45 mila quelle che vengono ricoverate, 36 mila quelle che subiscono un intervento chirurgico, più di 4 mila le donne che danno alla luce i loro bambini e oltre 300 i pazienti che ricevono un trapianto. Prestigioso è il patrimonio artistico che l’azienda ospedaliera custodisce, costituito da importanti opere di artisti contemporanei che hanno scelto il Papa Giovanni per esporre i loro lavori: opere che simbolicamente abbracciano le 10 mila persone che ogni giorno transitano per l’Ospedale di Bergamo, compresi i 4 mila operatori che al Papa Giovanni lavorano: medici, infermieri e personale tecnico, che offrono ogni giorno, ogni ora, assistenza globale e polispecialistica di alto livello ad adulti, bambini e anziani affetti da ogni patologia.

    HANNE LIPPARD, SYGYZY
    Domenica 16 dicembre, 2018
    h. 18:30
    Chiesa San Giovanni XXIII, Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII
    Piazza Organizzazione Mondiale della Sanità, 1
    Bergamo

    ART UP 11/18 PONZIANO LOVERINI 
    ART UP – UBI BANCA
    ART UP 11/18 PONZIANO LOVERINI 
    02.11.18 - 30.11.18

    Dal lunedì al venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
    INGRESSO LIBERO
    UBI Banca
    Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo



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    ART UP  Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di UBI Banca 

    ART UP è un’iniziativa culturale con cui UBI Banca intende offrire alla gentile clientela un incontro ravvicinato e “guidato” con le opere della sua collezione d’arte antica e contemporanea. Ogni mese, presso l’ingresso della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8, a Bergamo, una nuova opera d’arte (dipinto, scultura, disegno, fotografia, stampa, video, installazione, ecc.) selezionata tra quelle facenti parte della sua raccolta, viene proposta al pubblico e analizzata tramite una scheda storico-critica illustrata e collezionabile realizzata per l’occasione dallo storico dell’arte Enrico De Pascale, curatore responsabile della collezione. 

    PONZIANO LOVERINI 

    Funerale greco, 1900 ca. olio su tela – cm 71 x 164 

    Collezione UBI Banca, Bergamo

    Il dipinto è un bozzetto di notevoli dimensioni per un’opera mai realizzata e di cui si ignora (se mai vi è stato) il committente. La scena è impostata con notevole abilità registica sulla diagonale che da sinistra (dov’è la figura in abito scuro affranta dal dolore e appoggiata al muro) sale verso l’alto, lungo la monumentale scalinata. Al centro il corpo esanime di una giovane donna dai lunghi capelli sciolti è trasportato sul catafalco funebre da alcune figure con il capo velato.
    Sullo sfondo un lungo corteo di dolenti incede lentamente al chiarore delle torce proveniente da una costruzione simile al Partenone greco. La scena evoca un mondo solenne ed arcaico attingendo a un immaginario di vago sapore simbolista, accentuato dalla pennellata fluida, sintetica e intrisa di luce. 

    Allievo di Enrico Scuri, Ponziano Loverini subentrò a Cesare Tallone nella carica di Direttore della Accademia Carrara (1899) che mantenne per quasi trent’anni, fino al 1926. La sua specialità fu so- prattutto la pittura sacra, testimoniata dal gran numero di pale d’altare e cicli di affreschi realizzati specialmente per le chiese della provincia di Bergamo e di Brescia, oltre che per Pompei. Nel 1887 dipinge la grande tela con Santa Grata (oggi alla Pinacoteca Vaticana), commissionatagli dalla Diocesi di Bergamo per il Giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII. Partecipa a numerose esposizioni nazionali ed estere ottenendo lusinghieri successi. Nel 1913 il Comune di Bergamo gli affida l’incarico di affrescare il Famedio del cimitero cittadino. Molto ricca anche la produzione nel campo della ritrattistica. 

    LORENZO SENNI
    NEWSLETTER NOVEMBRE 2018
    LORENZO SENNI
        [== LINK ==]

    ‘Echoes (Oracle Version)’, by Lorenzo Senni, 2017, Tate Modern, London. Courtesy of Tate Photography

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON LORENZO SENNI

    All my X’s live with hexes.
    This is why I hang
    Myself with jealousy upon a fencepost half mast.
    Fashion: war between
    The guilty and the guilty and the guilty and the guilty
    And the teen.
    Not throwing stones at you anymore.
    Your name’s in lights and I don’t wonder
    Anymore… anymore

    taken from Glassjaw’s song “Tip Your Bartender” (2002)

    EDOARDO CONTE PER MARIO BENEDETTI | “LAVORI IN CORSO”
    QUARENGHICINQUANTA
    EDOARDO CONTE PER MARIO BENEDETTI | “LAVORI IN CORSO”
    23.11.18 - 01.12.18

    INGRESSO LIBERO
    Inaugurazione: sabato 17 novembre 2018 ore 18,30, con la presenza di Mario Benedetti
    dal 23 novembre al 1 dicembre 2108
    orari di apertura: giovedì e venerdì 15,30 – 19,00; sabato 10,30 – 12,30 e 15,30 – 19,00
    Galleria Quarenghicinquanta, via Quarenghi 50 – Bergamo (cortile interno)
    Galleria Accademia Carrara – Giacomo, via Quarenghi 48 (vetrine su strada)



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    Edoardo Conte
    per Mario Benedetti

    “LAVORI IN CORSO”
    Mostra fotografica in Galleria Quarenghicinquanta

    È un’incursione nel retrobottega di un grande artista. Un luogo dove il lavoro dell’artista come quello dell’artigiano spesso è protetto da avvisi che ne vietano l’ingresso ai non addetti ai lavori.
    Quali segreti e quali fatiche vi si nascondono? Edoardo Conte ha indagato quelle di Mario Benedetti per un quarto di secolo registrandone i gesti e la ritualità del fare come naturale conseguenza del suo concepire.
    Ne ottiene un racconto evolutivo sia della sua creatività sia del progresso tecnologico di registrazione dell’immagine, il tutto raccontato senza rigore, da scorrere come le pagine di una rivista.

    Spazi espositivi
    Galleria Quarenghicinquanta, via Quarenghi 50 – Bergamo (cortile interno)
    Galleria Accademia Carrara – Giacomo, via Quarenghi 48 (vetrine su strada)

    INGRESSO LIBERO

    Inaugurazione
    sabato 17 novembre 2018 ore 18,30, con la presenza di Mario Benedetti

    durata esposizione
    dal 23 novembre al 1 dicembre 2108
    orari di apertura
    giovedì e venerdì 15,30 – 19,00; sabato 10,30 – 12,30 e 15,30 – 19,00

    Considerazioni dell’autore
    Non so se essere stati preposti dal destino a creatività compulsiva è stata un’opportunità o una calamità. Ad ogni modo una delle conseguenze piacevolmente autoinflittomi è stata di vivere assediato da una quantità di contenitori di stimoli e idee accatastati in modo più o meno ordinato che si sovrappongono a tutti gli altri ovvero a quelli del mio lavoro “vero”.
    Schizzi, fotografie, ritagli d’articoli, libri, prototipi, simulacri, loghi, meccanica ed elettrotecnica, grafic designer e audio video. Insomma uno spazio ingombro d’intenzioni, di modelli, d’archetipi, di spunti, d’intuizioni, di progetti da realizzare, da lasciare dormienti o da dimenticare.
    E stato tirando uno di quei cassetti che sono emerse le esplorazioni fotografiche scattate sul lavoro di Mario Benedetti. A volte sorpreso a volte indagato nel suo lavoro di retrobottega, scrutato senza un vero motivo se non la viva curiosità di scoprire un’attività affascinante.
    Esse giacevano stratificate l’una sull’altra cronologicamente, testimoniando una storia di oltre un quarto di secolo di esplorazioni e collaborazioni. Visioni sedimentate come ere geologiche che denunciavano anche l’evoluzione della tecnologia nella registrazione delle immagini. Dalle ultime realizzate nei DVD con le clip video, poi i Compact Disc delle fotografie digitali ad alta definizione. Più sotto i floppy disk con le prime immagini digitali. Ancora più sotto delle scatoline arancioni con le diapositive. E ancora cilindri ermetici con negativi a colori lasciati in banda e infine sotto a tutto, gli storici negativi in bianco e nero tagliati diligentemente a sei fotogrammi e infilati nelle lunghe taschine delle pagine di raccoglitori in carta velina. Alcuni anche stampati a contatto per averne dei provini, come si faceva non molto tempo fa, ma ormai già in un’altra epoca.
    Per un architetto fare l’artista e per un artista fare l’architetto è sempre stato per entrambi un desiderio inconfessabile, ma c’è qualcosa di meglio di una semplice invasione i campo: la sinergia. Questa condizione di grazia ottenuta a volte dibattendosi fra economie e committenza, è stata possibile e speriamo che in quei momenti si sia realizzato qualcosa che oltre a valer solo un racconto, ma valga anche per ciò che hanno lasciato.
    Però fossero state anche solo storie, erano “storie” che non meritavano d’essere dimenticate in un cassetto, dovevano essere raccontate. La mia proposta a Dario Guerini e Mario Cresci ha suscitato il loro interesse e hanno reso possibile questa narrazione al pubblico.
    Ciò che è stato selezionato è stato digitalizzato riducendosi a solo una porzione di memoria di una piccola chiave USB di qualche millimetro cubo lasciandomi affascinato e un po’ sgomento. Poi il tutto è finito tramite moderni plotter su fogli di Forex come pagine di una rivista da sfogliare o su gli ormai quotidiani monitor, nella speranza di raccontarvi un po’ di quel fascino del fare.

    Le opere di un artista sono esposte al pubblico nelle gallerie, nei musei, le sue sculture a volte anche nei cortili o nelle piazze, esse appaiono così come l’autore le voleva. Sono opere compiute che comunicano emozioni, messaggi, ironie.
    Ma quanto lavoro maturato, ripreso, sperimentato nascondono fra i loro chiari e scuri, quanto nei solchi della loro plasticità? Noi fruitori curiosi possiamo solo immaginarlo.
    Purtroppo questo lavoro resterà sconosciuto e nel tempo quasi sempre dimenticato a favore del ricercato componimento finito. Eppure è in quel lavoro che l’opera è stata partorita, ha conquistato il suo diritto a esistere, fra intenzioni, scoperte, precisazioni, ripensamenti, riprese, fatiche e rinunce.
    In questa mostra c’è un po’ del lavoro di un artista che ho indagato con interesse per decenni e che ho sentito il desiderio di fermare, testimoniare perché quella manualità rimanga più a lungo nei ricordi. Un lavoro capace di dare “storia e voce” alle carte, ai cementi, alle tele e ai piombi dalla loro presenza silenziosa. Una mostra che racconta alcune brevi storie nel tentativo di far conoscere quanti misteri si nascondono in un atelier d’artista e come agisce un artefice del saper fare. Indurre sensazioni di profumi e odori, rumori e silenzi, come si trasforma la materia e di come prendono forma le immagini.
    L’ordine e il disordine, le materie prime selezionate o gli scarti ancora da riutilizzare, gli attrezzi allineati, i fogli ancora bianchi. E poi pennelli, i colori, le vernici, gli acidi, gl’inchiostri, gli ossidi, i reagenti e ancora mazzuoli, colle, lame, stracci, forbici, lime, bitume, carboncini, seghe, bulini e tarlatane. E inquietanti macchine nere capaci di stritolare immagini.
    Lavoro e ancora lavoro affinché il prodotto finale fuori a lì, esibito al pubblico possa mostrarsi straordinario e brillare d’orgoglio.
    (Edoardo Conte)

    Il viaggio nel cantiere di Benedetti
    (Dario Guerini)

    I “lavori in corso” di Edoardo Conte ci accompagnano in un piacevole viaggio nel tempo, un viaggio iconografico che scandisce la lunga vita artistica di Mario Benedetti. Conte ci regala un diario visivo di pregevole fattura, frutto di una costante consapevole attenzione e stima verso uno dei massimi protagonisti dell’arte contemporanea. Dimostra di conoscere a fondo gli ingredienti dell’opera di Mario Benedetti, come l’instancabile perizia del fare, la costante ricerca di visioni e di nuovi materiali, la poesia con cui veste le sue creazioni. Con il linguaggio fotografico l’autore ci porta sui luoghi di lavoro, quasi dentro le opere in lavorazione, dove le mani ruvide dello scultore e del pittore si muovono alternando leggerezza e intensità così come il suo estro e il suo istinto suggeriscono. Se dobbiamo usare una categoria di oggi, Mario Benedetti è un artista analogico, manuale, che usa mani e cervello come un esperto artigiano della migliore storia. Un maestro nel trasformare e dar corpo a un’ispirazione e a un’idea astratta con una sorprendente abilità e con una capacità di improvvisazione appartenente solo alla storia dei grandi musicisti di jazz.
    Nel racconto per immagini di Conte, la personalità di Benedetti emerge in modo inconfondibile e seducente. Anche Conte è un artista, un fotografo, soprattutto un architetto. Questo suo background lo ha facilitato a osservare per parecchi anni il lavoro di Benedetti, dividendo con lui momenti di riflessione e di progettazione, collaborando in fase di allestimento di opere esposte, apprezzando la sua mai sazia curiosità culturale e lo stile asciutto e diretto della sua personalità. Ne esce un racconto intenso che va oltre la documentazione e ci permette di entrare con naturalezza nel sorprendente complesso universo di un grande artista.
    (Dario Guerini)

    Il backstage dell’artista
    (Cesare Chirici)

    Una delle riflessioni meno consuete ma non prive di rilievo nell’economia della faticosa esperienza operativa del produttore d’arte, ha a che vedere col ruolo che può rivestire oggigiorno una pratica riflessiva ed espositiva orientata non tanto sulla formulazione dell’immagine dei manufatti ma sulla messa a fuoco di percorsi individuali, più o meno anfrattuosi, degli artisti, ove si rivela un’istanza di creatività quale emerge sia dall’impegno personale dell’operatore visivo nelle pieghe più recondite delle sue declinazioni (vedi il caso di Mario Benedetti) che dai contributi più rilevanti di alcune correnti artistiche contemporanee: quelle legate più al processo operativo che alla concretizzazione oggettuale, nonché gravide di senso nella direzione di una messa in mora dell’opera-merce da esporre e consumare alla stregua di un qualsiasi altro prodotto del sistema capitalistico. Tutto ciò in nome di una prospettiva estetica meno vincolata alle regole vigenti nel settore delle arti visive, che tendono ad accorciare il percorso che conduce all’opera compiuta mostrandosi meno aperte a eventuali ulteriori possibilità.
    Non si tratta soltanto di realizzare opere d’arte utili al sistema per continuare ad affermare se stesso in un’orgia di autoreferenzialità e in nome della realizzazione di beni rifugio, si tratta di conservare la relazione con un’esperienza che ha i suoi profondi legami con la storia e col passato, e si caratterizza per un’urgenza interiore nella quale l‘aspetto elaborativo, e la dimensione artigianale che l’anima sono legati a una pratica ancestrale caratterizzata da una finalità il cui senso è custodito all’interno della pratica stessa(la finalità senza fine di kantiana memoria o il fare che inventa il proprio modo di fare secondo il filosofo Luigi Pareyson). Una pratica, insomma, che trova la sua ragion d’essere in qualcosa che viene da lontano (Mario Benedetti lo dimostra ad abundantiam soprattutto nella cadenza e nel ritmo quasi rituale delle sue procedure, che l’esposizione in oggetto evidenzia nelle varie angolazioni) e si eccepisce a suo modo dalla diffusa logica destinale che compete oggigiorno alle opere d’arte, qualora queste ultime assecondino non di rado gli escamotages che il sistema vigente escogita per perpetuarsi.

    Profilo di Mario Benedetti

    è nato a Terni nel 1938. Compie gli studi a Milano. E’ presente con la sua attività espositiva in gallerie e musei, in Italia e all’estero, in particolare in Danimarca, Germania, Spagna, Brasile e Messico. Tra le mostre personali: Galleria Martano, Torino, Galleria Lorenzelli, Bergamo, Galleria Milano, Milano, MARGS, Museu de Arte do Rio Grande do Sul, (Porto Alegre), MASP Museu de Arte Assis Chateaubriand, (São Paulo) e MAM Museu de Arte Moderna, (Rio de Janeiro), GAMEC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, Fondazione Mudima, Milano, Museo Nacional de la Estampa a Città del Messico, MART, Museo delle Albere, Trento, Museo Civico Ala Ponzone, Cremona, GLUO, Galerija likovnih umjetnosti Osjek, Croazia….
    Nel campo della calcografia Benedetti ha realizzato opere di grande formato nei laboratori di Niels Borgh Jensen a Copenaghen e di Grafica Uno di Giorgio Upiglio a Milano e di Stamperia d’Arte Albicocco, Udine..
    Ha inoltre realizzato opere applicate all’architettura, eseguite con vari materiali, come cemento, ceramica, piombo, ferro, terra cotta, bronzo e vetro.
    Attualmente vive e lavora a Bergamo e Milano dove è stato titolare della cattedra di Tecniche dell’incisione all’Accademia di Belle Arti di Brera.

    Quarenghicinquanta è uno spazio dedicato alla fotografia che si pone come punto di riferimento per mostre temporanee, eventi ed incontri con autori e operatori del mondo dell’immagine.
    Un luogo espositivo per proporre firme autorevoli della fotografia italiana ed internazionale, ma anche un laboratorio dove si incontrano e si confrontano esperienze, si valorizzano autori giovani o inediti, si sviluppano idee e si lanciano progetti individuali e collettivi con l’intento di promuovere una fotografia di ricerca libera e innovativa e non più solo storicizzata. Quarenghicinquanta è anche un incrocio tra fotografia e altri linguaggi come la letteratura, la poesia, l’architettura, la pittura, il design e la musica. Perché la sinergia tra espressioni artistiche differenti è arte all’ennesima potenza.

    EVENTI
    GAMEC – GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
    EVENTI
    01.11.18 - 30.11.18
        [== LINK ==]

    VISITA “LE VERITÀ NASCOSTE DELL’ARTE”
    (BLACK HOLE. ARTE E MATERICITÀ TRA INFORME E INVISIBILE + LE STORIE DI BOTTICELLI)

    Giovedì 1 novembre, ore 10:00
    Costo: € 28,00 (ingresso alle due mostre + visita guidata)
    Percorso a numero chiuso (min. 12 – max. 25 persone)
    Durata: 120 min.
    Appuntamento presso la biglietteria della GAMeC

    Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie) a tutti gli appuntamenti:
    visiteguidate@gamec.it
    Tel. 035 235345

    VISITA A BLACK HOLE. ARTE E MATERICITÀ TRA INFORME E INVISIBILE

    Domenica 18 novembre, ore 15:30
    Costo: € 12,00 (ingresso + visita guidata)
    Percorso a numero chiuso (min. 12 – max. 25 persone)
    Durata: 75 min.

    Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie) a tutti gli appuntamenti:
    visiteguidate@gamec.it
    Tel. 035 235345

    LABORATORI PER BAMBINI
    Dai 5 agli 11 anni

    Domenica 11 novembre, ore 15:30

    Costo del laboratorio: € 6,00
    Ingresso gratuito alla mostra
    Durata del laboratorio: 120 min.

    Il percorso è a numero chiuso e verrà attivato con un minimo di 15 iscritti.

    Per informazioni e prenotazioni:
    visiteguidate@gamec.it
    tel: 035 270272

    SFOGHI
    Laboratori per adulti
    A cura di Clara Luiselli

    Proseguono gli appuntamenti con i laboratori esperienziali che permetteranno ai partecipanti di analizzare da vicino la ricerca sul tema della materia intrapresa da alcuni degli autori della mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, e di cogliere il significato profondo dei lavori presentati.

    Giovedì 8 novembre 17:00 alle 19:00 | ANSELM KIEFER
    Giovedì 15 novembre 17:00 alle 19:00 | JEAN DUBUFFET
    Giovedì 22 novembre 17:00 alle 19:00 | HANS JOSEPHSOHN

    Costo di ciascun laboratorio: 12,00 €.
    Il pagamento del biglietto (8,00 € salvo riduzioni o gratuità) è previsto solo per la prima partecipazione; gli ingressi successivi saranno gratuiti per coloro che prenderanno parte a più appuntamenti.

    Per iscrizioni e informazioni:
    servizieducativi@gamec.it
    Tel. 035 270272

    PUBLIC PROGRAM
    Prosegue la programmazione di Public Program, la piattaforma di incontri aperti al pubblico nata dalla collaborazione tra GAMeC e Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo, che per questo ciclo vede la partecipazione di BergamoScienza e Lab80 e verte sui temi della materia e del rapporto tra arti visive e scienza.
    Incontri d’eccezione con importanti personalità del panorama scientifico e artistico accompagneranno il pubblico alla scoperta dei temi indagati dagli autori presenti in mostra, da Auguste Rodin ad Alberto Giacometti, da Jean Dubuffet ad Anish Kapoor.

    Mercoledì 7 novembre, ore 18:00
    Incontro con Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand
    Artisti
    Sede: GAMeC, Spazio ParolaImmagine

    Venerdì 9 novembre, ore 10:30
    Incontro con Luca Pozzi
    Artista
    Sede: Accademia di Belle Arti G. Carrara

    Martedì 27 novembre, ore 21:00
    Proiezione del film “Il senso della bellezza”
    Sede: Auditorium di Piazza Libertà

    gamec.it

    MOSTRE
    GAMEC – GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
    MOSTRE
    04.10.18 - 06.01.19
        [== LINK ==]

    In corso alla GAMeC, fino al 6 gennaio, la grande mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, a cura di Sara Fumagalli e Lorenzo Giusti, che presenta un dialogo inedito tra materia, arte e scienza.

    Sviluppata con la consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e con la partecipazione di BergamoScienza, l’esposizione è il primo appuntamento di un ciclo triennale dedicato alla materia e annovera opere di grande prestigio provenienti da istituzioni internazionali, centri di ricerca scientifica, collezioni pubbliche e private, gallerie, fondazioni e archivi d’artista.

    Oltre 80 lavori si snodano lungo le tre le sezioni che compongono il percorso espositivo: la prima, Informe, presenta capolavori di Jean Fautrier, Lucio Fontana, Piero Manzoni e Antoni Tàpies posti in dialogo con le Combustioni e i Cretti di Alberto Burri, le statue “colanti” di Cameron Jamie e le astrazioni screpolate di Ryan Sullivan, per citarne alcuni.
    Uomo-Materia mette invece a confronto opere contraddistinte da una forte componente materica e dalla presenza dell’elemento antropomorfo, tra cui le sculture di Auguste Rodin e Medardo Rosso; le teste monolitiche di Hans Josephsohn e le figure “intrappolate” di Alberto Giacometti; i dipinti di Karel Appel e Asger Jorn, caratterizzati da colori brillanti, violente pennellate e figure umane distorte.
    Infine, Invisibile accoglie lavori che guardano agli aspetti più nascosti della materia: dalle Tessiturologie di Dubuffet alle composizioni degli artisti del Movimento Arte Nucleare – Enrico Baj, Sergio Dangelo e Joe Colombo – che rielaborano le suggestioni provocate dall’esplosione della bomba atomica, fino alle ricerche di Jol Thomson, Hicham Berrada e Thomas Ruff, in cui la nozione classica di “materia” abbraccia il concetto di energia. La mostra si chiude con una suggestiva installazione ambientale di Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, che riproduce l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale.

    gamec.it

    DOPOLALODE
    ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. CARRARA
    DOPOLALODE
    11.12.18 - 22.12.18

    GIACOMO – Via G. Quarenghi, 48 c/d – Bergamo
    Inaugurazione: lunedì 10 dicembre ore 18.00
    Apertura: 11 dicembre – 22 dicembre 2018
    Da giovedì a sabato 17:00-19:00



        [== LINK ==]

    Mostra dei progetti di tesi degli studenti diplomati:
    Pietro Abati, Jennifer Facoetti, Giada Fornoni, Lorenzo Lunghi, Francesca Melone, Daria Romanenko, Sara Soranto.

    Inaugurazione: lunedì 10 dicembre 2018 – ore 18.00
    Apertura: 11 dicembre – 22 dicembre 2018
    Da giovedì a sabato 17:00-19:00
    c/o Giacomo, Via G. Quarenghi, 48 c/d, Bergamo

    L’Accademia di belle arti G. Carrara è lieta di presentare la terza edizione di DOPOLALODE, mostra in cui trovano spazio i più meritevoli lavori di tesi discussi nelle ultime sessioni di laurea dell’Accademia.
    Per un giovane artista l’uscita dall’Accademia è uno snodo importante, un punto di passaggio decisivo, a volte critico, per capire quale direzione dare al proprio percorso. La prova finale di laurea è per questo il risultato di un’attenta e scrupolosa sperimentazione, carica di aspettative, desideri ed energie.
    DOPOLALODE nasce dal desiderio di dare valore e visibilità ai percorsi di ricerca degli studenti più meritevoli, offrendo un’occasione di verifica della qualità del loro lavoro e di dialogo con la città nei nuovi spazi di Giacomo.
    La mostra nasce con l’intento di diventare un appuntamento a cadenza annuale. Gli artisti partecipanti sono stati selezionati dalle rispettive commissioni di laurea, che hanno assegnato, oltre alla votazione finale, anche il riconoscimento della ‘dignità di esposizione’.
    In mostra troverà spazio la più ampia gamma di proposte artistiche, tra cui video, fotografie e installazioni.
    DOPOLALODE apre ufficialmente il programma espositivo di Giacomo per l’anno accademico 2018/19, che ospiterà proposte di studenti e diplomati oltre che progetti ed eventi organizzati dall’Accademia.

    GIACOMO – Via G. Quarenghi, 48 c/d – Bergamo
    Inaugurazione: lunedì 10 dicembre ore 18.00
    Apertura: 11 dicembre – 22 dicembre 2018
    Da giovedì a sabato 17:00-19:00

    Informazioni: tel. 035 399563 – segreteria@accademiabellearti.bg.it – www.accademiabellearti.bg.it

    Con il contributo di AP design

    GROUP SHOW – COPPER, MARBLE, COTTON
    THOMAS BRAMBILLA
    GROUP SHOW – COPPER, MARBLE, COTTON
    20.10.18 - 01.12.18

    20/10/2018 – 01/12/2018
    Inaugurazione: sabato 20 Ottobre 2018, ore 14:30
    Orari di apertura: Mar – Sab, ore 14:00-19:00 



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    La Galleria Thomas Brambilla è orgogliosa di presentare la mostra collettiva “Copper Marble Cotton”, composta dai lavori di tre artisti-colleghi americani: Lynda Benglis, David Novros e Joe Zucker.
    La mostra esamina la scelta da parte di ciascuno dei suddetti artisti di specifici materiali tradizionali, sia per le loro associazioni culturali che per le peculiari proprietà formali, esplicitandone la ritrovata centralità nel sistema dell’arte contemporanea.

    A partire dagli anni Sessanta la critica rivalutò l’importanza dell’elemento materico nella pratica artistica, ponendo l’attenzione sul legame fra materia e contenuto a dispetto della semplice forma. Negli anni Settanta, al contrario, si assistette ad un sempre più maggiore interesse verso i testi scritti ed i documenti pittorici come primari mezzi di espressione artistica, mentre dagli anni Ottanta gli artisti tornarono ad un rinnovato equilibrio fra materia e forma. Dagli anni Novanta, tuttavia, le possibilità offerte dalla tecnologia digitale portarono ad una riduzione esponenziale dell’utilizzo di materiali tradizionali a favore delle nuove tecniche espressive mediali. Al giorno d’oggi, tuttavia, la tendenza sembra essere ulteriormente cambiata e la critica stessa sta sempre più rivalutando il lavoro della generazione di artisti, come Benglis, Novros e Zucker, i quali superarono il periodo minimalista tramite l’utilizzo di formati non convenzionali e il superamento dei limiti delle tecniche creative tradizionali. Gli artisti invitati a partecipare alla mostra, “Copper, Marble, Cotton”, si sono così concentrati sul dar risalto alle caratteristiche ed al potere evocativo di materiali tradizionali, come per l’appunto esplicita il titolo: marmo, rame e cotone.

    Lynda Benglis per la mostra presenterà in anteprima alcune delle sue nuove sculture marmoree, proseguendo la sperimentazione di questo emblematico materiale attraverso lo sviluppo di nuove ed enigmatiche forme che richiamano i panneggi dell’antiche statue greche e le maestose fontane barocche. La nuova serie dell’artista è composta da sculture colorate in cui le venature e le brillanti sfumature amplificano le capacità materiche e divengono segni biografici e simbolici. In questi nuovi lavori Benglis è riuscita ancora una volta a dar risalto alla matericità delle opere, le quali sono come dei “corpi” fisici, catturati in un preciso gesto e momento, metaforicamente definito dall’artista “the frozen gesture”.

    David Novros, per la collettiva, espone invece un lavoro storico in rame facente parte dell’iconica serie dei Coppers ideata nel corso degli anni Ottanta durante il soggiorno nel deserto del New Mexico. In quel particolare momento storico, lo studio di Novros è focalizzato sull’arte dei nativi americani e l’arte tardo-medievale, nelle quali ricercava forme e tipologie primarie peculiari al fine di poterne assimilare il fascino per forme, rilievi, pitture smaltate, materiali e colori pregiati, come l’oro e il rame. Per modificare e plasmare le grandi lastre ramate Novros si avvalse dell’utilizzo dell’esplosivo; accennò delle linee grafiche sulla superfice a cui attaccò le lunghe micce dell’esplosivo, in modo che nel momento della detonazione il risultato sarebbe stata un’esplosione controllata di forme e rigonfiamenti. Successivamente, Novros saldò alle lastre di rame, grandi pentole in rame, utilizzate da minatori e cercatori d’oro delle miniere del New Mexico, ed infine dipinse le “tele” con colori smaltati e brillanti.

    Joe Zucker, uno degli artisti americani più innovativi, ha da sempre sperimentato le svariate capacità materiche del cotone, divenendo difatti la sua tecnica distintiva, tanto da influenzarne anche l’immaginario, come per la serie sulle piantagioni di cotone. Il cotone viene intinto in pigmenti colorati e colle sintetiche per poi essere incollato a forma di batuffolo sulla tela, quasi a ricordare i famosi mosaici ravennati. Le superfici dei lavori di Zucker sono altamente strutturate, trasformando radicalmente la superficie della tela ed eliminandone la piattezza. Per questa nuova serie di lavori presente in mostra, Zucker si è ispirato alla nature morte di Giorgio Morandi; ritroviamo qui dipinte composizioni di bottiglie, senza troppi dettagli o colori ma che nonostante ciò, paiono rivivere sulla tela. Come per Morandi, ciò a cui Zucker è interessato è l’indagine formale e la ricerca di una visione classica della forma.

    Lynda Benglis (1941, Lake Charles) divenne celebre negli anni ‘60 grazie alle sue stravaganti sculture colate in lattice e schiuma, creando una rottura con la tendenza dominante e maschilista del secolo, il Minimalismo. Benglis vive e lavora fra New York, Santa Fe e Ahmedabad, in India. I lavori dell’artista si trovano fra le più importanti collezioni pubbliche tra cui : Guggenheim Museum; Los Angeles County Museum of Art; Museum of Modern Art, New York; La National Gallery of Victoria, Melbourne, Australia; San Francisco Museum of Modern Art; Walker Art Center, Minneapolis e il Whitney Museum of American Art, New York. Recentemente il lavoro di Lynda Benglis è stato soggetto di una retrospettiva internazionale, tenutasi fra i più importanti musei del mondo: The Irish Museum of Modern Art, Dublin; The Van Abbemuseum, Eindhoven; Le Consortium, Dijon; Museum of Art, Rhode Island School of Design, Providence; New Museum, New York; Museum of Contemporary Art, Los Angeles.

    David Novros (1941, Los Angeles) è stato uno dei membri fondatori dell’vive e lavora a New York. Ha esposto nei più importanti musei ed istituzioni, incluso: Whitney Museum a New York (1970), Albright Knox Museum a New York (1970), Solomon R. Guggenheim Museum a New York (1971), MoMA a New York (1972), Documenta 5, Kassel (1972), Dallas Museum of Fine Art a Dallas (2001), MoMA PS1 (2009), Wiesbaden Museum (1991, 2013) e diversi altri. Le opere di Novros sono conservate in diverse collezioni pubbliche, fra le quali, ad esempio: Metropolitan Museum di New York, Judd Foundation di New York, Menil Collection a Houston, Musem of Modern Art a New York, Whitney Museum di New York, al Museum Wiesbaden in Germania ed al Dallas Museum of Modern Art.

    Joe Zucker (b. 1941, Chicago) nel corso della sua carriera ha esposto assieme ad artisti come Agnes Martin and Brice Marden presso la rinomata Bykert Gallery di NY e ha lavorato per molto tempo con la gallerista Holly Solomon.
    I lavori di Zucker fanno parte delle collezioni permanenti di alcuni dei più importanti musei e istituzioni, come: Museum of Modern Art a New York, National Gallery of Victoria a Melbourne, New Museum a New York, New York Philadelphia Museum of Art in Philadelphia, Tel Aviv Museum in Israele, The Whitney Museum of American Art a New York, Brooklyn Museum a Brooklyn, Metropolitan Museum of Art a New York.

    EVENTI
    GAMEC – GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
    EVENTI
    04.10.18 - 20.10.18
        [== LINK ==]

    4 ottobre, ore 17:00 

    KIDS PREVIEW! 

    Per festeggiare l’opening della mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, i Servizi Educativi organizzano un’esclusiva anteprima per i visitatori più piccoli.

    Prima dell’apertura ufficiale, è in programma un itinerario in mostra, cui seguirà un laboratorio “diffuso” tra le sale e i nuovi spazi dei servizi educativi.

    Il percorso gratuito è dedicato a un gruppo di bambini dai 5 agli 11 anni.

    Iniziativa a numero chiuso.

    Prenotazione obbligatoria: servizieducativi@gamec.it

    5 ottobre, ore 17:00 – 19:00

    8 ottobre, ore 17:00 – 19:00 

    PREVIEW PER I DOCENTI 

    Con l’apertura della mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, i Servizi Educativi della Galleria offrono ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado l’occasione di scoprire gratuitamente i capolavori esposti e le proposte dedicate ai loro studenti.

    Scuole dell’infanzia e Primaria:

    venerdì 5 ottobre, dalle ore 17:00 alle ore 19:00

    Scuole Secondarie:

    lunedì 8 ottobre, dalle ore 17:00 alle ore 19:00 

    Iniziativa a numero chiuso.

    Prenotazione obbligatoria: servizieducativi@gamec.it

    13 ottobre

    GIORNATA DEL CONTEMPORANEO

    Anche quest’anno la GAMeC aderisce alla Giornata del Contemporaneo, il grande evento annuale promosso da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani dedicato all’arte del nostro tempo e al suo pubblico.

    Quest’anno, la mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile sarà aperta gratuitamente dalle 10:00 alle 18:00.

    In occasione dell’evento, il museo sarà una delle sedi di una mostra personale di Marcello Maloberti – artista che ha firmato l’immagine guida di questa edizione – diffusa su tutto il territorio nazionale: i musei AMACI ospiteranno infatti simultaneamente e per un giorno una selezione di opere dell’artista, permettendo al pubblico di conoscere e approfondire la sua produzione performativa.

    13, 14, 20 ottobre, ore 15:00

    Ciclo di conferenze di Amedeo Balbi, Gian Francesco Giudice e Giulio Peruzzi 

    Nell’ambito della mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, la Galleria e BergamoScienza promuovono una serie di conferenze parte del programma della sedicesima edizione del festival e del nuovo ciclo di Public Program, la piattaforma di incontri aperti al pubblico nata dalla collaborazione con l’Accademia di Belle Arti G. Carrara, che quest’anno vede inoltre la collaborazione di Lab80.

    Per l’occasione, incontri d’eccezione con importanti personalità del panorama scientifico vi accompagneranno alla scoperta di altrettanti temi – Cosmologia, Buchi Neri e Massa – ravvisabili anche nelle ricerche di alcuni degli artisti presenti in mostra, da Auguste Rodin ad Alberto Giacometti, da Jean Dubuffet ad Anish Kapoor.

    Sabato 13 ottobre, ore 15:00

    I LIMITI DELLA COSMOLOGIA

    Relatore: Amedeo Balbi 

    Astrofisico; professore associato all’Università di Roma Tor Vergata

    Cosa possiamo davvero sapere sull’universo se esistono limiti fondamentali alla nostra comprensione, come l’esistenza di orizzonti, il fatto che occupiamo un posto specifico nello spazio e nel tempo, la presenza di componenti oscure e l’assenza di un quadro fisico affidabile per interpretare il comportamento dell’universo primordiale. Riusciremo ad aggirare questi limiti?

    Domenica 14 ottobre, ore 15:00

    LO STRANO MONDO DEI BUCHI NERI

    Relatore: Gian Francesco Giudice 

    Direttore del Dipartimento di Fisica Teorica del CERN di Ginevra

    I buchi neri sono tra i più semplici e allo stesso tempo più misteriosi corpi celesti che conosciamo. Le loro bizzarre proprietà hanno stimolato racconti e film di fantascienza, mentre il loro studio ha svelato enigmi e paradossi che potrebbero rivelarci nuovi indizi sulle leggi fondamentali dell’universo. Ma il meglio deve ancora arrivare: grazie alle recenti osservazioni delle onde gravitazionali si sono aperti nuovi orizzonti nell’esplorazione di questi mostri del cielo.

    Sabato 20 ottobre, ore 15:00

    LA NATURA DELLA MASSA. STORIA DI UN CONCETTO SCIENTIFICO

    Relatore: Giulio Peruzzi

    Professore associato di Storia della Fisica all’Università di Padova

    Con la nascita della Scienza Nova, tra il XVI e il XVII secolo, si avvia il superamento delle concezioni metafisiche della massa e l’uomo inizia a definire in modo più operativo e scientifico la natura della materia che lo circonda. Partendo dai contributi di Galileo fino alle moderne teorie del Novecento, prima fra tutte la Teoria della Relatività di Einstein, esploreremo la storia di uno dei concetti scientifici più complessi.

    GAMeC, Spazio ParolaImmagine

    Ingresso libero, posti limitati

    Prenotazione obbligatoria sul sito bergamoscienza.it 

    MANUELE CERUTTI
    NEWSLETTER OTTOBRE 2018
    MANUELE CERUTTI
        [== LINK ==]

    Motus naturalis, 2017-2018, olio su lino, 240 x 325 cm, courtesy l’artista e Guido Costa Projects, Torino

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON MANUELE CERUTTI

    “Giovanni Giudici, La vita in versi”

    Metti in versi la vita, trascrivi
    fedelmente, senza tacere
    particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

    Ma non dimenticare che vedere non è
    sapere, né potere, bensì ridicolo
    un altro voler essere che te.

    Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
    complicità di visceri, saettano occhiate
    d’accordi. E gli astanti s’affacciano

    al limbo delle intermedie balaustre:
    applaudono, compiangono entrambi i sensi
    del sublime – l’infame, l’illustre.

    Inoltre metti in versi che morire
    è possibile a tutti più che nascere
    e in ogni caso l’essere è più del dire.

    Collezione Lo Specchio, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1965, p. 170-171

    ©THE BLANK 2018
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