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    CAMPI
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    [= CAMPI =]
    BACO
    21.10.17 - 02.12.17

    Inaugurazione: sabato 21 ottobre 2017, ore 10.30
    Orari: sabato 10.30 – 12.30
    Le proiezioni hanno inizio alle ore 11:00
    Palazzo della Misericordia, via Arena, 9 – Città Alta, Bergamo



        [== LINK ==]

    A cura di Sara Benaglia e Mauro Zanchi

    In base all’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione, le persone trattenute nei “centri di permanenza temporanea” in Italia sono già state oggetto di un provvedimento di espulsione precedente. Accade che gli immigrati privi di documenti, per garantirsi una nuova possibilità rispetto a un eventuale reingresso in Italia, dichiarino false generalità e una non veritiera nazionalità di provenienza. Essendo per legge già state espulse, le persone detenute in questi “Campi” risultano “inesistenti” sul territorio dello Stato. Dal punto di vista giuridico si verifica una situazione di eccezione, per cui l’esistenza fisica viene separata dallo statuto giuridico. Nel testo della legge i profughi e i clandestini non vengono chiamati “cittadini stranieri” ma si ricorre sempre a definizioni del genere: “la persona trattenuta”. Attraverso l’espulsione, i profughi sono spogliati di ogni statuto giuridico e trattenuti in luoghi (“spazi d’eccezione”) dove non dimorano dei soggetti giuridici ma delle nude esistenze, che non possono appellarsi agli stessi diritti dei cittadini italiani. Gli “espulsi” sono rinchiusi nei campi, ma sono già altrove. Non sono giuridicamente all’interno dei confini nazionali dell’Italia, ma in una terra di mezzo, in attesa che si verifichino le condizioni pratiche della loro espulsione.

    Chi è l’espulso trattenuto, quindi? L’individuo privo di cittadinanza è uno “straniero senza nome”, non nominato dalla legge, e per trenta giorni vive in uno spazio di vuoto giuridico totale. È ridotto a “nuda vita di fronte al potere sovrano”, senza difese. Queste problematiche mettono a nudo ciò che sta dietro la figura del cittadino. Nel diritto romano arcaico l’homo sacer era un uomo che chiunque poteva uccidere senza commettere omicidio. BACO vuole porre la sua attenzione sui temi dell’illegalità del profugo e dell’immigrato, ponendo a confronto i modi in cui operano arte visiva, fotografia di reportage e radio.

    Il titolo scelto per la rassegna è legato alla definizione di campo quale paradigma biopolitico della modernità, sostenuta da Giorgio Agamben in Homo Sacer. Campi è una rassegna di videoarte, dove gli artisti cercano di comprendere attraverso la loro ricerca le dinamiche e le questioni inerenti alle migrazioni, agli sbarchi dei profughi, alle detenzioni nei campi, allo “stato di eccezione”. Il percorso visivo della rassegna pone l’attenzione anche sul non detto, quello rimasto sospeso e in sospensione tra le innumerevoli parole e immagini propinate dai politici e dai media in questi anni di grandi fenomeni migratori: Iorio e Cuomo hanno riflettuto sulle dirette televisive dall’isola più a sud d’Europa; Guy Ben Ner si è rapportato, attraverso una lezione di cinema nel centro di detenzione per richiedenti asilo nel deserto del Negev (Israele), con profughi sudanesi e eritrei; Regina José Galindo ha posto l’accento sulle contraddizioni mosse dai conflitti migratori nella Repubblica Dominicana; Adrian Paci ha dato voce al non detto rimasto impresso nella memoria del corpo di una donna palestinese, giunta da poco in Italia dalla Siria grazie ai corridoi umanitari; gli Invernomuto hanno realizzato una tragicommedia musicale italo-etiope-jamaicana, nata dalla vendicazione della morte di un soldato durante la missione di conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista; Gabriella Ciancimino ha posto l’attenzione sulle migrazioni dei semi delle piante pirata, portate dai venti dall’Africa in Italia.
    In contemporanea alla rassegna è presente una mostra con opere fotografiche di Rocco Rorandelli – appartenente al collettivo fiorentino Terra Project e collaboratore con l’International consortium of investigative journalists e varie organizzazioni non governative – e sono trasmesse alcune puntate di Radio Ghetto, la quale, operando dal Gran Ghetto di Foggia, dà voce agli immigrati che lavorano alla raccolta dei pomodori in Puglia.
    Nella realizzazione della rassegna, BACO_BaseArteContemporaneaOdierna ha coinvolto la bergamasca Cooperativa Ruah, che si occupa di accoglienza migranti, affinché la fruizione delle opere proposte abbia come utenti anche i soggetti primi delle opere scelte, per portare in luce e provare a mettere in discussione la radice europea e anglosassone della nostra cultura.
    Il progetto “Campi” è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione MIA di Bergamo e con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, con il contributo della Fondazione Comunità Bergamasca e dell’A2A Energia S.p.a.

    Calendario rassegna video-opere:

    21.10.2017 Sudeuropa di Iorio e Cuomo
    04.11.2017 Combustibile di Regina José Galindo
    11.11.2017 Escape Artists di Guy Ben Ner
    18.11.2017 Rasha di Adrian Paci
    25.11.2017 All’ Allerbaggio di Gabriella Ciancimino
    02.12.2017 Negus di Invernomuto

    Mostra fotografica

    21.10 – 02.12.2017 Rocco Rorandelli. Campi migranti

    Rocco Rorandelli (Italia, 1973) ha iniziato a lavorare come fotografo documentarista dopo i suoi studi in Biologia, che lo hanno aiutato a sviluppare un profondo interesse per le questioni sociali e ambientali su scala globale. Le sue immagini sono utilizzate in diverse campagne di sensibilizzazione di organizzazioni intergovernative e non governative e vengono regolarmente pubblicate dalle principali riviste internazionali come Le Monde Magazine, GEO, Der Spiegel, Newsweek, The Wall Street Journal, Paris Match, Guardian Review, D di Repubblica, L’Espresso, Internazionale, Io Donna, Vanity Fair e molti altri. È stato selezionato al Sony World Photography 2010. Nel 2011 ha ricevuto un grant da parte del Fondo per il Giornalismo Investigativo (USA) per il suo progetto a lungo termine sull’industria del tabacco. Nel 2013 è stato nominato candidato al Magnum Foundation Emergency Fund.
    Rocco vive a Roma. È uno dei membri fondatori del TerraProject collettivo.

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