[ Black and White Rule ] video
[= TB BOARD | INTERVISTA ALL’ARTISTA =]
Maya Zack
Black and White Rule
HD video, 17:45 min
2011
Courtesy l’artista e
Galleria Marie-Laure Fleisch, Bruxelles
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON MAYA ZACK
Il video Black and White Rule dell’artista Maya Zack è la seconda parte della sua Memory-Trilogy. Ha a che vedere con il tentativo dell’uomo di imporre ordine e forma alla realtà attraverso procedure di addestramento e disciplina.
Su una scacchiera di grandi dimensioni due barboncini si sottomettono agli ordini del loro addestratore mentre, attraverso l’uso di una camera oscura, le loro azioni vengono monitorate e registrate da un’impiegata nel suo ufficio situato accanto alla scacchiera. Ad un certo punto la routine ordinaria viene interrotta…
Black and White Rule è un’esperienza visiva e un omaggio all’arte del disegno.
Dafna Maimon
Frame e dialogo da “Indigestibles: And Then There’s Today / Can Us Hear Us”
Video in 4K e installazione immersiva
2020
Courtesy l’artista
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON DAFNA MAIMON
Il protagonista sta guardando un report ininterrotto sulla morte dell’ultimo orangotango. È anche arrabbiata per essersi dovuta alzare due volte dal divano per rispondere al telefono, entrambe le volte a sua madre che chiamava per sbaglio. Il suo frigorifero è pieno di carni lavorate che divora tutto il giorno senza pausa, mentre il suo intestino invia rutti S.O.S. contenenti i seguenti messaggi urgenti:
noi non ci capiamo? ci capiamo?
possiamo sentirci?
uh, noi.. diciamoci.. che, noi come noi..
ciao? ciao. ciao?
possiamo fermarci?
Marcello Maloberti
SE PERDO ME TROVO TE /
IF I LOSE ME I FIND YOU
Martellate, 2020
courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON MARCELLO MALOBERTI
IL MIO LAVORO NASCE DA UNO SPAVENTO
THE BLANK KITCHEN
IRENE FENARA
TÈ E BISCOTTI
Venerdì 24 gennaio 2020, ore 9:30-12
Studio di Irene Fenara
Fondazione Collegio Artistico Venturoli
via Centotrecento 4, Bologna
Venerdì 24 gennaio, The Blank propone The Blank Kitchen | Irene Fenara – Tè e biscotti, appuntamento culinario organizzato in occasione della Bologna Art Week presso lo studio di Irene Fenara a Bologna dalle 9:30 alle 12:00.
The Blank Kitchen nasce con il desiderio di far entrare alcuni dei più interessanti artisti del panorama internazionale in relazione con gli appassionati d’arte e i curiosi attraverso uno strumento trasversale e conviviale come quello del cibo e della cucina.
Nata a Bologna nel 1990, Irene Fenara è un’artista italiana che lavora soprattutto con la video installazione e la sperimentazione fotografica, incentrata sull’interazione con le fotocamere di sorveglianza. La sua ricerca indaga il concetto di tempo e memoria, lavorando con immagini che ribaltano i punti di vista e generano situazioni di disorientamento spaziale, “con un occhio rivolto alle tecnologie e l’altro al cielo”.
Christine Sun Kim
Three variations of “See Zero”
2018
Carboncino e pastello ad olio su carta
125×125 cm ciascuno
Photo credit: 2019 White Space Beijing and Yang Wei
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON CHRISTINE SUN KIM
Dal momento che la Lingua dei Segni Americana (ASL) non ha una componente scritta come la maggioranza delle altre lingue, usiamo le parole inglesi come prestiti (ciò che è generalmente noto come “inglese segnato”) per esprimere alcuni concetti visivi segnati come messaggi scritti via email o sui socia media.
“Vedere Zero” potrebbe voler dire tre cose: “Non vedo niente”, “non riesco a vedere nulla”, e “non c’è niente da vedere”.
Adelaide Cioni
Pink Punk Piece
2018
Stoffa, costumi per Pink Punk Performance
Courtesy l’artista e P420, Bologna
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON ADELAIDE CIONI
Per travestirmi da nuda
ho dovuto vestirmi prima di tutto,
domandarmi cos’è che copro quando mi infilo pantaloni e maglietta.
Poi spogliarmi una volta,
ripensare al rosa della pelle
come a una cosa finta
una convenzione, un luogo comune
che può essere vero o falso, non importa.
Mi sono chiesta cos’è davvero il rosa.
Ho pensato prima di tutto è l’essere esposti.
Forse sconci, sicuramente vulnerabili.
Però che colore gioioso, che mare di benessere.
Essere nella pelle. Allora forse è il sesso la vergogna.
È il rosso è il nero. Quelli sì sono colori violenti.
Lì si combatte davvero. Si soffre. Si è feroci.
Subito dopo la timidezza.
Siamo tutti nudi sotto i vestiti.
A volte anche sopra.
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON GIULIO ALVIGINI
Sembra quasi scontato – oggi – aspettarsi da me un meme, una battuta tagliente o una barzelletta: essere considerato un “buffone di corte” dal sistema dell’arte nostrano è sempre stata la mia più grande aspirazione.
Non è la critica ad interessarmi – non saprei praticarla! –, è più che altro amore incondizionato per il fenomeno che osservo, la visualizzazione della bellezza collaterale del mercato, dei rituali e del gossip di questa cornice sociale.
Se l’arte ha a che fare con le ossessioni, io ho fatto delle isterie e delle contraddizioni che caratterizzano il mondo dell’arte la mia ossessione.
W IL SISTEMA DELL’ARTE (ITALIANO)!
Eva and Franco Mattes
Personal Photographs, September 2009
2019
Cable tray, ethernet cables, digital images, Raspberry Pi single-board computers, micro SD cards, USB flash drives, custom software
Dimensions variable
Exhibition view, Team Gallery
Photo credits: Jeff McLane
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON EVA E FRANCO MATTES
#!/bin/sh
echo “Beginning photo sync…”
#if [ “$(hostname)”==”rpa.local” ]; then
#echo “$(hostname -s)”
if [ “$(hostname -s)” = “rpa” ]; then
recipient_host=”rpb.local”
#recipient_host=”10.0.0.49″ #rpb
#recipient_host=”rpb”
echo “Sending photos to “$recipient_host”…”
else
recipient_host=”rpa.local”
#recipient_host=”10.0.0.1″ #rpa
#recipient_host=”rpa”
echo “Sending photos to “$recipient_host”…”
fi
usb_drive_name=”$(ls /media/pi/ | head -n 1)”
#usb_drive_name_escaped=”(command printf ‘%q’ $usb_drive_name)”
#usb_drive_name_escaped=${$usb_drive_name// /\ }
#usb_drive_name_escaped=${usb_drive_name// /_}
echo “Using USB drive:” $usb_drive_name
sender_path=/media/pi/$usb_drive_name/sending
recipient_path=/media/pi/$usb_drive_name/receiving
echo “Sending files in:” $sender_path
echo “Sending files to:” $recipient_host:$recipient_path
rsync –progress -a –recursive –ignore-times $sender_path/. pi@$recipient_host:$recipient_path
echo “Fin.”
Genesis Belanger
coins for the ferryman
2019
Porcellana e grès
Dimensioni variabili
Courtesy l’artista e Francois Ghebaly Gallery,
Los Angeles CA
Photo credits: Pauline Shapiro
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON GENESIS BELANGER
Sembra esistere un abisso per quanto poco comprendiamo ciò che motiva le nostre azioni. Originariamente, ero affascinata da questa inconsapevolezza e da come era – all’incirca – utilizzata come arma contro di noi dall’industria pubblicitaria. Più recentemente ho notato come questa disconnessione interiore ci colpisca in un contesto più intimo: nel modo in cui manifestiamo dolore per una perdita. La perdita è una parte inevitabile della vita, eppure siamo così ossessionati dal vivere che non abbiamo molto supporto culturale nell’affrontarla. Questo disincentiva una comprensione presente di come siamo influenzati dal nostro dolore. Piangiamo molte cose – in primis una morte – ma la gravità di una perdita estrema non annulla il dolore delle perdite minori. Tutti piangiamo le assenze, grandi e piccole. È tempo di trasformare tutti questi sentimenti disordinati in consapevolezza.
Studio di Alejandra Hernández, Bogotà, 2019
in secondo piano
Alejandra Hernández, Andrea & Santiago, 2019
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON ALEJANDRA HERNÁNDEZ
Ciò che intendo fare sono fondamentalmente ritratti del nostro tempo, di diversi modi di vivere, più che un dipinto finale lo vedo come un documento di persone che stanno camminando su questa terra e che a volte ho il piacere di incontrare e tradurre detto incontro in una tela. Più che un dipinto lo vedo come un costrutto sociale, in cui entrambe le parti sono in costante dialogo e tutti i nostri problemi possono essere ignorati per poche ore mentre condividiamo l’esperienza e concretamente lo trasformiamo in un dipinto.