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    The Blank Board | intervista a Marco Travali e Rita Casdia
    The Blank Board | intervista a Marco Travali e Rita Casdia
    [= The = Blank === Board ===== intervista === a ==== Marco = Travali === e === Rita == Casdia ===]



        [== LINK ==]

    In occasione di ArtDate 2013,
    Marco Travali e Rita Casdia inaugureranno lo studio di Marco Travali,
    in Via Jenner 16, a Treviglio

    Domenica 19 Maggio dalle 10.00 alle 12.30

    THE BLANK BOARD

    un progetto a cura di Claudia Santeroni e Maria Zanchi

    Intervista di Claudia Santeroni
    Photo di Maria Zanchi

     

    Parlateci degli studi, artistici o no, attraverso i quali siete approdati al mondo dell’Arte.

    Rita Casdia – Ho studiato al Liceo Artistico, poi Pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Successivamente, grazie a delle residenze d’artista che ho vinto, ho potuto vivere qualche tempo all’estero, in Francia ed in Australia, finché non ho deciso di rientrare in Italia per specializzarmi al Biennio di Nuove Tecnologie dell’Accademia di Brera, dove ho avuto occasione di conoscere Marco Travali. Non attribuisco però la mia formazione alle Accademie, quanto alla mia curiosità di leggere l’Arte nella sua complessità e molteplicità.

    Marco Travali – Ho frequentato il Liceo Artistico di Milano, poi l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel ’95 ho avuto la fortuna di partecipare ad un progetto televisivo innovativo, il primo di video giornalismo in Italia, “Sei Milano TV”; per me è stato un’esperienza importante, che mi ha portato ad occuparmi personalmente di audio-visivo, a vari livelli ed in varie forme, sviluppando sia una poetica personale, sia in cooperazione con altri artisti.

    Hai, o hai avuto, modelli, fonti di ispirazione, dei maestri?

    RC – Si, sicuramente ne ho avuti in passato e ne ho ancora adesso, ma non posso rintracciare in un’unica persona un modello, perché ogni periodo è stato contrassegnato da un artista di riferimento, Sophie Calle, Louise Bourgeois, Carol Rama, o registi come Alberto Grifi, che ho anche avuto modo di conoscere di persona. Potrei però anche citare Goya, Magnasco o Pontormo: sono stati e rimangono tutti dei riferimenti.

    MT – Non mi sento di incanalare i miei modelli in un unico settore, perché in generale sono affascinato da coloro che, in vari ambiti, dimostrano precisione, costanza, devozione, serietà ed impegno nel lavoro che svolgono; è atteggiamento che guardo con grande ammirazione.

    Su cosa si impernia, in sintesi, la tua ricerca?

    RC – Si basa su un’analisi concreta della crudeltà dell’intimo, perchè la possibilità di rendere visibile la sfera sentimentale/emotiva che domina la vita “razionale” di ogni essere umano è per me una sfida irresistibile. Il mio linguaggio si appropria di diverse tecniche, dal disegno al video, ed è apparentemente infantile: dietro una grafica semplificata, cela invece una stratificazione di significati, una pluralità di letture possibili.

    MT – I video che presenterò durante ArtDate sono rappresentativi della mia ricerca, al cui centro c’è l’essere umano e la sua interiorità. Per me è importante raccontare attraverso una forma ludica, creando quasi delle sorte di parodie. Ho sempre cercato di utilizzare codici espressivi diversi, perché ritengo sia limitativo legarsi ad un unico linguaggio. Molto spesso sono anche protagonista dei mie stessi video.

    Com’è nata l’idea di vivere questa esperienza insieme?

    RC – C’è una stima reciproca profonda, sia umana e sia professionale. Su questa base riusciamo a  capire velocemente di cosa necessita il nostro lavoro e come possiamo risolvere insieme i problemi che si presentano durante la produzione dei nostri progetti. Inoltre, c’è molta corrispondenza fra le nostre ricerche artistiche.

    MT – La mostra che si svolgerà durante ArtDate, coinciderà anche con l’inaugurazione dello spazio, ed è diverso tempo che lavoro alla sistemazione di questo luogo. Io e Rita ci conosciamo da molti anni, abbiamo avuto occasione di collaborare diverse volte, ed è lavorando insieme che si scoprono le assonanze; anche per questo sono contento di poter condividere con Lei questo momento.

    Punti di contatto e divergenze fra i vostri lavori.

    MT – L’apparente aspetto ludico delle opere di entrambi, e l’interesse comune verso la tematica del sogno, non solo intesa come esperienza onirica, ma come luogo possibile dove diverse realtà si intrecciano. L’esperienza del sogno come atteggiamento che intercetta significati nascosti  della realtà e intuizioni.

    Marco, cosa è questo luogo? Quali aspettative hai nei suoi riguardi?

    MT – E’ uno spazio espositivo ricavato al piano terra di casa mia. Nella vita mi occupo di comunicazione, quindi l’idea fondamentale è sicuramente che questo spazio sia una base logistica della mia agenzia, che attualmente ha un ufficio a Milano. Inoltre collaboro con molti artisti, realizzando progetti molto differenti fra loro, non solo come autore, ma anche come supporto alla realizzazione, essendo competente in materia di audiovisivo. Per questo, mi piacerebbe che questo potesse diventare un luogo a disposizione di chi ha un’idea da concretizzare. Come dicevo prima, apprezzo molto l’impegno che alcune persone profondono nei loro sogni e nel loro lavoro, e mi piacerebbe poterli sostenere, e non  solo nell’ambito puramente artistico. Ad esempio, di recente mi sono occupato della realizzazione dei flyer di un giovanissimo circense, uno sputa fuoco!

    Un lavoro cui vi state  dedicando attualmente.

    RC – Ci sono due lavori che mi stanno impegnando da oltre un anno, due video. Il primo è girato in Sicilia, luogo-origine del mio immaginario; si tratta della prima opera autobiografica cui mi dedico, e se girarlo è stato relativamente semplice perché avevo la macchina che fungeva da filtro, in fase di montaggio ho avuto grande difficoltà emotiva. Parallelamente a questo progetto, che sto chiudendo, sto lavorando alla realizzazione di un video in stop-motion, “Stangliro”, titolo che deriva da una parola inventata da me e che pronuncia il personaggio principale durante il video. È un progetto complesso dove ci saranno sulla scena un centinaio di mie bamboline in plastilina.

    MT – Sto lavorando ad un progetto video che segue la linea di quelli che esporrò qui durante ArtDate, sempre interpretato da me. Il tema è lo smarrimento generale che la società sta vivendo, la mancanza di prospettive. Non si tratta di una semplice proiezione, ma sarà integrata da una serie di oggetti che saranno presenti fisicamente, e questa linea narrativa è una sorta di inedito nel mio percorso. Il titolo è “Peso Piuma”.

    Cosa succederà qui durante Art Date?

    RC – Si metteranno a confronto i nostri due mondi e ci sarà modo di vedere una panoramica della nostra ricerca, attraverso alcune delle opere più rappresentative realizzate negli ultimi anni.

    MT – Si proveranno emozioni diverse in pochi metri quadri.

     

     

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