Cinzia Benigni
Un bacio
2024
Photo credit e courtesy: l’artista
THE BLANK CONTEMPORARY ART
99 PAROLE CON CINZIA BENIGNI
Non stavo ancora pensando alle cadute, inghiottita da quella piccola sedia dove mi accomodai, un po’ di traverso.
Ci cascavano in testa e tutto intorno dei fiorellini bianchi e rosa, e istintivamente li raccolsi e li infilai sui polpastrelli, per giocarci e vederli da vicino.
Volevo sentirli sulle dita e tra le dita, così lisci e paffuti, e ne presi dolcemente uno dopo l’altro, come fosse un rito, e ne cercai ancora da collezionare, in quel pomeriggio di chiacchiere all’ombra del sole battente, dopo che ci eravamo trasferiti sul retro con l’insalatina bambina e il muretto a secco di pietra azzurra e stratificata di Pino.
C’era un tavolino nel mezzo, nel quale si potevano incastonare quei fiori che cadevano, a loro desiderio… “Flora, come si chiamano?”
“Laurier rose…”
Li volevo trattenere sulle dita e mi affascinava assistere alla “caduta” spontanea di un fiore e di un’arancia, persino! Una grossa arancia polposa, tonda tonda, anzi due.
Le vidi verso sera arrivando da una scaletta, dall’alto del sentiero che dalla mia camera portava alla strada, tenendo al guinzaglio il Tempo e cercando di non inciampare; erano entrambe bellamente spiaccicate, una a terra e una sul muretto, persino a spicchi si erano aperte nell’urto e così sembravano lanterne sciolte; io le trovai amabili, quelle arance, che tanto mature, succose e pesanti si erano staccate, cadendo giù.
E il tonfo nella caduta aveva modificato la loro forma: diventando il banchetto di numerosi insetti, mosche, api e formiche, le più prevedibili…
Ma mi sorprese una farfalla, accostata a quell’arancia: da dove la potevo osservare era inclinata, come un viso prima di un bacio, e sembrava gentile, e ricordo di aver pensato che potesse provare qualcosa di simile alla felicità.
E l’albero ne era pieno di arance mature e anche l’oleandro era gonfio di fiori e pure l’ortensia rosa vicino alla fontana di Felix illuminata dal sole calante sembrava una pelle luminosa!
Quel giorno i fiori caduti scivolarono proprio sui nostri discorsi, le arance caddero per le farfalle… e mi domandai: “Chissà se lo sanno, quell’attimo prima di partire per sempre, chissà se lo sentono, se poi la sentono anche loro, la vita.”