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    L’artista del mese
    DRIANT ZENELI
    [== DRIANT ==== ZENELI =]
    NEWSLETTER APRILE 2018
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    Driant Zeneli
    And Then I Found some Meteorites in My Room
    video installation, 22’00” min, live streaming of ISS and sound performance by DJ Sulejmani
    Photo credit Andis Rado, Courtesy The Artist and Bazament Art Space Tirane – 2018

    THE BLANK CONTEMPORARY ART 
    99 PAROLE CON DRIANT ZENELI

    “Perché ti interessa lo spazio?” Mi chiese Flora.
    “Sono curioso di chi lo osserva. Mi piacerebbe sapere cosa c’è nello spazio tra tuo padre Bujar, alto 1.58 a Metallurgjik, e l’altezza massima della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), situata a 400 km di distanza dalla superficie terrestre…”
    “Cos’è l’ISS?”
    “La Stazione Spaziale Internazionale funziona come un laboratorio dove gli esperimenti sono fatti in condizioni di microgravità nell’orbita terrestre. Dedicato alla ricerca scientifica e gestito come progetto congiunto tra cinque diverse stazioni spaziali.”
    E poi il padre di Flora, Bujar, mi chiese a bassa voce:
    “Dunque qual è il senso di tutto questo?”
    “Il tentativo è quello di creare uno spazio in cui l’opera possa condividere con il pubblico una dimensione fisica e mentale. L’intervista sulla tua percezione dello spazio che hai rilasciato a Fatmira Nikolli a Metallurgjik, entrerà in risonanza con con la trasmissione in streaming delle immagini dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), a 400 km di distanza dalla superficie terrestre. Tutto sarà quindi catalizzato dai suoni mixati da tua figlia Flora (DJ Sulejmani) durante l’inaugurazione della mostra. In questo modo, il pubblico non solo parteciperà, ma sarà parte integrante dell’opera d’arte, dato che siamo tutti parte del sistema solare”.

    Gennaio – Mealurgjik Elbsan – 2018
    And Then I Found Some Meteorites in my Room
    dal diario di Driant Zeneli

    JONAS MEKAS
    [= JONAS == MEKAS ==]
    NEWSLETTER MARZO 2018
        [== LINK ==]

    Jonas Mekas, The Internet Saga curated by Francesco Urbano Ragazzi, installation view, Venice, 2015
    photo credit: Giulio Favotto

    THE BLANK CONTEMPORARY ART 
    99 PAROLE CON JONAS MEKAS

    La prima parola che ci viene in mente pensando a Jonas Mekas è “inesauribile”.
    Inesauribile come la sua opera. Come la narrazioni che se ne possono fare.
    Come l’invenzione di Film Culture, del New American Cinema, degli Anthology Film Archives, dei film diaries.
    Come girare, montare e pubblicare online un film al giorno ogni giorno nel 2007. Come jonasmekas.com.
    Come dipingere fiori su grandi fogli bianchi la notte prima di un’inaugurazione. Come dirci «It’s challenging enogh to say yes» e ribadirlo sempre.
    Inesauribile, ancora più che eterno.

    Francesco Urbano Ragazzi, duo di curatori

    HANNE LIPPARD
    [= HANNE === LIPPARD ==]
    NEWSLETTER FEBBRAIO 2018
        [== LINK ==]

    Performance, Mid-afternoon Slump, Coast Contemporary, Kunsthalle Stavanger Cabin, Hurtigruten, 2017 NO
    photo credit Maya Økland

    THE BLANK CONTEMPORARY ART 
    99 PAROLE CON HANNE LIPPARD

    Più parlo e più lo diffondo. Più lo diffondo e più diventa un’altra storia, una storia che non mi appartiene. In questo modo, se ne va via, in un altro modo, ad ogni modo. Più parlo e meno sento. Più parlo e meno sono qui. Nient’altro che una voce. Nient’altro che una sensazione piacevole finché non inizierai a sentire di nuovo le tue ginocchia, ricordandoti che anch’esse fanno parte del tuo corpo, un paio di arti funzionali che fanno del loro meglio per fare da supporto per la tua voce, come un treppiede che supporta un altoparlante.

    JOSH TONSFELDT
    [= JOSH = TONSFELDT =]
    NEWSLETTER GENNAIO 2018
        [== LINK ==]

    JOSH TONSFELDT | RAINDROPS, TAXI | DIGITAL PHOTOGRAPH, 2017
    Courtesy dell’artista, Simon Preston Gallery e Raucci Santamaria

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON JOSH TONSFELDT

    Ciao The Blank,
    mi scuso per essere così in ritardo rispetto alla vostra deadline e spero di essere ancora in tempo per la newsletter. Allego un’immagine che possiamo condividere – la pioggia che si riflette sulla superficie di un iPad che giace in grembo a mio figlio mentre dorme su un taxi.
    Provando a pensare cos’altro dirvi, mi distraggo osservando l’immagine, poi torno alla finestra di quest’email, controllando di tanto in tanto nuovi messaggi ed eliminandone alcuni vecchi. Mi trovo a pensare all’altro lato del messaggio, dove queste parole potrebbero brevemente apparire su altri schermi e finestre, in un ciclo simile di sguardi e momentanea consapevolezza.

    OSCAR SANTILLAN
    [= OSCAR ==== SANTILLAN ==]
    NEWSLETTER DICEMBRE 2017
        [== LINK ==]

    OSCAR SANTILLÁN | HAIR OF SAINT CATERINA VOLPICELLI FOUND IN AN ENVELOPE, 2016
    photo credit Vibeke Mascini

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON OSCAR SANTILLÁN

    I crimini di passione sono sempre un errore e la ragione è piuttosto semplice: non restituiscono alcun potere all’assassino.
    Mentre prepara la stanza in cui ha intenzione di uccidere suo marito, una donna confessa al suo complice, “il mio unico rimpianto è che non saprà mai che l’ho ucciso.” Il film è Diabolique.
    A volte, tuttavia, una vittima riconosce la propria morte. Questo è stato il caso di Bernardo Jaramillo, un militante comunista che era candidato alla presidenza della Colombia. Una mattina del 1990, all’aeroporto con sua moglie, Bernardo fu colpito più volte da sicari paramilitari. Mentre gli assassini fuggivano, cercava serenamente lo sguardo della sua compagna:
    – Stringimi, quei figli di puttana mi hanno ucciso.

    Oscar Santillán

    VINCENZO SIMONE
    [= VINCENZO ===== SIMONE =]
    NEWSLETTER NOVEMBRE 2017
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    VINCENZO SIMONE – SENZA TITOLO | OIL ON LINEN | 25×35 CM | 2017
    photo credit Vera Roveda

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON VINCENZO SIMONE

    Mi sono suonate strane le tue parole sulla sobrieta’ olandese; oh grappoli deliziosi,
    pesche e
    mele, verdure e pesci – anche se si chiamano naturalistici, non sono forse una
    metafisica?
    Certo, certo che lo sono – ecco l’idea del grappolo, l’idea della mela, ecc. E tutto in
    maniera
    perfettamente rembrandtiana si illumina da se…
    Il momento dell’autoilluminazione non lo nego in queste nature morte; ma in
    contrasto
    Rembrandt, questa frutta e verdura mi sembra che abbia un giusto rapporto con il
    mondo: in
    essa c’è qualcosa della pittura d’icona, qualcosa che è opera della luce.

    Pavel Florenskij
    Le porte regali

    APPARATUS 22
    [== APPARATUS === 22 ==]
    NEWSLETTER OTTOBRE 2017
        [== LINK ==]

    APPARATUS 22 – ESTRATTO DALLA SCENEGGIATURA DI ALL (A TUTTI GLI ARTISTI CHE HANNO LAVORATO NEL XXI
    SECOLO) | 2017 | INSTALLAZIONE AUDIO

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON APPARATUS 22

    Crystal memo 8
    3 luglio

    Black hats
    Black market
    Black sheep
    Black book
    Black day
    Black-and-blue
    Black mark
    Black look
    Black eye
    Black mirrors
    Blackmail
    Black magic – anche se qui sembra che ci sia una tensione bellissima

    quasi ogni cosa associata alla parola nero significa qualcosa di negativo.
    Questo è razzista? qualcuno chiede.
    Beh, credo che l’atto razzista non sia consistito nel coniare queste nozioni, ma nell’attribuire il termine “black” – con i suoi significati figurativi di scuro, straniero e altro e “white” – con i suoi significati figurativi di noto, conosciuto e chiaro, a gruppi di persone la cui pelle è rispettivamente “marrone” o “crema”.

    NAVID NUUR
    [== NAVID === NUUR ==]
    NEWSLETTER SETTEMBRE 2017
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    NAVID NUUR, MIND MAP, 2013, GAS ARGON, VETRO

    THE BLANK CONTEMPORARY ART
    99 PAROLE CON NAVID NUUR

    Se mi prendo del tempo per guardare uno degli oggetti nel mio studio, questo tempo esiste in relazione a quell’oggetto come un insieme di passato, presente e futuro che risulta focalizzato sulla sua posizione e sulla luce che mi assicura di vedere l’oggetto nella sua interezza. Non sono certo del motivo, ma mi irritava che tutte queste relazioni co-esistessero mentre stavo realizzando l’oggetto. Dopotutto, io stavo lavorando sull’oggetto e non su luce, tempo, passato, presente e futuro. Avevo bisogno di isolare tutti questi ingredienti per avvicinarmi all’oggetto reale. Dopo aver osservato per un lungo periodo il mio oggetto, scoprii che il presente non esiste, perché il presente è già passato nel momento in cui ti fermi a pensarci, né tantomeno esiste una relazione tra il momento presente e l’oggetto. Questo significa che non esiste al mondo un orologio che corre in modo sincronico con il tempo effettivo, ad eccezione di quello che è stato fermato, l’unico tipo che permette di avere il tempo esatto due volte al giorno. Perciò, in quale momento ho la possibilità di vedere l’oggetto? Dopo averlo di nuovo guardato a lungo, lentamente ho compreso che per vedere il momento presente, costantemente lo si ricostruisce sulla retina. Su una scala più piccola, è la stessa cosa che facciamo con le parole e i significati. Poiché abbiamo convenuto che “tazza” è la parola per una tazza e non “sulpt”, così virtualmente ogni cosa è soggetta all’approvazione collettiva. Penso che si faccia lo stesso fisicamente e mentalmente con le cose che si vedono. Così, non appena la luce cade sull’oggetto, mi consente di vederlo e posso riconoscere il lavoro ripetutamente, veloce come i singoli frame dei film che sono riprodotti in rapida successione in modo da darci una conferma fluente o una rapida dissipazione del dubbio. Ma, supponiamo che io sia stato in grado di vedere il mio oggetto alla velocità della luce: in quel caso troverei me stesso nel momento presente e farei esperienza dell’oggetto. Dunque, questo era il problema: la differenza tra la mia velocità e la velocità della luce implica che non posso vedere l’oggetto nel presente, sono troppo lento per questo, ma solo in una costante pre-assenza del futuro. Ora che ho calibrato il mio ritmo visivo delle cose, posso finalmente capire quello che vedo e quando lo vedo, nella pre-assenza del futuro. Con questi nuovi punti di vista, ho potuto rivedere i lavori e gli oggetti nel mio studio e valutare come usare a mio vantaggio il legame tra questo fenomeno e la luce. A quel punto dovevo ancora trovare le forme che mi permettessero di isolare o estendere la luce dal tempo o estrarne un’immagine successiva. Quando avrò realizzato ancora qualche lavoro, mi occuperò di questo problema in modo più dettagliato.

    Navid Nuur

    GUIDO VAN DER WERVE
    [== GUIDO ==== VAN = DER = WERVE ===]
    NEWSLETTER APRILE 2017
        [== LINK ==]

    99 PAROLE CON GUIDO VAN DER WERVE

    GUIDO VAN DER WERVE, NUMMER DERTIEN, EFFUGIO B: PORTRAIT OF THE ARTIST AS A MOUNTAINEER, 2010, DUE C-PRINTS DIGITALI, UN TESTO CON CORNICE, OGNI STAMPA: 58.1 X 44.13 cm
    Courtesy dell’artista

    Il 19 gennaio 2010 ho raggiunto la cima dell’Aconcagua, in Argentina, alta 6.962 metri.

    Ero alla ricerca di saggezza in quel periodo e speravo di trovarla sulla vetta. Avevo sentito storie come “se lo fai sulla cima, ne sarà valsa la pena” e “sali da ragazzo e scendi da uomo”.

    Dopo due mesi di pene e sofferenze, finalmente abbiamo raggiunto la sommità. A parte essere completamente esauto, non ho sentito nulla.

    Guido van der Werve

    FRANCO VACCARI
    [== FRANCO ==== VACCARI =]
    NEWSLETTER MARZO 2017
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    FRANCO VACCARI, ESPOSIZIONE IN TEMPO REALE N.45, 2017
    Courtesy the artist and P420 Gallery, Bologna

    FRANCO VACCARI, PROVVISTA DI RICORDI PER IL TEMPO DELL’ALZHEIMER, 2003, DIGITAL FILM FROM VHS, 21’57’’
    Courtesy the artist and P420 Gallery, Bologna

    Quando sono andato a visitare il posto mi sono trovato di fronte ad una costruzione massiccia perfettamente conservata, con un vasto ambiente nella parte rialzata che una volta fungeva da camerata per i soldati di guardia della Città. Ho pensato subito di ricreare una situazione analoga dove, al posto dei soldati, andassero a passare la notte non solo i valorosi visitatori di mostre sempre alla scoperta di nuove esperienze, ma anche il variegato popolo dei curiosi che rappresenta la versione attuale dei picari, dei pitocchi, dei cantastorie, dei frati mendicanti del ‘600.

    Franco Vaccari

    ©THE BLANK 2018
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