Mariella Bettineschi. Un arcipelago mobile
Opening: 13 settembre 2014 ore 11
Nellimya: light art exhibition
Piazza Riforma 9
Lugano
Mariella Bettineschi
Opening: 16 ottobre 2014 ore 18
The Piper Gallery
18 Hertford Street
London
cover:
Mariella Bettineschi
La teoria delle sfere, 2003
ART UP Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di Banca Popolare di Bergamo
a cura di Enrico De Pascale
ART UP n. 9
15 settembre- 2 ottobre 2014
9-2014
Robert Barry
Almost Personal
2005 – Ø cm 115 – specchio con parole sabbiate – Collezione Banca Popolare di Bergamo Il radicalismo delle ricerche concettuali di Barry si è spinto sino a immaginare opere che non avessero un corpo fisico ma che prendessero “forma” nella mente e nell’immaginazione dell’osservatore. Molti dei suoi progetti indagano infatti la questione di “cosa” sia e “dove” sia effettivamente l’opera d’arte. Le sue opere verbali, composte da frasi o singole parole -di cui Almost personal è una testimonianza significativa- hanno l’obiettivo di innescare in chi guarda un processo intellettivo e conoscitivo. Quanto rielaborato dalle nostre capacità riflessive sotto lo stimolo delle parole dell’artista costituisce infatti parte integrante dell’opera, che si configura così come opera “aperta”, in continuo e incessante rinnovamento. Uno degli episodi più rappresentativi della carriera di Barry risale al 1969 quando, per una mostra personale alla galleria Art Project di Amsterdam, si limitò ad affiggere sulla porta l’avviso: “L’esposizione rimarrà chiusa per tutta la durata della mostra”, con la galleria effettivamente chiusa.
Nelle sue installazioni l’accento è posto sulla “spazializzazione” delle parole e sulla relazione tra parola e spazio. Ogni parola è scelta in base alle situazioni e ai luoghi per cui l’opera è concepita. Recentemente l’artista è intervento sui muri degli uffici della BSI di Lugano, applicando parole di grande formato e fortemente evocative composte di lettere specchianti. In tale occasione Barry ha dichiarato: “Spero che le parole possano conferire un significato nuovo e dinamico all’ambiente. Desidero che comunichino o si rivolgano all’osservatore in tutte le loro possibili accezioni”.
Robert Barry (New York 1936)
Nel 1967 l’artista abbandona definitivamente la pittura e inzia a sperimentare materiali non convenzionali e quasi impercettibili, quali fili di nylon intrecciati, onde radio inudibili dall’uomo, raggi radioattivi (Radiation Pieces), gas dissolti nell’aria dello spazio espositivo (Inert Gas Series) puntando alla smaterializzazione dell’opera d’arte, della sua oggettualità. Dal 1968 realizza le prime opere il cui materiale è costituito dal linguaggio – parole, frasi, espressioni verbali-, affermandosi come uno dei più originali esponenti del concettualismo internazionale accanto a Joseph Kosuth, Lawrence Weiner, Art & Language. In occasione di una collettiva alla Kunsthalle di Düsseldorf (Prospect 69) il suo intervento si è limitato all’intervista pubblicata in catalogo. Nelle sue intenzioni l’opera consisteva tanto nell’intervista quanto nei pensieri che essa avrebbe suscitato nei lettori. Ha partecipato, tra l’altro, alle mostre Documenta V a Kassel (1972), 1965-1986: Reconsidering the Object of Art, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles (1986); The artists of the Castelli Gallery 1957-97. Forty years of explorations & innovations, Leo Castelli Gallery, New York (1998); Less Is More, Pictures, Objects, Concepts From The Collection and Archive of Herman and Nicole Daled, Haus der Kunst, Munchen, 2010.
IL PROGETTO ART UP
Banca Popolare di Bergamo promuove il progetto ART UP, un’iniziativa culturale finalizzata alla conoscenza del proprio patrimonio artistico. Ogni mese, un’opera d’arte diversa facente parte della collezione della Banca, verrà esposta al pubblico nell’atrio della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8, tutti i giorni, negli orari di apertura. Non una semplice presentazione ma un vero e proprio “invito” alla lettura e alla fruizione tramite
schede storico-critiche illustrate e collezionabili realizzate per l’occasione dallo storico dell’arte Enrico De Pascale, Curatore responsabile della collezione. Con il progetto ART UP vengono così rese visibili opere d’arte antica e contemporanea normalmente “inaccessibili” perché ubicate negli uffici, nelle filiali, nei caveaux della Banca.
La collezione d’arte della Banca Popolare di Bergamo, che assomma diverse centinaia di opere di età compresa tra il XIV e il XXI secolo (dipinti, sculture, disegni, fotografie, stampe, ecc.), si è formata nel corso di quasi centocinquant’anni intrecciando le proprie vicende con quelle della Banca stessa, fondata nel lontano 1869. Una raccolta ampia e variegata capace di coniugare l’attenzione per la produzione artistica locale e nazionale –
da Baschenis a Fra’ Galgario, da Piccio a Manzù, da Ghirri a Boetti – con l’interesse per le proposte più sperimentali della scena internazionale: da Kapoor a Buren, da Armleder a Gillick, da Halley a Yan Pei Ming. Una varietà di opzioni linguistiche ed espressive che è frutto di precise scelte collezionistiche orientate a rappresentare al meglio il complesso e articolato panorama della cultura artistica passata e contemporanea.
Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di Banca Popolare di Bergamo
a cura di Enrico De Pascale
Banca Popolare di Bergamo – Piazza Vittorio Veneto 8 – Bergamo
Orari da lunedì a venerdì: 8:20/13:20 – 14:40/16:10
INGRESSO LIBERO
99 PAROLE CON MARIELLA BETTINESCHI
MARIELLA BETTINESCHI, L’ERA SUCCESSIVA, 2010, STAMPA DIRETTA SU PLEXIGLASS, SPECCHIO
L’era successiva è il titolo di un gruppo di opere che nascono nel 2008 e sulle quali sto ancora lavorando. Il pensiero che conduce questo lavoro fa riferimento alla grave crisi economica che ha sconvolto tutti i parametri. Immagino che ci sarà un’era successiva nella quale molte cose saranno cambiate. Rappresento questa immaginazione con paesaggi abitati da presenze misteriose, apparizioni gassose, segni lasciati da passaggi sconosciuti. Accanto a questi paesaggi,pongo figure femminili, dallo sguardo raddoppiato, capaci di estrema attenzione. Riprendo così un’antica mitologia, risalente a 7.000 anni fa: nel bacino del Mediterraneo, divinità femminili, con quattro occhi, erano poste a proteggere i quattro punti cardinali della Terra. In questo modo si chiude il cerchio: dopo 7.000 anni, ancora una volta, è necessario affidare alle donne il compito di proteggere la Terra”.
Mariella Bettineschi
Presentazione del catalogo della mostra ‘Parmiggiani a San Lupo’
Fondazione Adriano Bernareggi – sala ipogea
Lunedì 15 settembre ore 18.00
Intervengono Fanco Fanelli, giornalista e Eric De Chassey, direttore Accademia di Francia a Roma
modera l’incontro don Giuliano Zanchi
Nel suggestivo scenario dell’ex Oratorio di San Lupo continua fino al 30 settembre 2014 la mostra di Claudio Parmiggiani (Luzzara, 1943), uno dei più noti artisti italiani.
La mostra prosegue l’intensa attività espositiva che la Fondazione Bernareggi dedica da anni all’arte contemporanea, promuovendo il talento di giovani artisti bergamaschi, come portando in città la solida esperienza di grandi artisti ormai affermati. E’ il caso di Claudio Parmiggiani, della cui opera si sono occupati i maggiori critici e pensatori contemporanei: Jean Clair, Jean-Luc Nancy, Georges Didi-Huberman. Nella mostra bergamasca di San Lupo, Parmiggiani fa risuonare le corde della sua poetica mediante uno dei più consolidati elementi del suo mondo espressivo. Un carico di antiche campane riempirà lo spazio architettonico dell’ex oratorio, rievocando in questo modo una memoria del sacro costretta a rimanere muta, riportata in vita da oggetti capaci soltanto di generare nostalgia. Come in tutta quanta la sua opera l’artista emiliano lavora sui temi dell’assenza, della memoria, di tutto quello che sembra perduto, ma che continua a sollecitare le attese della nostra anima.
orari mostra:
Dal martedì alla domenica dalle ore 11.00 alle ore 18.00
Proiezione de ‘il pane a Vita’
cineteatro l’isola a Villongo (BG)
19 settembre ore 20.30
Ingresso a pagamento 5 euro
per info: Fondazione Adriano Bernareggi
Info: T. 035 248772
mail: info@fondazionebernareggi.it
www.fondazionebernareggi.it
Nudge, a cura di Paola Silvia Ubiali | 20 settembre – 29 novembre 2014
Con: Affiliati Peducci/Savini, Nicola Bolla, Claudio Destito, Matilde Domestico, Nadir Valente
e per il progetto Underground: Barbara Boiocchi, Simone Brolis, Federica Mutti, Elena Tortia
Inaugurazione: venerdì 19 settembre 2014 dalle 19 alle 23.
L’ironia è un’alterazione, spesso paradossale, che si esprime allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l’apparente dissimulazione della sua vera natura ed è anche la capacità di vedere le cose da un punto di vista opposto rispetto a quello in cui appaiono.
Pensiamo in quanti modi differenti si può declinare questo termine, che spesso viene confuso con il sarcasmo. Sebbene sia il sarcasmo che l’ironia esprimano una critica, essi si distinguono nell’intenzione: nel primo è denigratoria, mentre nel secondo è fondamentalmente giocosa.
La storia dell’umanità è pervasa d’ironia. Non solo essa è presentenea che scorre nella vita dell” nella vita dell’uomo sin dall’antichità, ma tocca in modo talmente trasversale i più svariati campi – dalla filosofia alla storia, dalla poesia alla letteratura, dal teatro al cinema, alla musica – che si potrebbe rileggere la storia dell’umanità proprio seguendo questa linea.
Personaggi indimenticabili, ognuno a suo modo e in diverse discipline, hanno fatto dell’ironia una sottile chiave di lettura del reale. Da Socrate a Dante, da Rabelais a Galileo, da Goldoni a Bergson, da Charlie Chaplin ad Alberto Sordi fino ai Simpson…
E’ proprio Alberto Sordi che con il mitico film “Le vacanze intelligenti” del 1978 ironizzando in modo straordinario e ancora attualissimo sull’arte contemporanea ci traghetta in questa disciplina che, naturalmente, non è mai rimasta immune da uno sguardo ironico. Apelle, Bosch, i Bamboccianti, Bocchi e Albrici, Longhi, Courbet, Ensor, Duchamp, Magritte, Manzoni, Cattelan, sono solo alcuni degli artisti che, usando l’ironia, sono riusciti a mostrarci la vita da un diverso punto di vista, in quegli aspetti che non si manifestano immediatamente ma che conducono verso una riflessione, a volte anche spietata, sulla realtà.
Anche oggi l’ironia interessa molti artisti contemporanei i quali, ognuno nella propria individualità, continuano a sviluppare questa tematica con peculiari e differenti linguaggi. Basti pensare al seppur sporadico fiorire di mostre sull’argomento, da Don’t smile a cura di Christiane Meyer-Stoll, presso il Kunstmuseum di Vaduz in Liechtenstein alla recente Resilienze a cura di Luciana Littizzetto e Caterina Fossati a Palazzo Saluzzo a Torino.
Ma se verso il 1924 André Breton si stupiva della scarsa attenzione dedicata al sogno che tanta parte ha nella vita umana e per tale motivo fondava il Surrealismo, oggi potremmo stupirci del fatto che, data la varietà e la quantità di materiale sull’argomento, non ci sia stato ancora nessuno che in arte si sia esposto a una codificazione di quell’ironia moderna di stampo concettuale che, da Duchamp in poi, potrebbe essere classificata, anch’essa, con un “ismo” e che spesso genera discussioni del tipo “lo sapevo fare anch’io…”.
Il verbo to nudge, tradotto dall’inglese significa “dare un colpetto, una gomitata, ammicare ironicamente” e proprio usando il linguaggio dell’ironia questi artisti affrontano, anche criticamente, la realtà.
Un’operazione concettuale con la quale viene alterato il modo abituale di guardare e pensare le cose. Oggetti e comportamenti che perdono la loro funzione quotidiana perché messi in relazione tra loro in modo da stravolgere l’idea comune a noi nota o che, attraverso uno scarto, uno scostamento, si rivelano differenti da ciò che sembrano a prima vista.
La mostra non ha la pretesa di essere esaustiva sull’argomento, desidera semplicemente illustrare una campionatura di lavori di alcuni artisti contemporanei qui riuniti “per ironia della sorte” e che insieme forniscono indizi su questo aspetto importante, a volte sottovalutato, della vita. Nella prima sala i già affermati Affiliati Peducci/Savini, Nicola Bolla, Claudio Destito, Matilde Domestice e Nadir Valente; nella seconda i giovanissimi emergenti: Barbara Boiocchi, Simone Brolis, Federica Mutti, Elena Tortia con il patrocinio delle rispettive Accademie di Belle Arti di Bergamo e di Torino.
Galleria Marelia arte moderna e contemporanea
via Torretta, 4 | 24125 Bergamo | Italia
www.galleriamarelia.it | info@galleriamarelia.it
infoline + 39 347 820.6829
Apertura:
da lunedì a venerdì, 15.00 – 19.00.
sabato, domenica e altri orari su appuntamento.
Il progetto Underground gode del patrocinio di:
Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo
Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
Forma nello spazio – opere di Franco Dotti
La Fondazione Credito Bergamasco presenta una splendida selezione di opere dell’artista Franco Dotti, impegnato tra Bergamo e Parigi nella seconda metà del Novecento in una costante, infaticabile ricerca sulla forma scultorea e pittorica.
Centro Culturale San Bartolomeo (Bergamo, Largo Belotti 1)
27 settembre – 19 ottobre 2014
Inaugurazione: sabato 27 settembre, ore 18.00, su invito.
Orari:
tutti i giorni – festivi compresi:
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
dalle ore 16.00 alle ore 19.30
Ingresso libero – www.fondazionecreberg.it
Mauro Coglio
Today is a perfect day
oggi è un giorno perfetto
29 Agosto – 4 Ottobre 2014
martedì, mercoledì, giovedì 13-19
venerdì e sabato 10-13 / 15-19
inaugurazione: venerdì 29 Agosto 2014, ore 19
ARS arte + libri
Via Pignolo 116
24121 Bergamo
035247293
ars.libri@teletu.it
ART UP n.8
18 Agosto – 12 Settembre 2014
Massimo Bartolini,
Senza titolo
2001 – cm 70×140 – pennarello su carta – Collezione Banca Popolare di Bergamo
L’opera consiste in un grande foglio bianco di carta che l’artista ha studiatamente piegato in più punti per ottenere linee d’ombra e leggeri rilievi che incrociano obliquamente la superficie. Alcuni alberelli, disegnati con grafia sottile e minuziosa impiegando un normale pennarello nero, punteggiano il foglio suggerendo l’impressione, indubbiamente suggestiva nella sua eleganza e semplicità, di un paesaggio visto dall’alto e coperto da una morbida coltre di neve. Al di là delle apparenze l’opera appare in totale sintonia con le più tipiche creazioni di Bartolini, la cui ricerca è orientata da anni nell’esplorazione della dimensione ambientale e nella messa a punto di tecniche e modalità espressive capaci di disorientare l’osservatore, stimolandolo a un approccio meno convenzionale e più creativo alla realtà che lo circonda. Nella fattispecie il semplice ricorso alla piegatura del foglio e lo sfruttamento delle ombre prodotte dalla carta per finalità rappresentative (e addirittura pittoriche) dimostrano come persino le procedure più elementari possano generare, grazie alla creatività dell’artista, esiti espressivi del tutto sorprendenti.
Massimo Bartolini (Cecina 1962)
Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze si è messo in luce partecipando ad alcune importanti collettive di giovani artisti come Aperto ’95 al Trevi Flash Art Museum, Campo alle Corderie di Venezia (1995) Anni 90 a Milano (1995). La sua ricerca si concentra sulla manipolazione degli spazi della vita quotidiana, dalla casa alla galleria d’arte al museo, con interventi finalizzati a turbare e allarmare la nostra percezione, costringendoci a ripensare i nostri rapporti con l’ambiente in cui viviamo. In un intervento del 1993 a casa di un’amica ha sollevato il pavimento di quasi un metro girando attorno a ogni oggetto della stanza (tavolo, pianoforte, sedie) come se stessero per essere inghiottiti. In altre circostanze ha creato ambienti completamente bianchi e privi di angoli tra le pareti e il soffitto, in altri ancora i lampadari pendevano sino a sfiorare la testa delle persone. Nel 2005 ha tenuto un’antologica del suo lavoro alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Nel 2008 ha preso parte alla collettiva Anche oggi niente. Dialoghi con la città al MAXXI di Roma. Nel 2012 ha esposto a Documenta 13, Kassel, Museum Fridericianum. E’ stato invitato alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 2009 e nel 2013.
IL PROGETTO ART UP
Banca Popolare di Bergamo promuove il progetto ART UP, un’iniziativa culturale finalizzata alla conoscenza del proprio patrimonio artistico. Ogni mese, un’opera d’arte diversa facente parte della collezione della Banca, verrà esposta al pubblico nell’atrio della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8, tutti i giorni, negli orari di apertura. Non una semplice presentazione ma un vero e proprio “invito” alla lettura e alla fruizione tramite schede storico-critiche illustrate e collezionabili realizzate per l’occasione dallo storico dell’arte Enrico De Pascale, Curatore responsabile della collezione. Con il progetto ART UP vengono così rese visibili opere d’arte antica e contemporanea normalmente “inaccessibili” perché ubicate negli uffici, nelle filiali, nei caveaux della Banca.
La collezione d’arte della Banca Popolare di Bergamo, che assomma diverse centinaia di opere di età compresa tra il XIV e il XXI secolo (dipinti, sculture, disegni, fotografie, stampe, ecc.), si è formata nel corso di quasi centocinquant’anni intrecciando le proprie vicende con quelle della Banca stessa, fondata nel lontano 1869. Una raccolta ampia e variegata capace di coniugare l’attenzione per la produzione artistica locale e nazionale – da Baschenis a Fra’ Galgario, da Piccio a Manzù, da Ghirri a Boetti – con l’interesse per le proposte più sperimentali della scena internazionale: da Kapoor a Buren, da Armleder a Gillick, da Halley a Yan Pei Ming.
Una varietà di opzioni linguistiche ed espressive che è frutto di precise scelte collezionistiche orientate a rappresentare al meglio il complesso e articolato panorama della cultura artistica passata e contemporanea.
ART UP. Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di Banca Popolare di Bergamo
a cura di Enrico De Pascale
Banca Popolare di Bergamo – Piazza Vittorio Veneto 8 – Bergamo
Orari da lunedì a venerdì: 8:20/13:20 – 14:40/16:10
INGRESSO LIBERO
Sarà inaugurata sabato 19 luglio, alle ore 16.30 presso la Galleria dell’Accademia Tadini a Lovere la mostra De Carolis interpreta D’Annunzio – Tinulla interpreta D’Annunzio, curata da Valentina Raimondo.
Sarà esposto per la prima volta al pubblico un nucleo di volumi di Gabriele D’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938) acquistati nei primi decenni del Novecento dal direttore Enrico Scalzi per la Biblioteca. Dalla Figlia di Jorio alla Fedra per concludere con i con i Notturni, i testi sono arricchiti dalle illustrazioni eseguite da Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso, 1874 – Roma, 1928), noto artista illustratore a cui si deve il recupero della xilografia come forma d’arte all’inizio del XX secolo, affiancato da Giuseppe Cellini e Duilio Cambellotti.
Le illustrazioni presenti in mostra, per l’esecuzione delle quali De Carolis ha mantenuto un confronto e dialogo costante con D’Annunzio, ci consentono di seguire il percorso stilistico dell’artista marchigiano, dall’esperienza preraffaellita alla scelta del recupero di modelli artistici rinascimentali e, in modo particolare, michelangioleschi.
Grazie alla collaborazione con la Galleria Marelia di Bergamo, i libri saranno inoltre affiancati dalle preziose prove grafiche della giovane artista Arianna Tinulla (Bergamo, 1982) che con la grazia del proprio tratto si inserisce in quel dialogo tra arte e poesia che D’Annunzio e De Carolis avevano intrapreso all’inizio del Novecento. Senza sovrapporsi alle scelte grafiche di De Carolis, Tinulla propone un’interpretazione personale dell’opera e della figura del poeta abruzzese fornendone un ritratto attraverso la rappresentazione degli oggetti e dei luoghi che maggiormente lo caratterizzano.
L’interazione fra le illustrazioni di De Carolis e i disegni della Tinulla mediati dall’ambiente caldo e ricco di cultura della biblioteca ci aiuta a comprendere che il dialogo fra antico e nuovo è ancora possibile.
La mostra sarà visibile da domenica 20 luglio a domenica 28 settembre, negli orari di apertura della Galleria (da martedì a sabato, ore 15.00-19.00; domenica e festivi, ore 10.00-12.00; 15.00-19.00).
La mostra sarà inoltre accompagnata da un ciclo di tre incontri. I primi due, tenuti dalla dott.ssa Raimondo, si svolgeranno presso la Sala degli Affreschi dell’Accademia Tadini (con ingresso da piazza Garibaldi 5) il 18 e il 25 settembre, alle ore 21.00, e avranno come tema l’interazione fra l’arte e il mondo dei libri nei secoli XIX e XX.
L’ultimo incontro si svolgerà il 27 settembre all’interno della Biblioteca dell’Accademia:
Valentina Raimondo e Arianna Tinulla in dialogo accompagneranno alla comprensione della mostra.
Per informazioni:
Accademia Tadini, Piazza Garibaldi, 5
24065 LOVERE (BG)
Tel. 035/962780 349/4118779
www.accademiatadini.it
e.mail: direzione@accademiatadini.it
Per programmare visite guidate:
Tel. 349 4118779
e.mail didattica@accademiatadini.it
ART UP n.7
14 luglio – 14 agosto 2014
Karen Knorr | In search of patrimony
Proseguendo nel suo programma di valorizzazione del proprio patrimonio artistico, UBI – Banca Popolare di Bergamo, con la collaborazione del curatore della raccolta, lo storico dell’arte Enrico De Pascale, espone a partire dal 14 luglio, nella nicchia della Sede di Bergamo, un lavoro fotografico dell’artista tedesca Karen Knorr (Francoforte 1954). L’opera è parte di un ciclo assai noto in cui protagonista è il dialogo muto tra natura e cultura, interpretato da animali ritratti all’interno di famosi musei. Le sue fotografie, di straordinaria eleganza formale, in bilico tra surrealismo e iperrealismo, rivelano un approccio insieme critico e ludico alla società contemporanea.
La fotografia, parte del ciclo Visitors (1998-2002), mostra l’interno insolitamente deserto (benchè in pieno giorno) del celebre Museo d’Orsay a Parigi, tempio dell’arte francese del XIX secolo. Il fascino magnetico dell’immagine ha origine dal contrasto tra l’atmosfera incantata del luogo, costellato di sculture dei maggiori maestri dell’Ottocento (nell’allestimento dell’architetto italiano Gae Aulenti), e alcune scimmie, che con nostra sorpresa osserviamo passeggiare in primo piano. Lo choc percettivo nasce dall’inatteso accostamento tra lo spazio estetizzante del museo e la condizione di “naturalità” degli animali, tra l’artificiale immobilità delle rappresentazioni artistiche e la vitalità istintiva dei primati. Implicitamente Knorr tematizza il confronto tra la teoria evoluzionistica di Charles Darwin e il processo di selezione e gerarchizzazione delle opere svolto dagli storici dell’arte e dai curatori dei musei. Secondo l’artista infatti ogni museo, in quanto allestito con particolari criteri e determinate opere, è specchio di un’idea della cultura e del Bello che riflette a sua volta l’ideologia della classe dominante. Da un lato Knorr smaschera la finta neutralità del museo, tradizionalmente considerato “al di sopra” della storia, dall’altro ne valorizza il ruolo culturale tramite il ricorso alla scrittura (il titolo o la didascalia della fotografia) che è parte integrante dell’opera. Immagine e testo si supportano vicendevolmente: la prima colpisce l’osservatore con la sua immediatezza, il secondo lo induce a rallentare il tempo della percezione e a riflettere su ciò che vede.
Karen Knorr (Francoforte 1954)
Affermatasi a livello internazionale con la serie Gentlemen (1983), un lavoro sui club maschili inglesi, indaga da anni con un approccio insieme critico e ludico sui codici e i comportamenti della borghesia, sugli hobbies dell’aristocrazia, sul rapporto tra patrimonio artistico e società, sulle relazioni tra natura e cultura (Connoisseurs,1986, Muses and Avatars, 2009). Nel panorama della fotografia contemporanea le sue opere si distinguono per lo stile iperrealista derivante dalla maniacale accuratezza dei dettagli, dalla precisione della messa a fuoco e dal rigore formale delle inquadrature. La lucidità della sua visione è tale che assai spesso si ha l’impressione di trovarsi non davanti ad una fotografia ma a
uno specchio. Le sue impeccabili immagini comunicano un senso di glaciale immobilità, come se si fosse davanti a un “tableau vivant”. Ha esposto il suo lavoro in molti musei del mondo, tra cui la Tate Britain, la Tate Modern, l’Art Institute di Chicago. Vive a Londra e insegna Fotografia all’University College of Creative Arts di Farnham.
IL PROGETTO ART UP
Banca Popolare di Bergamo promuove il progetto ART UP, un’iniziativa culturale finalizzata alla conoscenza del proprio patrimonio artistico. Ogni mese, un’opera d’arte diversa facente parte della collezione della Banca, verrà esposta al pubblico nell’atrio della Sede Centrale di Piazza Vittorio Veneto 8, tutti i giorni, negli orari di apertura. Non una
semplice presentazione ma un vero e proprio “invito” alla lettura e alla fruizione tramite schede storico-critiche illustrate e collezionabili realizzate per l’occasione dallo storico dell’arte Enrico De Pascale, Curatore responsabile della collezione. Con il progetto ART UP vengono così rese visibili opere d’arte antica e contemporanea normalmente “inaccessibili” perché ubicate negli uffici, nelle filiali, nei caveaux della Banca.
La collezione d’arte della Banca Popolare di Bergamo, che assomma diverse centinaia di opere di età compresa tra il XIV e il XXI secolo (dipinti, sculture, disegni, fotografie, stampe, ecc.), si è formata nel corso di quasi centocinquant’anni intrecciando le proprie vicende con quelle della Banca stessa, fondata nel lontano 1869. Una raccolta ampia e
variegata capace di coniugare l’attenzione per la produzione artistica locale e nazionale – da Baschenis a Fra’ Galgario, da Piccio a Manzù, da Ghirri a Boetti – con l’interesse per le proposte più sperimentali della scena internazionale: da Kapoor a Buren, da Armleder a Gillick, da Halley a Yan Pei Ming.
Una varietà di opzioni linguistiche ed espressive che è frutto di precise scelte collezionistiche orientate a rappresentare al meglio il complesso e articolato panorama della cultura artistica passata e contemporanea.
Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di Banca Popolare di Bergamo
a cura di Enrico De Pascale
Banca Popolare di Bergamo – Piazza Vittorio Veneto 8 – Bergamo
Orari da lunedì a venerdì: 8:20/13:20 – 14:40/16:10
INGRESSO LIBERO