Mamma con Bambino
mostra diffusa
dal 1-10 al 15-10
nelle principali vie di Bergamo
inaugurazione: martedì 2 ottobre ore 11.30 Palazzo Frizzoni
Mamma con Bambino
mostra diffusa
dal 1-10 al 15-10
nelle principali vie di Bergamo
inaugurazione: martedì 2 ottobre ore 11.30 Palazzo Frizzoni
Perchè ammirare una mamma che allatta in un quadro ci emoziona e vederla dal vivo invece ci stupisce o addirittura ci infastidisce?
Nasce così “Mamma con bambino 2018”, il progetto artistico di Maria Zanchi, che si pone l’obiettivo di ricomporre gli sguardi accoglienti e quelli criticanti attraverso una mostra fotografica “on the road” di cui è autrice che si svolgerà a Bergamo dal 1 al 15 ottobre 2018 in concomitanza della Settimana per l’Allattamento Materno (SAM).
“Da artista e fotografa sono sempre stata abituata ad osservare il mondo e le persone attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica, Quando sono diventata mamma, mi sono trovata ad essere oggetto di sguardi mentre allattavo in luoghi pubblici.
Sono sguardi che pesano a tutte le mamme.
Per lo stato italiano l’allattamento è un diritto delle madri e dei loro bambini che viene tutelato dalle leggi: dunque, qualsiasi comportamento che sia offensivo e discriminatorio nei
confronti di una madre che allatta è illegittimo. La cronaca, invece, ci riferisce di numerosi casi di discriminazione e di violazione delle leggi.
Sono tantissime le mamme che sono state cacciate da locali, negozi o luoghi pubblici, perché stavano allattando il proprio bambino.
In Italia i dati riguardanti i disagi dell’allattamento in pubblico, raccolti attraverso un questionario su territorio nazionale, rivelano che:
– il 31% delle donne ha vissuto atti discriminatori durante l’allattamento in luoghi pubblici;
– I centri commerciali, i ristoranti, i giardini, gli ambienti medico-sanitario sono i luoghi dove si registrano maggiori discriminazioni;
– le città con la più alta incidenza di discriminazioni sono: Roma, Torino, Verona, Treviso.
Come mai se l’Italia è la patria dell’iconografia della Madonna con Bambino? È nata in me l’esigenza di lavorare su quel guardare per ri-attualizzare un’icona, la Madonna che allatta, ai nostri giorni per ri-educare ad una visione che fa parte dei nostri archetipi visivi.
Il progetto “Mamma con bambino 2018” gode del patrocinio della Regione Lombardia, Ospedale di Bergamo ASST papa Giovanni XXIII, Ordine della Professione di Ostetrica Interprovinciale di Bergamo, Cremona, Lodi, Milano, Monza e Brianza; del contributo di Ser.eN.A., cooperativa sociale, e Nepios Onlus, Associazione a tutela dell’infanzia e Lions International; della partecipazione di partner tecnici e sponsor.
www.mammaconbambino.it
info@mammaconbambino.it
Treviglio, 30 settembre 2018 comunicato stampa
Sabato 29 settembre 2018, presso la Sala Crociera del Museo Civico Ernesto e Teresa Della Torre, durante l’inaugurazione della quinta edizione del Premio d’arte “Città di Treviglio” e Concorso Giovani Talenti, sono stati assegnati i premi a tre degli artisti under 35 partecipanti al concorso.
I vincitori del Concorso Giovani Talenti 2018 sono Vera Portatadino (Varese, 1984), che riceve dal Comune di Treviglio un premio di 3.000 euro e una personale che verrà allestita nel 2019 presso la Sala Crociera del Museo Civico e Andrea Bocca (Crema, 1996), cui vengono riconosciuti un premio di 2.000 euro reso disponibile da Sanpaolo Invest e una personale che verrà allestita nel 2019 presso lo Spazio Sanpaolo Invest a Treviglio. La giuria ha poi ritenuto meritevole di una segnalazione Jacopo Martinotti (Milano, 1995), al quale il Comune di Treviglio offre la possibilità di allestire una personale in Artdate 2019.
La riflessione proposta ai partecipanti di questa edizione era “Colore semprevivo”. Come nelle precedenti edizioni, l’iniziativa si articola in due mostre: il Premio d’arte “Città di Treviglio”, su invito, e il Concorso Giovani Talenti, riservato agli under 35, su selezione.
Gli altri artisti selezionati quest’anno sono: Federico Arani (Roma, 1995), Francesco De Bernardi (Vimercate, 1995), Giovanni Maria De Cataldo (Roma, 1990), Gabriele Dini (Viareggio, 1985), Irene Fenara (Bologna, 1990), Antonio Fiorentino (Barletta, 1987), Alessandro Fogo (Thiene, 1992), Andrea Magnani (Faenza, 1983), Simone Monsi (Fiorenzuola d’Arda, 1988).
La giuria era composta da Sara Fontana, critico e storico dell’arte, curatore del Premio; Diego Bergamaschi, collezionista; Ettore Favini, artista; Sara Fumagalli, curatore della GAMeC di Bergamo; Angiola Scandella Del Monte, collezionista; Federica Schiavo, gallerista; Juri Imeri, Sindaco del Comune di Treviglio; Giuseppe Pezzoni, Assessore alla Cultura del Comune di Treviglio; Elisabetta Ciciliot, Direttore del Museo Civico “Ernesto e Teresa Della Torre” di Treviglio.
I dieci artisti invitati in questa quinta edizione del Premio sono invece Alberto Garutti (Galbiate, 1948), Kikki Ghezzi (Milano, 1967), Piero Gilardi (Torino, 1942), Margherita Leoni (Bergamo, 1974), Paola Mattioli (Milano, 1948), Maria Morganti (Milano, 1965), Michelangelo Penso (Venezia, 1964), Aldo Spinelli (Milano, 1948), Jorrit Tornquist (Graz, 1938), Patrick Tuttofuoco (Milano, 1974).
I premi e le motivazioni
Vince un premio di 3.000 euro offerto dal Comune di Treviglio e una personale che verrà allestita nel 2019 presso la Sala Crociera del Museo Civico:
Vera Portatadino (Varese, 1984) con l’opera Giallo di Marte, 2018 olio e glitter su lino, 30 x 40 cm.
Il suo è un dipinto di piccolo formato, realizzato attraverso un processo lento, costituito da velature e stratificazioni e il cui titolo trae ispirazione dal pigmento utilizzato per il fondo del quadro. Su questo fondo galleggiano petali di fiori bianchi e piccoli elementi organici, oltre a una specie di pulviscolo. Una sorta di hortus conclusus, che appartiene a un’indagine sulla specificità e le potenzialità della pittura oggi, anno 2018, mentre la realtà si spinge sempre più rapidamente verso il virtuale.
Vince un premio di 2.000 euro offerto da SanPaolo Invest e una personale che verrà allestita nel 2019 presso lo Spazio Sanpaolo Invest a Treviglio:
Andrea Bocca (Crema, 1996) con l’opera Untitled (Mezzo arco arancione), 2017 legno, mestica su lino, 230 x 90 x 70 cm.
L’autore è stato ritenuto meritevole del premio Sanpaolo Invest perché Untitled (Mezzo arco arancione) è il punto di arrivo di una breve ma intensa ricerca plastica che è costantemente in dialogo con la materia pittorica, grazie all’utilizzo in preparazione dell’antica tecnica pittorica dell’imprimitura. L’opera è concepita in una dimensione ambientale, aspirando anche a una sintesi architettonica. Una felice unione di leggerezza e monumentalità.
La giuria ha deciso assegnare una menzione speciale, che consiste in una personale in Artdate 2019, a Jacopo Martinotti (Milano, 1995) per l’opera 900, 2018 fotografia, 76,8 x 115,2 cm.
L’autore è stato ritenuto meritevole di questa menzione per la ricerca di nuove pratiche del fare scultura oggi, declinata ogni volta con un linguaggio libero e personale, ma sempre aperto al confronto con lo spazio, anche uno spazio istituzionale come in questo caso il Museo del Novecento di Milano, e al dialogo con la storia e la memoria.
La mostra
La mostra è allestita in quattro sedi e rimarrà aperta fino a domenica 28 ottobre 2018.
Sala Crociera, vicolo Bicetti de Buttinoni: da martedì a venerdì 15.00-18.00, sabato e festivi 15.30-18.30.
spazio menouno e spazio piudue, Piazza Garibaldi: da martedì a venerdì 15.00-18.00, sabato e festivi 15.30-18.30.
Spazio Sanpaolo Invest, via Cavallotti 31B: da domenica a venerdì 15.00-18.00 o su appuntamento info 0363 48160.
Verrà pubblicato un catalogo Publi Paolini Edizioni.
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria del Premio c/o il Comune di Treviglio:
Apre la grande mostra sulle profondità della materia
BLACK HOLE. Arte e matericità tra Informe e Invisibile
Dal 4 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019 la GAMeC presenta Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, a cura di Sara Fumagalli e Lorenzo Giusti, che si avvale della consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e della collaborazione di BergamoScienza.
Primo appuntamento di un ambizioso ciclo triennale dedicato al tema della materia, la mostra presenta un dialogo inedito tra materia, arte e scienza attraverso un percorso espositivo scandito in tre sezioni che vede protagonisti autori di generazioni diverse che hanno dedicato la propria ricerca alla sua interpretazione.
La sezione Informe annovera artisti che utilizzano i materiali non come elementi da plasmare con l’intento di creare nuove forme, ma in virtù della loro valenza intrinseca: capolavori di Jean Fautrier, Lucio Fontana, Piero Manzoni e Antoni Tàpies sono posti in dialogo con le Combustioni e i Cretti di Alberto Burri, le sculture di Urs Fischer, le statue “colanti” di Cameron Jamie e le eteree astrazioni screpolate di Ryan Sullivan, per citarne alcuni.
La sezione Uomo-Materia mette invece a confronto opere contraddistinte da una forte componente materica e dalla presenza dell’elemento antropomorfo. Tra questi, le sintesi plastiche di Auguste Rodin e Medardo Rosso; le figure “intrappolate” di Alberto Giacometti; le teste monolitiche di Hans Josephsohn; i dipinti informali di Enrico Baj; i lavori di Karel Appel e Asger Jorn, caratterizzati da colori brillanti, violente pennellate e figure umane distorte, accanto a opere di artisti contemporanei quali Florence Peake e William Tucker.
Infine, la sezione Invisibile accoglie un nucleo di lavori che guarda agli aspetti più nascosti della materia, in dialogo con la dimensione atomistica e subatomica. Dalle celebri Tessiturologie di Jean Dubuffet – visioni microscopiche di un elemento materiale – alle esplosioni di materia-luce di Tancredi Parmeggiani; dalle composizioni degli artisti del Movimento Arte Nucleare – Enrico Baj, Sergio Dangelo e Joe Colombo – che rielaborano le suggestioni provocate dall’esplosione della bomba atomica, alle ricerche di Jol Thomson, Hicham Berrada e Thomas Ruff, che vedono la nozione classica di “materia” sfumare a livelli subatomici, abbracciando il concetto di energia.
Il percorso si chiude con il lavoro di Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, artisti selezionati per la prima edizione di Meru Art*Science Research Program, il nuovo progetto di ricerca ideato in collaborazione con la Fondazione Meru e BergamoScienza finalizzato alla realizzazione di interventi site specific dedicati al rapporto arte-scienza. L’installazione ambientale, appositamente ideata per lo Spazio Zero del museo, declina sul piano visivo l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale.
Il catalogo della mostra – edito da GAMeC Books – presenterà testi di natura scientifica di Gianfranco Bertone, Giulio Peruzzi e Diederik Sybolt Wiersma, tracciando l’orizzonte concettuale di questo primo appuntamento della “Trilogia della materia”. Il volume includerà saggi di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli e interventi di critici, curatori e storici dell’arte internazionali chiamati a fornire una lettura approfondita delle opere in mostra: Alex Bacon, Mathieu Copeland, Anna Daneri, Micaela Deiana, Heike Eipeldauer, Eva Fabbris, Chiara Gatti, Valentina Gervasoni, Elio Grazioli, Luigia Lonardelli, Giorgio Mastinu, Fabiola Naldi, Alessandra Pioselli, Kari Rittenbach.
ARTISTI IN MOSTRA
Karel Appel, Hicham Berrada, Alberto Burri, Christo, Gino De Dominicis, Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, Jean Dubuffet, Simone Fattal, Jean Fautrier, Urs Fischer, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Lydia Gifford, Cameron Jamie, Asger Jorn, Hans Josephsohn, Anish Kapoor, Anselm Kiefer, Leoncillo Leonardi, Piero Manzoni, Nicola Martini, Luca Monterastelli, Movimento Arte Nucleare (Enrico Baj, Joe Colombo, Sergio Dangelo), Gastone Novelli, Tancredi Parmeggiani, Florence Peake, Carol Rama, Milton Resnick, Auguste Rodin, Medardo Rosso, Thomas Ruff, Ryan Sullivan, Antoni Tàpies, Jol Thomson, William Tucker.
Orari d’apertura:
tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00
chiuso il martedì
Biglietti:
Intero: € 8,00
Ridotto e Gruppi: € 6,00
Biglietti famiglia:
1 adulto + 1 bambino: € 12,00
2 adulti + 1 bambino: € 18,00
2 adulti + 2 bambini: € 22,00
Visite guidate
In italiano: € 80,00
In lingua straniera: € 95,00
Diritto di prenotazione: € 1,00 a persona
Visitando la mostra alla GAMeC e l’esposizione “Le Storie di Botticelli. Tra Boston e Bergamo” all’Accademia Carrara, si potrà accedere al secondo museo con ingresso ridotto (€ 6,00 GAMeC; € 10,00 Accademia Carrara. Biglietto open).
11 ottobre – 15 dicembre 2018
Inaugurazione: giovedì 11 ottobre, ore 18.30
Via Pignolo 116, 24121 Bergamo
tel. +39 035 247293
gio-sab 14.00 – 18.00
luogo.e@gmail.com
www.luogoe.com
La veranda e il periscopio
11 ottobre – 15 dicembre 2018
giovedì, venerdì, sabato 14 – 18
Inaugurazione giovedì 11 ottobre, ore 18.30
Umberto Fiori, Matteo Girola, Simone Monsi, Adele Pozzali, Miroslav Tichý
Nel 1856 Herman Melville scrive La veranda (The Piazza), un racconto breve e dall’incipit autobiografico. Il protagonista si ritira tra i monti, in una fattoria la cui mancanza di una veranda gli pare “un’omissione tanto grave quanto quella di una pinacoteca priva di scanni o altro tipo di sedile”.
Immagina una veranda panoramica, che circondi per intero la casa e gli regali una vista del paesaggio a trecentosessanta gradi ma, poiché “la casa era ampia, ristretta la sua fortuna”, l’uomo si trova a dover operare una scelta. E, valutata con attenzione la vista che ogni lato della casa gli offre, contro ogni aspettativa e consuetudine, costruisce la sua veranda a nord, suscitando l’ilarità dei vicini che non comprendono il valore di uno sguardo estetico/poetico, non utilitaristico.
La veranda a nord piace a luogo_e perché è la ricerca di una “bella vista” personale, è la libertà di affermare un punto di vista altro, di gettare uno sguardo sorpreso su uno scenario sorprendente.
Luogo_e presenta una mostra che è una veranda, un punto di osservazione situato, un posto da cui affacciarsi, rimanendo al riparo. Il panorama di cui si può godere da qui è l’incontro di punti di vista e di visioni a loro volta compositi e componibili.
È una mostra sulla visione e sulle vedute, sul guardare e sul guardato, e su come sopravvivano in una contemporaneità in cui tutto sembra facile da vedere, ma difficile da guardare.
È una mostra di paesaggi e paesaggisti, a modo suo, a modo nostro. Ma non solo.
“La prima volta che guardai da questa finestra mi dissi: «Mai, mai mi stancherò di ciò»”, afferma Marianna, co-protagonista del racconto di Melville che, vivendo sempre appostata alla finestra, conosce a memoria tutte le ombre che il sole e le nuvole gettano attorno alla sua casa a qualsiasi ora, e ormai vi identifica cose e animali a lei familiari.
In Marianna luogo_e rivede il ruolo dell’artista, che con gli occhi del viso scruta il panorama, e con quelli della mente vi legge significanti, vi scrive significati. Affacciato alla propria veranda, lo sguardo dell’artista è mezzo di figurazione, di prefigurazione, di trasfigurazione. È nel contempo situato e dislocato, direzionato sul qui e ora, e diretto altrove.
Ecco perché, sebbene fedele alla sua natura di veranda, questa mostra si propone di essere anche
periscopio, ovvero strumento tecnico grazie a cui poter rimanere immersi/sommersi, ma continuando
a guardare al di là del limite fisiologico dell’occhio fisico, che è pur sempre sacro, ma altresì bisognoso di essere smentito e sorpreso.
Inaugurazione venerdì 5 ottobre 2018 ore 18.00
Performance di Scande ore 19.00
Finissage domenica 14 ottobre 2018 ore 19.00
con performance di Adele H
Apertura 5 – 14 ottobre ore 15.00 – 19.00
c/o GIACOMO via Quarenghi 48 c/d
All you can eat
Mostra del collettivo Be Quiet
a cura di Pamela Del Curto, Stefano Scandella, Eleonora Quadri
Inaugurazione venerdì 5 ottobre 2018 ore 18.00
Performance di Scande ore 19.00
Finissage domenica 14 ottobre 2018 ore 19.00
con performance di Adele H
Apertura 5 – 14 ottobre ore 15.00 – 19.00
c/o GIACOMO via Quarenghi 48 c/d
L’espressione All you can eat è associata comunemente ai ristoranti a prezzo fisso dove puoi ordinare “tutto ciò che riesci a mangiare”. Usare questo titolo ci è sembrato il modo più diretto per descrivere cosa sia il consumismo odierno, causa e conseguenza di una società in crisi, in cui il mercato ha necessità di produrre al di là dei reali bisogni e al di là di valori tangibili.
L’iper-consumo ha lentamente coinvolto tutti gli aspetti della nostra vita: la circolazione delle informazioni, la fruizione delle immagini, le interazioni tra le persone. Sommersi di oggetti stiamo perdendo la capacità di distinguere, di giudicare e di comprendere.
Assorbiamo ogni giorno centinaia di immagini e di stimoli visivi, e in questa assuefazione la possibilità di sorprenderci diventa sempre più rara. L’appiattimento della comunicazione ha occupato anche gli spazi più privati e intimi, trasformati dai network sociali: mentre sembra impossibile stare soli, è sempre più difficile definire i confini tra interazione virtuale e relazione reale.
Da queste riflessioni è nata un’esposizione che riunisce sette opere pensate all’interno del collettivo Be Quiet, ensemble artistico creato quest’anno al Liceo Artistico Manzù di Bergamo con lo scopo di conoscere, sperimentare e fare esperienza dell’arte contemporanea.
Dal lunedì al venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
INGRESSO LIBERO
UBI Banca
Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo
ART UP 2018
a cura di Enrico De Pascale
Incontri ravvicinati con la collezione d’arte di UBI Banca
10 – 2018
1-31 ottobre 2018
UBI BANCA, Piazza V.Veneto 8, Bergamo
ART UP è un’iniziativa culturale con cui UBI Banca intende offrire alla gentile clientela un incontro ravvicinato e “guidato” con le opere della sua collezione d’arte antica e contemporanea. Ogni mese presso l’ingresso della Sede di Bergamo, in piazza Vittorio Veneto 8, una nuova opera d’arte (dipinto, scultura, disegno, fotografia, stampa, video, installazione, ecc.) selezionata tra quelle provenienti dalla raccolta della Banca Popolare di Bergamo, viene proposta al pubblico e analizzata tramite una scheda storico-critica, illustrata e collezionabile, realizzata per l’occasione dallo storico dell’arte Enrico De Pascale curatore e conservatore della collezione proveniente dalla Banca Popolare di Bergamo.
OLAFUR ELIASSON
Four nine blue to orange movie sequences, 2010
acquerelli e matita su carta – cm 56,5 x 65,4 ciascuno
Presentata nel 2010 in un’importante mostra presso una galleria d’arte newyorchese, l’opera è emblematica della pluriennale ricerca di Eliasson sulle interazioni tra il colore e la luce nello spazio; un’esposizione che comprendeva anche alcune installazioni strutturate in forma di celle (Multiple shadow houses) con cui lo spettatore era invitato a interagire determinando coi movimenti del proprio corpo lo sviluppo di immagini luminose proiettate sulle pareti da speciali riflettori.
Configurati in ritmiche sequenze, gli acquerelli utilizzano la forma dell’ellisse e del cerchio per strutturare in chiave narrativa il tema della percezione del colore-luce secondo una linea di ricerca che dal Futurismo (Balla) e dall’Astrattismo costruttivista, giunge sino all’Optical Art e all’Arte Cinetica. Eliasson sfida la nozione dell’opera d’arte come oggetto statico, suggerendo che il potenziale generativo di ogni creazione estetica si trovi piuttosto nella relazione partecipata con lo spettatore.
OLAFUR ELIASSON (Copenaghen, 1967)
Si è formato in Danimarca studiando alla Royal Danish Academy of Art (1989-1995). Dopo essersi laureato, si è trasferito a Berlino dove ha aperto un suo studio in cui lavorano circa settanta tra artigiani, architetti, ingegneri, scienziati. Dagli environments immersivi di colore, luce e movimento alle installazioni che ricontestualizzano i fenomeni naturali, la sua opera sfida la tradizionale nozione di opera d’arte come oggetto, proponendosi come una forma dell’esperienza, con il visitatore attivamente impegnato e coinvolto nel processo artistico.
Nel 2003 ha rappresentato la Danimarca alla 50a Biennale di Venezia e ha realizzato il celebre lavoro The Weather Project nella Turbine Hall della Tate Modern a Londra. Ha prodotto una ricca serie di installazioni permanenti, opere site-specific, esposizioni, tra cui: The lost compass, Red Brick Art Museum, Beijing 2018; 57 Biennale Internazionale d’Arte di Venezia; Waterfall 2016, Palace of Versailles, 2016; Inside the horizon, Fondation Louis Vuitton, Paris, 2014; Your rainbow panorama presso ARoS Aarhus Kunstmuseum in Danimarca (2011); le facciate per l’Harpa Reykjavik Concert Hall in Islanda, 2011; The parliament of reality al Bard College, New York, 2009.
Giulia Cenci, studio view, halfweg 2018
photo credit Katherina Heil
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON GIULIA CENCI
Vi sono pezzi di questo e pezzi di quello, ma nessuno si incastra con l’altro. Eppure, molto stranamente, al limite di tutto questo caos, ogni cosa comincia a fondersi di nuovo. Una mela e un’arancia polverizzate sono alla fine la stessa cosa, non è forse così? Non puoi trovare differenza fra un abito ben fatto e uno malfatto se sono entrambi ridotti a brandelli, giusto? A un certo punto le cose si disintegrano in sozzura, polvere o rottami, e quanto rimane è qualcosa di nuovo, qualche particella o agglomerato di materia che non si riesce più a identificare. Rimane un pezzetto, un granello, un frammento del mondo che non c’è: un nulla, una cifra di infinito.
Paul Auster, Nel paese delle ultime cose.
Dal lunedì al venerdì: 8.20/13.20 – 14.40/16.10
INGRESSO LIBERO
UBI Banca
Piazza Vittorio Veneto n. 8 – Bergamo
ART UP 2018
a cura di Enrico De Pascale
3-28 settembre 2018
NATALE MORZENTI
AUTORITRATTO con la scodella
Olio su tela, cm 100×70
1925 ca.
firmato in basso a destra
Collezione UBI Banca, Sede Bergamo
La ricca produzione di Morzenti comprende un notevole numero di Autoritratti scalati lungo l’arco dell’intera carriera, durata una quarantina d’anni circa. La sequenza è tale da costituire una ricca e variegata galleria d’immagini in cui il corpo dell’artista appare in costante trasformazione. Lo spunto è tipico di una ben nota tradizione dell’Espressionismo europeo -da Van Gogh a Munch a Schiele (con l’insuperabile precedente di Rembrandt)-, che concepisce l’Autoritratto come una sorta di autoanalisi, di incessante e spesso impietoso esercizio di scavo introspettivo. In molti casi il pittore si diverte a interpretare i diversi tipi di una sua personale “commedia umana” esibendosi en travesti nelle vesti ora di un bevitore, ora di un frate o di un vagabondo ecc. Ambientato in un interno privo di notazioni d’arredo, il presente autoritratto mostra un Morzenti già in età matura che fissa l’osservatore con sguardo indagatore e quasi sospettoso. La tavolozza, pressoché monocroma, è calibrata sulle tonalità neutre dei beige, dei bruni e degli ocra che valorizzano il candore della ciotola, stretta nella mano destra del pittore, in un gesto a metà strada tra la richiesta e l’offerta.
NATALE MORZENTI (Silvano d’Orba, (AL) 1885 – Martinengo 1947)
Figlio di un intagliatore, nel 1902 è iscritto ai corsi dell’Accademia Carrara, che conclude nel 1907 dopo aver raccolto numerosi premi e segnalazioni di merito. Tra I suoi compagni di studi vi sono Giovanni Marini, Oprandi, Alebardi, Brugnetti. Vincitore del Premio Piazzoni nel 1911 è a Roma dove frequenta la Scuola Libera dl Nudo all’Accademia di Belle arti. Gli anni seguenti espone più volte a Brera e alla Permanente. La sua ricca produzione comprende autoritratti, ritratti, figure di mendicanti e bevitori, scene agresti e di vita dei campi. Conduce una vita difficile, con persistenti problemi economici, aggravati dal carattere schivo e solitario e dall’isolamento nella comunità periferica di Martinengo, nella Bassa bergamascaNel 1926 tiene la sua prima importante personale alla galleria Bolognesi di Milano ottenendo apprezzamenti da parte di critici autorevoli come Raffaello Giolli e Carlo Carrà. Nel 1927 a Roma tiene un’esposizione presso il teatro Quirino. Artista originalissimo, solitario e in qualche modo fuori dal tempo, mostra una cultura figurativa ricca di suggestioni provenienti tanto dalla pittura europea del XVII secolo (Rembrandt) che dai principali esponenti dell’Espressionismo austriaco, tedesco, norvegese.
Talk pubblico domenica 23 settembre ore 16.00
Via Montegrigna, Celadina (Bg)
PRATICA DEL LUOGO
TRA URBANISTICA E TRANSMEDIA STORYTELLING
Talk pubblico domenica 23 settembre ore 16.00
Via Montegrigna, Celadina (Bg)
Team di ricerca:
Alberto Ceresoli (Bergamo, 1989) – Curatela
Clara Scola (Lecco, 1994) – Coordinator Assistant
Astrid Serughetti (Bergamo, 1983) – Giornalista
Luca Brama (Lecco, 1992) – Fotografo
Viola Ongaro (Bergamo, 1981) – Performer
Chiara Gianati (Bergamo, 1988) – Psicologa
Pratica del luogo: tra urbanistica e transmedia storytelling nasce come riflesso di un sguardo rivolto alla periferia. Interrogandosi sull’identità e i bisogni del periurbano, il team di lavoro composto da professionisti con background e formazioni differenti ha voluto sperimentare una modalità d’osservazione della periferia attraverso gli strumenti epistemologici della lentezza e del cammino. Il percorso di ricerca ha voluto esplorare l’identità della città attraverso un punto d’osservazione che anziché partire dal centro parte dalle sue zone esterne, di raccordo, quelle “maree di trasformazione urbana” (Bassetti, 2014), territori incongrui, enigmatici e in costante mutamento.
Con la consapevolezza rispetto all’importanza di generare nuove categorie interpretative per la città e di individuare nuove paradigmi conoscitivi, attraverso l’alleanza di formazioni, proposizioni artistiche e attingendo da modelli di riferimento in ambito artistico, urbanistico, antropologico, il team di lavoro ha costruito un percorso rivolto all’esplorazione del quartiere di Celadina. Un’esplorazione caratterizzata dallo studio del territorio e dei fenomeni ad esso collegato, un’esplorazione che si è definita attraverso sopralluoghi organizzati e/o camminate nomadi, attraverso l’osservazione dello spazio e delle cose, attraverso un impegno nell’edificare relazioni e nuove modalità di scambio con gli abitanti del quartiere, attraverso la progettazione e la documentazione. Il percorso di esplorazione si è tradotto con una narrazione transmediale, un archivio di cultura materiale-spaziale che alcuni architetti e urbanisti in Europa chiamano, sulla scia di Boeri, atlante eclettico, il cui scopo e` di trasformare il nostro sguardo, rinnovare i nostri modi di vedere e decodificare lo spazio urbano e la società che lo abita. L’atlante eclettico, che ha preso forma con una pubblicazione cartacea, prodotto come riflesso dell’esperienza condivisa dal gruppo di lavoro, è composto da testi, fotografie, descrizioni geografiche, letterarie: un assortimento di strumenti che “cercano nuove corrispondenze logiche tra le cose dello spazio, le parole che usiamo per nominarle e le immagini mentali che su di esse proiettiamo”(Boeri).
Nello specifico il progetto si è articolato con l’organizzazione di tavoli di lavoro, con l’organizzazione di incontri dedicati alla “pratica del luogo” (esplorazione sul campo), con l’organizzazione di incontri per la raccolta del materiale e lo scambio critico, e si concluderà con l’organizzazione di un talk pubblico finalizzato alla restituzione e al coinvolgimento della cittadinanza. Il dialogo con il pubblico rispetto a quanto emerso durante il mese di lavoro sarà accompagnato dalla distribuzione gratuita di una pubblicazione cartacea (atlante eclettico): una mappatura sensibile, complessa e dinamica del territorio realizzata con il contributo dei diversi approcci disciplinari; un inedito strumento di conoscenza che potrà contribuire a promuovere la diffusione di una maggiore consapevolezza della popolazione nei confronti del proprio territorio e quindi ottenere più efficaci feedback di partecipazione creativa nella gestione delle problematiche territoriali e urbanistiche. La stessa pubblicazione sarà distribuita presso lo spazio terzo mondo, libreria adiacente all’area di interesse, che si è resa disponibile nell’agevolare la distribuzione.
Il progetto è sostenuto dal Comune di Bergamo nell’ambito di Bergamo Estate 2018.
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/930465607136602/
Inaugurazione: sabato 22 settembre 2018
ore 17.30 concerto di DMP
ore 21.00 proiezione del film Un pugno di mosche, 70’
c/o Giacomo via Quarenghi 48 c/d e cortile interno della galleria Quarenghicinquanta in via Quarenghi 50, Bergamo (in caso di pioggia concerto e proiezione c/o Giacomo via Quarenghi 33 c).
Apertura: 23 settembre – 30 settembre 2018
Tutti i giorni ore 14.00 – 20.00
c/o Giacomo, Via G. Quarenghi, 48 c/d
Inaugurazione: sabato 22 settembre 2018
ore 17.30 concerto di DMP
ore 21.00 proiezione del film Un pugno di mosche, 70’
c/o Giacomo via Quarenghi 48 c/d e cortile interno della galleria Quarenghicinquanta in via Quarenghi 50, Bergamo (in caso di pioggia concerto e proiezione c/o Giacomo via Quarenghi 33 c).
Apertura: 23 settembre – 30 settembre 2018
Tutti i giorni ore 14.00 – 20.00
c/o Giacomo, Via G. Quarenghi, 48 c/d
Programma delle proiezioni c/o Giacomo, via Quarenghi 33 c:
Con il contributo di AP design, un ringraziamento speciale a Quarenghicinquanta e Dario Guerini.
L’Accademia di belle arti G. Carrara è lieta di presentare 80’s Jack, progetto espositivo di Tomaso Pirotta, quinto dei cinque progetti della stagione espositiva di Giacomo 2018 che sono stati selezionati tramite bando rivolto a studenti e diplomati dell’Accademia.
In occasione di 80’s Jack la Desmond Muffin Pack (DMP), fondata da Tomaso Pirotta nel 2015, presenta i suoi lavori ispirati al mondo cinematografico e musicale degli anni ’80 realizzati da DMP e da studenti dell’Accademia di belle arti G. Carrara. In una settimana fitta di appuntamenti e proiezioni, i locali di Giacomo in via Quarenghi 48 c/d e 33 c saranno allestiti come dei locali dell’epoca (bar o piccoli cinema) e accoglieranno lavori video, fotografici e pittorici ispirati dallo stile anni ’80.
L’inaugurazione del 22 settembre sarà aperta da un concerto, ovviamente a tema anni ’80, che si terrà presso il cortile interno della galleria Quarenghicinquanta in via Quarenghi 50, per poi concludersi con la proiezione del film Un pugno di mosche.
Da domenica 23 a domenica 30 settembre la mostra sarà vistabile tutti i giorni dalle 14.00 alle 20.00 e ospiterà un programma di proiezioni (lunedì 24, mercoledì 26 e venerdì 28 settembre ore 17.00) che si concluderà domenica 30 settembre alle ore 20.00 con l’anteprima mondiale del film Fool crimes pt.2, una produzione DMP, ispirata alla canzone John Barleycorn must die dei Traffic, che chiuderà il precedente capitolo della saga.
Giacomo
Nel 2016 grazie al Comune di Bergamo e a Bergamo Infrastrutture, l’Accademia ha inaugurato Giacomo, due nuovi spazi in stretto dialogo con la città, adibiti alla didattica, ad attività laboratoriali, conferenze, sede espositiva e studio per giovani artisti. Gli spazi del civico 48 c/d di via Quarenghi ospitano un ricco programma espositivo caratterizzato da progetti ed eventi di studenti e diplomati oltre che da iniziative promosse dall’Accademia.
Informazioni: tel. 035 399563
segreteria@accademiabellearti.bg.it
www.accademiabellearti.bg.it
Con il contributo di AP design